Le primarie dei Dem

di Giusy Russo



In Usa è già tempo di primarie democratiche per individuare chi correrà per la Casa Bianca il prossimo anno. Oltreoceano non ci si confronta soltanto sui nomi di coloro che già hanno annunciato la propria candidatura, ma anche sul tipo di profilo più idoneo. In altre parole, si sta indirettamente cercando di ricavare un identikit del candidato ideale per la presidenza. È preferibile una donna o un uomo? Chi aspira ad avere il maggior consenso può essere o meno espressione di una minoranza? È meglio orientarsi su un candidato moderato o su uno progressista?


Combinare questi ed altri elementi per ricavare la personalità destinata a competere per diventare il prossimo presidente degli Stati Uniti d’America, è impresa ardua. Come ha scritto Ugo Tramballi[1], il partito democratico rischia di non saper individuare una linea unica e di disperdere il proprio consenso tra molti candidati. Il senior advisor di ISPI ricorda anche che, dopo la vittoria di Trump, molti erano pronti a scommettere su un candidato democratico di sesso maschile, bianco e moderato, ma vale ancora questa ipotesi?


Innanzitutto da più parti si leva la voce di chi ritiene che si debba scegliere qualcuno in grado di ridare speranza alla classe media impoverita, un gruppo sociale che spesso ha difficoltà ad ammettere i propri problemi economico-finanziari. Chi versa in condizioni tutt’altro che agiate non è infatti portato a parlarne apertamente per il timore di essere stigmatizzato, come ha sottolineato Alissa Quart sul New York Times.[2]Emerge dunque l’urgenza di portare alla luce la questione, affrontarla e avanzare proposte, dall’istruzione all’assistenza sanitaria, dotate di fattibilità. 


Spesso si opta per un candidato perché ci si identifica nella sua storia o con le sue origini. Gli Stati Uniti sono un melting pot e trovare qualcuno in grado di rappresentare tutti non è plausibile. È pensiero comune che la minoranza principale sia costituita dagli afroamericani e non è raro sentire qualcuno invocare un nuovo Barack Obama. È però evidente ormai come quell’elettorato non costituisca più un blocco omogeneo e compatto. Al suo interno il voto potrebbe andare a candidati diversi e non convergere sul medesimo nome. Il fattore etnico potrebbe essere solo una delle motivazioni alla base di una determinata scelta di voto. I candidati dovranno adattare i loro messaggi in base all’età, al livello di istruzione, all’area geografica e al genere degli elettori, proprio come si fa per catturare il consenso dell’elettorato bianco[3]. Inoltre, secondo il Pew Research Center,[4]il prossimo anno la minoranza etnica più numerosa non sarà più quella afroamericana, stimata intorno al 12,5%, bensì quella ispanica.  Nel 2020 quest’ultima rappresenterà, infatti, il 13,3%, per un totale di trentadue milioni di potenziali elettori, contro trenta milioni di afroamericani e undici milioni di cittadini di origine asiatica. La popolazione di elettori bianchi è scesa invece dal 76,4% del 2000 al 66,7% previsto per il prossimo anno.



Per delineare il potenziale candidato democratico vincente per la Casa Bianca occorre poi rispondere ad un’altra domanda: meglio puntare su un moderato o su un progressista? 


Un sondaggio condotto da ABC News e Washington Post e reso noto a inizio febbraio, ha svelato che tra gli elettori o simpatizzanti democratici, il 38% si definisce liberale, poco più, per l’esattezza il 39%, afferma di essere moderato e il 17% conservatore. Dei nomi certi per la corsa presidenziale, Cory Booker, Kamala Harris, Kirsten Gillibrand ed Elizabeth Warren sono considerati progressisti e hanno votato in linea con il Presidente Trump meno del 20% delle volte, quindi individuare le caratteristiche dell’elettorato sotto questo ulteriore aspetto appare molto rilevante, sebbene non ci si possa definire liberali, conservatori o moderati in maniera univoca. Intanto però, secondo la CNN il 54% di chi ha votato per un candidato del partito democratico alle ultime mid-term elections, afferma di essere moderato o di idee conservatrici e secondo Five Thirty Eight, tra i componenti della Camera dei Rappresentanti, c’è un numero uguale di progressisti e moderati o conservatori. È ancora la CNN a ricordare che di solito i candidati più di sinistra non sono riusciti a spuntarla alle primarie, pur avendo poi influenzato l’agenda politica del vincitore e del partito stesso[5].


