Digitale, trasparenza e comunicazione nella PA

 

Intervista a Sergio Talamo, docente e giornalista, direttore comunicazione, editoria, trasparenza e relazioni esterne di FORMEZ PA

 

Per la Pubblica Amministrazione italiana la nuova legislatura si annuncia molto delicata. Al centro del dibattito c’è una burocrazia ancora ritenuta un freno allo sviluppo, alla valutazione per merito e all’apertura verso la partecipazione dei cittadini. La recente legislazione ha introdotto varie novità, che però appaiono ancora a livello di “leggi-manifesto”. La neo-ministra Giulia Bongiorno ha annunciato di voler agire subito sul versante dei controlli, per “premiare i dirigenti bravi, quelli che non si limitano a fare ciò che devono ma fanno davvero girare la macchina pubblica”.

Ne parliamo con Sergio Talamo, docente e giornalista, direttore comunicazione, editoria, trasparenza e relazioni esterne di FORMEZ PA, storica struttura della formazione pubblica che oggi gestisce centinaia di progetti di assistenza tecnica per il miglioramento della PA, e che opera “in house” al Ministero della Pubblica Amministrazione. Sergio Talamo, collaboratore del “Sole 24 Ore”, è uno dei maggiori esperti di temi come trasparenza e comunicazione pubblica, in cui evidenzia la piena centralità del cittadino, ed è in prima linea nel lancio del nuovo profilo del “Giornalismo pubblico”.

 

Talamo, qual è secondo lei il punto nevralgico per rendere più efficiente la PA italiana?

La valutazione della performance è al centro di ogni possibile miglioramento della qualità dei servizi pubblici. Anche l’intenzione della ministra Bongiorno di intervenire sulla qualità attraverso controlli più incisivi del lavoro delle P.A., può giovarsi molto del ruolo degli Organismi Indipendenti di Valutazione, che la recente legislazione mette a confronto col giudizio concreto dei cittadini, creando così la figura del cittadino-valutatore. I punti aperti ora sono tre: il primo consiste nel rendere effettiva questa partecipazione dei cittadini ai processi valutativi, il secondo nel rendere diffusa la condivisione di tutta la struttura pubblica riguardo al valore della performance, il terzo nel fare in modo che tutto il processo diventi un vero e stringente impegno per i dirigenti, decisivo anche per il loro percorso di carriera.

 

La svolta digitale, più volte annunciata come “cosa fatta” dai governi degli ultimi 10 anni, resta ancora … sulla carta.

Sul digitale l’auspicio è passare dal CAD, Codice Amministrazione Digitale, al CDA, Cittadino Digitale Attivo. E’ importante diffondere non soltanto la padronanza degli strumenti digitali ma anche la consapevolezza del loro uso per semplificarci la vita. Su questo, interessante la proposta del Presidente dell’AGCOM Mario Morcellini, che punta su alfabetizzazione, nuovo ruolo delle donne, nuovo spazio per le capacità giovanili, oltre al sacrosanto argine da porre ai giganti del web. Necessaria, poi, è la piena valorizzazione dei servizi on-line, che sono stati più volte raffinati nella loro progettazione dall’AGID, e che adesso vanno resi un’abitudine quotidiana. Su questi temi FORMEZ PA realizza progetti che mirano a verificare e migliorare le piattaforme di interazione con il cittadino. La svolta deve consistere nel passaggio dalle ‘agende digitali’ astratte al digitale come compagno di vita. Del resto, solo l’uso di un servizio può mettere il digitale alla prova, ricalibrarlo e migliorarlo.

 

La trasparenza è oggi una delle sfide per la PA, che vuole passare da cittadella fortificata a “casa di vetro”

Pensa che l’espressione “casa di vetro” fu usata per la prima volta dal deputato Filippo Turati alla Camera nel 1908… Sulla trasparenza totale è indispensabile in primo luogo non limitarsi all’anticorruzione, perché in realtà la trasparenza è un potente strumento di verifica e miglioramento dei servizi; in secondo, uscire da una logica solo formale e adempitiva. E’ importante capire come le amministrazioni si stanno muovendo, e se stanno vincendo le resistenze all’applicazione dell’accesso civico generalizzato. FORMEZ PA svolge un monitoraggio periodico che dà preziosi elementi di conoscenza, oltre a progetti di sostegno al superamento dei vincoli organizzativi, burocratici e culturali. Un salto di qualità rilevante consiste nel puntare sull’uso dei social media come strumenti di una trasparenza che non ha più bisogno neanche dei passaggi formali previsti dal “FOIA italiano”: il social, per sua stessa natura, è uno strumento di trasparenza ‘di fatto’, interattivo e in tempo reale. Altro elemento di trasparenza di fatto sono i siti open, dove il cittadino può sapere con un clic, ad esempio, quanto spende un ente e su che cosa. Ma la trasparenza non può essere semplicemente un esercizio casuale, deve riferirsi a dei precisi parametri di qualità dei servizi. Le Carte dei servizi e gli standard di qualità devono fare da spina dorsale di un uso della trasparenza finalizzato al miglioramento delle prestazioni pubbliche.

 

Si parla tanto di nuovo ruolo del cittadino, ma la comunicazione pubblica sembra oggi non propriamente al centro delle politiche pubbliche.

Verissimo. Sulla comunicazione pubblica, anche grazie al lavoro sui social media svolto da associazioni come PAsocial, vi sono stati molti passi in avanti che finalmente mettono in primo piano le nuove professionalità e la necessità di superare la Legge n. 150/2000, per 18 anni applicata poco e male e oggi anche concettualmente superata, per non dire preistorica. Si è quindi lanciato il progetto di un nuovo modello organizzativo, l’Ufficio comunicazione stampa e servizi al cittadino, una newsroom dove si lavora insieme per dare migliori servizi informativi e comunicativi al cittadino. E, d’intesa con la Federazione della Stampa, l’Ordine dei Giornalisti e l’Associazione PAsocial, nei nuovi contratti del pubblico impiego si è introdotto il nuovo profilo del Giornalismo pubblico, un pezzo centrale della professionalità comunicativa pubblica. Oggi la FNSI è finalmente al tavolo ARAN per definire al meglio un profilo che, insieme alle tradizionali attività dell’informazione pubblica, comprende l’uso pieno dei social, le nuove competenze basate sull’interazione sistematica con il cittadino e sul forte investimento in piattaforme civiche di dialogo e di condivisione delle policy. Si tratta ora di andare avanti verso la ‘Legge n.151’, una nuova legge che riconosca alla comunicazione pubblica il posto che merita nella PA trasparente e digitale.

 

si ringrazia The Innovation Gruop (TIG)

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