Ronaldo

CR7, un caso di personal branding

di Maria Pellegrino
Responsabile Comunicazione Alchimilla

 

Qualche giorno fa è stato il grande giorno di presentazione alla stampa di Cristiano Ronaldo un vero brand calcistico e non solo, un caso di personal branding davvero interessante che ho voluto approfondire dopo essere tornata da Lisbona dove mi guardavo intorno e tutti avevano la maglietta di Cristiano e non c’era commesso di un Official Store che appena chiedevi la sua maglietta ti guardava e ti diceva “ah Ronaldo… Italia… Finite magliette”.

 

Da li la mia curiosità di approfondire questo caso che onestamente calcisticamente parlando non conosco se non come il “Fenomeno”.

Eh già il “Fenomeno”… chi gli avrà dato questo nome? Non sarà stato qualcuno della stampa? Facendo un giro di parole piuttosto bruttino mi domando ma… il “Fenomeno” da che fenomeno è nato?

“C’era una volta un bambino portoghese, nato in un quartiere molto povero dell’isola di Madeira, che sognava di diventare il migliore calciatore del mondo”, inizia così il racconto di Cristiano Ronaldo, alias CR7, presente sulle testate giornalistiche di tutto il mondo e addirittura ispirazione per il nome di una galassia (Cosmos Redshift 7, abbreviata proprio in CR7, come omaggio al calciatore, ndr).

 

I pareri sulle sue doti calcistiche possono essere vari e non voglio entrarne nel merito ma oggi vorrei porre attenzione sul brand CR7 dal punto di vista del marketing.

Cristiano Ronaldo è una vera macchina da soldi, grazie a una strategia di personal branding curata nel dettaglio che lo ha portato a costruirsi una multinazionale sotto il nome CR7, il cui patrimonio stimato ammonterebbe a 280 milioni di dollari secondo Il Sole 24 Ore.

 

Detiene un marchio di intimo, hotel e musei e un contratto con lo sponsor Nike definito da lui stesso “il migliore contratto della mia vita” che gli frutta 24 milioni all’anno a vita.

 

In un’intervista a Rolling Stone, Max Sardella, ha affermato: «In termini di marketing, l’operazione Ronaldo-Juventus appare come un gigantesco colpo di co-branding” ovvero quando due aziende si mettono assieme per raggiungere obiettivi aziendali comuni. Il trasferimento del portoghese alla Juventus non per niente è stato definito da Sky Sport “il colpo del secolo”: dietro a questo acquisto si cela una eccellente strategia di marketing, poiché secondo un’analisi de Il Sole 24 Ore l’investimento verrà autoripagato già solo con la vendita delle magliette di Ronaldo, tra l’altro in poco tempo esaurite negli store della Juve, con il sito della società in tilt.

 

Merchandising, pubblicità e promozioni firmate CR7-Juve sono solo alcune delle fonti di guadagno in vista. Dallo spettacolo quando scende in campo ai contratti pubblicitari che gli consentono di alimentare la narrazione intorno alla leggenda calcistica, tra gloria e misticismo: così è stato costruito (e si continua a costruire) nel tempo lo storytelling del brand CR7.

 

Perché parliamo di storytelling?
Perché proprio grazie alla stampa internazionale che ha iniziato a descrivere le sue gesta calcistiche in modo eclatante facendolo risultare di un altro pianeta, parlando di lui come “Sua Maestà Cristiano Ronaldo”, o come “una potenza extraterrestre” si è proprio andato a costruire intorno a lui un vero e proprio personaggio di una narrazione da tutti gli aspetti di un altra epoca.

 

I suoi gol fanno pensare a un’ascesa ai cieli come in un ritorno all’Olimpo e le sue reti, frutto di tantissimo allenamento, contribuiscono ad alimentare il misticismo intorno al calciatore. Questo ovviamente tenendo conto della costruzione del personaggio CR7 nel suo complesso.

 

Talento, disciplina, vittorie, ma anche sponsorizzazioni strategiche e ostentazione vittime a volte di critiche ma di tantissimi fallowers, al di fuori del campo, sono accompagnate anche da dimostrazioni di umanità. Oltre le più svariate iniziative di solidarietà, il brand CR7 si costruisce anche grazie a tante piccole avventure con i fan.

 

Il caso mediatico più eclatante è quello del piccolo Martunis, un bambino di 8 anni che ha vissuto da solo per tre settimane, dopo aver perso la famiglia durante lo tsunami del 2004, ritrovato in pessime condizioni con addosso la maglia di Cristiano Ronaldo. La notizia ha fatto il giro del mondo e il calciatore ha deciso di aiutare il bambino che è arrivato a giocare nello Sporting Lisbona.

 

Il giro d’affari chiaramente continua sui social dove il post relativo all’annuncio ufficiale del trasferimento in meno di 24 ore ha raggiunto i 3 milioni di like. I canali social dei bianconeri hanno poi avuto un boom senza precedenti: su Instagram i follower da 10 milioni e 200mila sono saliti a più di 12 milioni; su Facebook la crescita è stata di circa 500mila like.

 

Si stima che ogni post sponsorizzato da Ronaldo generi per la relativa azienda un giro d’affari superiore a un milione e mezzo di dollari. Ed ecco perché ad oggi trovare una maglietta di Cristiano Ronaldo è stato difficile! 

CONDIVIDI o STAMPA