Cari studenti: siate curiosi, grati ed entusiasti

di Giovanni Fighera
@FigheraGiovanni

 

Carissimi ragazzi,
vi salutiamo ad uno ad uno, per la vostra simpatia, per la vostra carica, per le vostre persone così come sono, uniche, capaci di risvegliarci e di provocarci ogni giorno. […] Siamo contenti per come avete affrontato gli esami, per l’impegno che avete mostrato, per i risultati che avete raggiunto. Qualcuno sarà soddisfatto, qualcun altro sarà deluso. Purtroppo questo accade nelle prove della vita. Ma non sentitevi definiti dall’esito dei vostri esami. Qualunque sia stato, ricordatevi: la bellezza della vostra persona, il mistero del vostro essere non è circoscrivibile in un voto, non è valutabile da una prova. Tutti noi valiamo molto di più delle nostre debolezze e delle nostre fragilità, così come tutti noi valiamo molto di più anche dei nostri successi e delle nostre conquiste. Gli esami non giudicano il successo e la felicità della vita di una persona.

Che cosa resterà di questi anni di liceo? A ciascuno di voi rimarrà un ricordo indelebile per sempre, costituito da momenti di gioia e di tristezza, da visi e da sguardi, da prove e da sacrifici. Rimarranno speranze realizzate per alcuni, desideri disattesi per altri. Per tutti un senso di liberazione che nel tempo lascerà spazio ad un senso di vuoto. Poi una domanda si insinuerà nelle giornate, una domanda di senso mista ad una nostalgia per un luogo e una vita che vi hanno fatto compagnia per tanti anni. Saranno emozioni e sentimenti che potrebbero anche generare confusione e smarrimento, a meno che non domini in voi uno sguardo di fiducia nella realtà, che cerca i segni che nella vita ti permettano di capire la strada che ti suggerisce il Mistero. Quanti segni abbiamo ricevuto in questi anni, quante sollecitazioni, quante provocazioni dalla realtà, anche da quella che a prima vista non ci corrispondeva e ci infastidiva!

 

Se si leggono i segni della realtà, nel tempo cresce in noi la fiducia nel mistero delle cose, iniziamo a raccogliere gli indizi, proviamo a seguirli… La realtà allora ci educa, ci aiuta a comprendere meglio noi stessi, i desideri, i limiti, le capacità, le passioni più profonde. Si impara davvero dalla realtà quando non si censura nulla, quando si ha davvero il desiderio di scoprire se stessi mossi da un atteggiamento morale, più attaccato alla verità che al giudizio che abbiamo di noi. Solo con questo sguardo sulle cose la vita diventa assunzione di responsabilità, compito, “prendersi cura di”. La vita diventa bella, perché continua scoperta, e ci sorprende mostrandoci paesaggi e mete che superano ogni nostra aspettativa.

 

È questo (quello della vostra età) un momento drammatico e affascinante insieme, per tutti, per voi ragazzi come per i vostri genitori. Lo descrive bene lo scrittore francese C. Peguy. Un figlio è nell’acqua di un fiume, ma non sa ancora nuotare. Il Padre non vuole che lui anneghi, allora lo sostiene con le braccia, ogni tanto lo lascia perché vuole che lui impari a stare a galla, ma non può lasciarlo solo completamente perché berrebbe l’acqua. Come è bello vedere un figlio che acquista consapevolezza dei propri mezzi, nel contempo com’è drammatico lasciare la libertà a chi si vuole bene, coscienti che le scelte dell’altro potrebbero non essere indirizzate al suo bene! Eppure Dio ha deciso di scommettere totalmente sulla nostra libertà, perché senza di essa la nostra condizione non sarebbe dignitosa. Sostegno e libertà sono i due fattori su cui si gioca il rapporto tra genitori e figli.

