Ecologia digitale per vivere online

di Liuba Soncini
@soli1964


Nei mesi scorsi mi è stato chiesto di parlare ad un evento di come possiamo vivere tra online e offline. Sembra un tema scontato, se ne scrive tanto e se ne parla tanto, ma in realtà abbondano stereotipi e paure con il rischio che a forza di gridare al lupo non si arrivi ad un dibattito serio e concreto. Credo infatti che questo tema riguardi un po’ tutte le generazioni, dalla Z fino a quella più anziana, perché un corretto utilizzo degli strumenti tecnologici e digitali può nascere solo da un confronto consapevole fra generazioni e portare a quella che definisco ecologia digitale.

Molte delle generazioni nate a cavallo fra analogico e digitale stanno vivendo questi due mondi come se fossero separati, mentre invece dobbiamo pensarli e immaginarli come un insieme unico, un tutt’uno in cui siamo tutti quanti immersi. In tanti ancora parlano di reale e virtuale come fossero due pianeti distanti, e considerano il mondo virtuale come un nemico invisibile e i social network come un pericolo per la nostra società.

Da una parte abbiamo i genitori preoccupati, che osservano inermi i loro figli che si perdono davanti allo schermo di uno smartphone.
E abbiamo le generazioni più mature che rischiano di restare escluse dalle nuove tecnologie e le affrontano ovviamente con apprensione, diffidenza come fossero quasi un corpo estraneo.
E poi abbiamo le nuove generazioni che, pur vivendo immersi nell’era digitale, non ne colgono assolutamente in pieno le opportunità.
Siamo ancora in una fase in cui nessun adulto pensa che con lo smartphone si possa arrivare a una modalità di convivenza sana. Però al tempo stesso nessuno pensa che se ne possa più fare a meno. Pertanto rischiamo di diventare una mega generazione trasversale di “tecno-dipendenti-sconfitti”, così come la definisce Annalisa Monfreda (direttrice di Donna Moderna).

Quello che, secondo me, facciamo fatica a capire è che vita reale e vita virtuale sono due facce della stessa medaglia, non c’è in realtà alcuna differenza. Tutti quanti noi abitiamo il nostro mondo reale e poi ci ritroviamo sui social network, sui siti web o sulle app di messaggistica. Ma è veramente cambiato qualcosa con l’avvento di Internet?

I nostri nonni si ritrovavano in piazza nei giorni di mercato per discutere fra di loro, scambiarsi opinioni o fare affari. La piazza era un social network reale. Oggi i social network, come li conosciamo, non sono altro che delle piazze virtuali in cui esprimiamo opinioni, chiacchieriamo con le persone e talvolta discutiamo, e ci creiamo una rete di conoscenze.

Una volta la rete di conoscenze veniva coltivata attraverso la frequentazione delle parrocchie, dell’oratorio o dei circoli. Questo consentiva di farsi conoscere, di trovare lavoro magari sfruttando una raccomandazione, di trovare marito/moglie. Oggi costruire la propria rete di connessioni, fare networking, è ancora più importante e con il web possiamo allargare il nostro raggio d’azione.

La sfida quindi è riuscire ad essere connessi senza perdere il contatto con quello che ci circonda. È riuscire a costruire una forma di “equilibrio” che ci permettere di sfruttare il web e i social media e, al tempo stesso, vivere le relazioni che ne conseguono, senza crearci un mondo parallelo che in realtà non esiste.

Il web e i social media sono una grande opportunità di crescita, di relazioni, di lavoro, come mai prima. È il modo in cui li usiamo il vero problema.

L’obiettivo è dunque evitare di essere solo utenti passivi, ma sfruttare le opportunità che il web ci offre per accrescere le nostre competenze, aggiornare la nostra professionalità, tenerci in contatto con tutte le nostre conoscenze e connessioni (amici, familiari, ma anche persone che ci interessano per ragioni lavorative), coltivare hobbies, trovare lavoro, e così via.

Il fatto è questo, se mettiamo al centro la persona con i suoi bisogni possiamo realmente pensare a un insieme senza separazioni, senza confini e portare a un reale cambiamento nella nostra quotidianità. Un cambiamento positivo.

Dobbiamo pertanto abituarci a pensare a una sorta di ecologia digitale che ci consenta di vivere online e offline senza eccessi ma sfruttando al meglio le opportunità che questo mondo ci offre.

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