Nulla da perdere

di Federico Macchi

 

Qualche giorno dopo il 4 marzo stavo parlando dell’esito delle elezioni con una mia amica, vent’anni, al primo anno di università proprio come me. Lei ammise, in tutta onestà, di aver votato per il Movimento5Stelle e di averlo fatto perché i “grillini” erano giovani e completamente inesperti. Ecco, per me, la mancanza di esperienza è un buon motivo per non votare un partito, più che per mettere con gioia la croce sul simbolo, in questo caso, dei pentastellati. Non contenta della mia faccia che lasciava trasparire un certo disappunto, la mia amica rincarò la dose dicendomi di averlo fatto proprio perché essendo dei dilettanti allo sbaraglio potevano fare solo meglio di chi ha governato in questi ultimi anni, e che quindi non c’era nulla da perdere.

Francamente, non mi è difficile pensare che esattamente come lei molti altri, all’interno della cabina elettorale, abbiano fatto lo stesso ragionamento e abbiano fatto fellinianamente il gesto dell’ombrello a Renzi e a tutto il Partito Democratico, votando per i populisti gialli e verdi. E credo non sia tanto il momento di chiedersi perché l’80% degli elettori non abbia votato per i Democratici, ma perché abbia votato altri partiti invece che il PD.
E la risposta, terribile e spietata, l’ha data la mia cara amica grillina: perché credevano non ci fosse nulla da perdere. Ma tutto questo non dovrebbe neanche essere possibile. Il mendicante che chiede l’elemosina non ha nulla (forse) da perdere, l’uomo in piedi sul cornicione del balcone pronto a buttarsi giù non ha (forse) nulla da perdere, il Pordenone contro l’Inter in Coppa Italia non aveva (forse) nulla da perdere, ma non una ventenne che va per la prima volta in vita sua a votare, che per la prima volta elegge i suoi rappresentanti che decideranno il suo futuro. Dovrebbe andare con gioia, con voglia di essere partecipe e determinante anche con il suo singolo e umilissimo voto. Andare ai seggi non avendo nulla da perdere è un concetto ben lontano dall’ormai triste ratio italica del voto “al meno peggio”. Non aver nulla da perdere è sinonimo di disperazione, di sfiducia nel futuro e in quelli che dovrebbero rappresentarci per rendere migliore quel futuro. Perché in questi anni i nostri governanti si sono mostrati egoisti e vogliosi solo di potere, ignoranti, falsi e presuntosi. Con solo l’obbiettivo di metterla dove non batte il sole alla povera gente che lavora tutto il giorno riuscendo a stento ad arrivare a fine mese. Allora meglio affidarsi agli inesperti (per non dire incompetenti), tanto peggio di così non può andare, in questa folle roulette russa che è stato il 4 marzo 2018. O la va o la spacca, nel peggiore dei casi staremo male come adesso. Questa è la più grande sconfitta per chi ha governato negli ultimi anni.

Possiamo dire, si sono dette e si diranno tante cose su queste elezioni e ognuno, al bar o in tv dice la sua e spiega il suo personale motivo che ha portato l’ex Primo Ministro Matteo Renzi a questa storica sconfitta: un leader distante e poco amato, il Jobs Act, l’effetto dei populisti, la legge elettorale, la fine della sinistra, Trump, Putin, il Dalai Lama e perfino Beppe Vessicchio (si scherza). Bisognerebbe, come spesso è utile, fermarci un attimo, sederci, e fissare con un po’ di cuore le macerie che abbiamo lasciato dietro di noi. Col tempo troveremo motivi e responsabili di questo disastro, o come spesso succede perfetti capri espiatori. Ma ora arrestiamo un attimo il mondo intorno a noi per riflettere su tutto quello che c’è dietro a quell’80% di italiani che non hanno votato per il Governo in carica. Facciamolo, perché purtroppo abbiamo ancora tanto da perdere. E poi ripartiamo con slancio, fiducia nel futuro e voglia di lavorare e mettersi in discussione e in gioco; solo così non vivremo più altri giorni come questi.

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