 

Ma è questo anche un momento drammatico per la nostra epoca per due ragioni. In primo luogo per la grave crisi di valori, di educazione, dell’uomo. Sembra spesso che a nulla servano impegno, sacrificio e fatica. E’ in fondo una crisi sul senso della vita. Inoltre, perché l’etica dell’utile ha ormai coinvolto tutti gli ambienti creando uno scetticismo di fondo, un’incapacità a vivere bene e pienamente le esperienze. Così, non si conoscono più davvero le cose e le persone, ma le si sfruttano. Non può rimanere, al fondo, che tristezza. All’etica dell’utile «economico» si dovrebbe sostituire l’etica del corrispondente a livello umano. Dovremmo chiederci: che cosa davvero mi corrisponde, che cosa può rendermi lieto, che cosa è buono per la mia vita e il mio destino?

 

Giova ricordare un passo dei Promessi sposi ove Manzoni ci descrive la situazione esistenziale dell’uomo con l’immagine dell’infermo, mai soddisfatto del proprio letto e sempre alla ricerca di cambiare situazione, perché la propria è sempre insoddisfacente. Una volta che il malato ha trovato un altro letto, scopre, però, che questo è ancora più scomodo e che, forse, si stava meglio prima. Ecco perché converrebbe, ci dice il Manzoni, forse pensare a far bene, più che a star bene e forse si starebbe meglio. Questa per Manzoni è la vera convenienza: l’amore.

Nel bellissimo film The millionaire un ragazzo di strada riesce a rispondere a tutte le domande poste nel concorso perché ognuna di esse riguardava un aspetto della vita che lui aveva vissuto con intensità. La responsabilità si configura come una risposta a una realtà incontrata, l’«io» si mette in azione, esce da sé e va verso l’altro. È solo in questo movimento di uscita da sé che l’io scopre la dinamica fondamentale della persona come rapporto strutturale con un altro. Per questo sant’Agostino scrive: “Siamo quello che amiamo” e san Tommaso: “La vita di un uomo consiste degli affetti che maggiormente lo sorreggono e in cui uno trova la sua massima soddisfazione”. Nella stessa dinamica si può rispondere alla domanda: che cosa guadagno dallo studio? Il colore dei campi di grano, per usare una celebre espressione de Il piccolo principe. Come nell’amicizia, guadagno e scopro un pezzo di realtà, guadagno e scopro un pezzo di me! Ecco allora i nostri auguri.

 

Il primo augurio è per la vostra nuova avventura universitaria o lavorativa. «È bello vivere perché vivere è ricominciare, sempre, ad ogni istante» scrive Cesare Pavese nel Mestiere di vivere. Partite in questa nuova avventura animati dal desiderio che possa accadere qualcosa di grande ogni giorno negli incontri che farete, nell’avventura didattica. Vivete tutto come scoperta.

 

Il secondo augurio è di conservare la bellezza della gratitudine. Essere grati significa capire da chi dipendiamo, a chi dobbiamo, essere grati rende lieti come il personaggio della Giornata di uno scrutatore che dice “Grazie alle suore so fare tutto”. La gratitudine è il sentimento che dovrebbe albergare nel nostro animo: grati perché cresciamo, perché papà e mamma ci hanno desiderato e accompagnato nella vita, perché il Signore ha pensato per noi a un popolo di amici che ci ricordi che Lui è sempre con noi, perché i nostri maestri dalle elementari a oggi, con tutta la loro umanità (fatta di pregi e difetti), hanno sempre cercato di trasmetterci che vale la pena vivere.

 

Il terzo augurio è di usare bene queste vacanze, uniche in un certo senso. Qualche anno fa una studentessa scrisse: “Ci è stato detto che da come utilizziamo il nostro tempo si capisce chi siamo e a che cosa teniamo davvero. Io ho deciso che non avrei dedicato il mio tempo a qualcosa, ma a qualcuno”. Che cosa scopre la ragazza? Scrive: “Ho scoperto la gioia del dono. Penso che dopo questa esperienza non potrò più lamentarmi come mi è capitato spesso di fare finora”.

 

L’ultimo augurio è di conservare l’entusiasmo. Meglio una testa capace di entusiasmarsi e di ragionare che una testa piena. Grazie e buone vacanze!!!

 

si ringrazia Tempi.it

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