All’Italia serve l’acceleratore

Il giovane imprenditore fiorentino, che ha scelto Modena per fare impresa, è salito sul palco dell’Opificio Golinelli di Bologna nell’ambito dell’iniziativa organizzata dai ragazzi di riGenerazione Italia “C’è chi dice noi” ed ha raccontato, davanti a circa un centinaio di giovani e giovanissimi, la sua idea di lavoro, che si basa su progetto innovativo “Accelerazione Italia”, non risparmiando critiche al reddito di cittadinanza 

Cosa non la convince del reddito di cittadinanza?

«Faccio un ragionamento da imprenditore, il Paese ha un debito pubblico che si assesta intorno al 130%, aggiungere debito a debito non lo trovo economicamente conveniente, soprattutto se il debito non finanzia investimenti. E poi c’è un’altra questione».

Quale?

«A garanzia di questa misura sono state rafforzate le clausole di salvaguardia che prevedono aumenti automatici delle aliquote IVA in caso di mancate coperture. Rischiamo, dal 2020, l’aliquota ridotta del 10% al 13%, mentre l’aliquota ordinaria oggi al 22% salirebbe al 25,2% e nel 2021 al 26,5%».

Quindi la sua è una bocciatura?

«Questa riforma poggia sulla capacità di trovare lavoro velocemente, innescando un circolo virtuoso che permetterà di trasferire fino a un massimo di 18 mensilità del Reddito di cittadinanza alle imprese. Peccato che oggi la disoccupazione è tornata a crescere e le opportunità di lavoro a diminuire. In questa situazione è assurdo pensare di introdurre il reddito di cittadinanza senza riformare seriamente e in modo sostanziale i centri per l’impiego e le strutture atte a far incontrare la domanda con l’offerta. Non possono essere certo le assunzioni dei navigator sui quali non sappiamo se abbiano competenze in recruting a sbloccare magicamente la situazione. È come costruire una casa partendo dal tetto; secondo me non può reggere e sorvolo sulle possibilità di incentivare i “lavoretti” in nero. Questa riforma la si fa solo per fini elettorali e la si fa, svendendo il futuro dei giovani e di chi ha sempre lavorato duramente, donne e uomini che contribuiscono a far crescere il Paese. Dovremmo invece ripartire da loro. Serve dirlo chiaramente: il Reddito di Cittadinanza è sbagliato, completamente sbagliato».

Visto che ha bocciato una misura fondamentale voluta dal Governo Lega-Cinque Stelle cosa ci dice dei governi precedenti, da Monti a Gentiloni in materia di lavoro?

«Il governo Monti si è ritrovato in una situazione di forte emergenza, lavorando principalmente su provvedimenti finalizzati alla riduzione del debito pubblico. Queste politiche hanno permesso ai governi guidati dai democratici e in particolare a Renzi e Gentiloni, che sono in coerenza tra loro, di fare interventi sul lavoro, compatibili con una politica di riduzione del deficit, a supporto dell’impresa, ripristinando elementi di flessibilità, introducendo sia forme di agevolazione agli investimenti in ricerca a sviluppo, che forme di sostegno al reddito del lavoratore e delle famiglie. Interessanti sono stati i voucher per l’asilo nido e le agevolazioni per il lavoro agile per le donne in maternità, purtroppo smontate senza pensarci due volte da questo governo». 

Lei ha 36 anni, è un giovane e un imprenditore. Cosa le chiedono i suoi colleghi?

«Serve diminuire la pressione fiscale, ridurre il divario tra Nord e Sud, evitare i ritardi infrastrutturali per rimanere all’interno del “distretto” produttivo europeo, indispensabili soprattutto per l’Emilia Romagna, vera locomotiva italiana, ridurre una burocrazia feroce con ingenti costi diretti e indiretti. Per quanto riguarda l’imprenditoria giovanile, posso dire che, dopo quasi due anni che giro il territorio a incontrare e conoscere colleghe e colleghi, ho capito che i giovani che scelgono di fare impresa oggi lo fanno perché vogliono incidere e perché sono alla ricerca di un proprio spazio, dove crescere, migliorarsi e confrontarsi. Vogliono autodeterminarsi il proprio futuro, un futuro che le generazioni precedenti, che questa Politica, sta svendendo e distruggendo senza la più minima preoccupazione».

Ha ancora senso fare impresa oggi?

«Il tessuto economico italiano è composto prevalentemente, per non dire completamente, visto che si parla di oltre un 90%, di piccole e medie imprese. Smettere di fare impresa significa erodere e distruggere questo tessuto. Quelle imprese, anche piccole, che nascono e puntano sulle tecnologie, sulla ricerca, sull’innovazione e l’internazionalizzazione, riescono ad affermarsi e a crescere. Serve quindi mettere a punto strumenti per agevolare lo sviluppo tecnologico, la ricerca, l’innovazione e l’internazionalizzazione. L’Italia sana è l’Italia del Fare e questa nasce dalle piccole e medie imprese, dal sapere artigiano e dalla passione per il lavoro. Non esiste un’Italia senza imprese».

Il suo progetto, il lavoro di cittadinanza, in cosa consiste?

«Accelerazione Italia vuole essere un grande progetto di sviluppo imprenditoriale, capace di coinvolgere tutti gli attori economici e sociali del mondo dell’impresa, mettendo a sedere, per una volta tutti dalla stessa parte, imprese, sindacati dei lavoratori, associazioni datoriali e politica, con l’obiettivo di investire sul merito e sul talento. Il progetto interviene su due aree. La prima: mettere a disposizione risorse sia per permettere alle giovani imprese di investire nella attività di sviluppo (come la ricerca, le tecnologie, l’internazionalizzazione, il personale, il welfare), sia per premiare le imprese virtuose che negli anni hanno dimostrato di crescere e di rispettare tutti gli adempimenti. La seconda: realizzare percorsi di formazione (gestiti dalle associazioni di categoria) e di attività mentoring (svolte da imprenditori e manager di successo), da rivolgere agli imprenditori inseriti in Accelerazione Italia, capaci di implementare le hard e le soft skill utili alla gestione e allo sviluppo dell’impresa. Imprese giovani e imprese virtuose, con possibilità di investire e di crescere, guidate da imprenditori formati e consapevoli, sono la migliore risposta alla necessità di ridare dignità alle persone, attraverso un’indipendenza economica conquistata grazie il lavoro».

In cosa differisce dal reddito di cittadinanza?

«La differenza principale è che questo progetto vuole premiare il merito. Le imprese saranno scelte con criteri di valutazione oggettivi, come ad esempio: la capacità di penetrazione del mercato, di assorbimento della forza lavoro, il tasso di innovazione e di crescita, l’incremento occupazionale, l’assolvimento dei debiti, le certificazioni, la sicurezza sul lavoro, le politiche di welfare o di responsabilità sociale d’impresa. Tutti elementi e fattori che aiutano chi, avendo già dimostrato di sapersi gestire, saranno capaci di utilizzare al meglio questo progetto per far crescere il Paese. A differenza del reddito di cittadinanza, Accelerazione è una riforma che investe sulla produzione, quindi capace di garantire un ritorno, elemento che può rassicurare l’Europa e potrebbe permetterci di allontanare le disastrose clausole di salvaguardia di aumento IVA per il 2020 e il 2021». 

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