I democratici dovrebbero dunque propendere per un profilo moderato? Ancora il Pew Research Center ha stimato che il 54% dei democratici si definisce in questo modo o addirittura conservatore e la questione viene ritenuta così rilevante, che Perry Bacon di Five Thirty Eight ha perfino analizzato come si suddivide questo campione. Ha così scoperto che di questo 54%, il 22% è afroamericano, il 21% è di origine ispanica e il 46% è formato da elettori bianchi, di cui la maggioranza non ha frequentato il college.[6]Confondersi tra questi numeri è facile ma ciò che emerge è che ogni caratteristica, di tipo etnico, ideologico, relativo al livello di istruzione e così via, va a sovrapporsi alle altre. Nessun gruppo è ben delineato ed è quindi difficile conquistarne il consenso della sua totalità. 


Se c’è però un elemento che emerge chiaro tra gli elettori democratici, si tratta della volontà di scegliere una personalità che abbia elevante possibilità di vincere contro Trump. Secondo uno studio della Monmouth University, infatti, il 56% dei democratici farebbe proprio questa scelta, cioè opterebbe per un nome forte, anche se non ne condividesse la maggior parte delle proposte[7].


A questo punto, sarebbe interessante trovare la risposta a un ulteriore quesito: gli americani sono disposti a votare per una donna alla Casa Bianca? Linda Hirshman ha scritto un editoriale sul Washington Post[8]pochi giorni fa per affrontare quella che è tutt’altro che una questione banale, dal momento che spesso una donna che aspira a un ruolo così prestigioso viene considerata arrogante ed eccessivamente ambiziosa. Secondo una ricerca di Brian Schaffner, il sessismo ha condizionato la scelta di una parte dell’elettorato pro Trump. In generale, secondo questo studio, sessismo e razzismo hanno inciso più delle motivazioni economiche per parte degli elettori dell’attuale presidente americano. Se non consideriamo solo i repubblicani, il discorso cambia. Gli studiosi non possono ancora affermare con certezza che le donne vengano penalizzate alle urne. Per Linda Hirshman sollevare queste riflessioni rende il genere una caratteristica preminente rispetto alla personalità di una candidata al momento del voto con effetti potenzialmente sfavorevoli. 


Manca ancora molto prima di scoprire chi sarà il prossimo candidato democratico per la Casa Bianca e gran parte del tempo sarà impiegato soprattutto per capire come dovrà essere per ottenere i voti necessari a vincere. 



[1]https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/linizio-della-fine-trump-21916

[2]https://www.nytimes.com/2019/01/05/opinion/sunday/middle-class-shame-american-politics.html?smid=tw-nytopinion&smtyp=cur

[3]https://www.politico.com/magazine/story/2019/01/27/next-barack-obama-2020-224179?fbclid=IwAR2yoHQJ90zYRL62eP6eM9Kvdkv4QNsfweib_LQTFuJqyeSktivXTgKIRdI

[4]http://www.pewsocialtrends.org/essay/an-early-look-at-the-2020-electorate/

[5]https://edition.cnn.com/2019/02/02/politics/poll-of-the-week-moderate-democrat-2020/index.html

[6]https://fivethirtyeight.com/features/will-there-be-a-moderate-lane-in-the-2020-democratic-primary/?ex_cid=538twitter

[7]https://www.politico.com/magazine/story/2019/02/12/electable-democrat-nominee-2020-224985

[8]https://www.washingtonpost.com/news/posteverything/wp/2019/02/12/feature/will-americans-vote-for-a-woman-obsessing-over-the-question-makes-it-less-likely/?noredirect=on&utm_term=.5e6129f79f18

CONDIVIDI o STAMPA