Barriere o Ponti?

di Marwa Hagi


Guardando indietro alla mia storia, il mio punto di vista comprende la complessità di tre diverse prospettive: l’attitudine passionale, l’approccio emotivamente carico italiano, e il pragmatismo del modo di pensare inglese. L’Arabo, l’Italiano e di seguito l’Inglese sono state le tre lingue che mi hanno aiutato a definire le mie opinioni, come se fossero delle scale che mi hanno aiutato ad arrampicarmi fino al picco della montagna dove tutto è messo in prospettiva. Ho alimentato i miei conflitti personali nell’imparare l’italiano quando ho forzato la sintassi araba su quest’ultima. Ho commesso un errore quando volevo mantenere queste due lingue come due parti distinte di me. Queste esperienze mi hanno fatto capire che barriere, muri e di conseguenza conflitti avvengono come risultati di processi simili. I conflitti crescono dal forzare regole non concepite da un ambiente che non comprende le differenze che ci caratterizzano. Le barriere sono costruite dal non volersi mischiare con chi percepiamo diverso. I muri s’innalzano a causa dell’assenza d’accettazione di queste differenze. Per questo motivo, l’assenza di qualsiasi di questi tre elementi dovrebbe essere cambiata il prima possibile per portarci ad un senso d’unità. L’unità significa sentirsi parte di un tutto. Nello stesso modo, la regola teorica di cittadinanza globale viene messa in pratica.





Ho sentito di far parte di un tutto quando un istituzione basata sul senso dell’unità come l’Unione Europea mi ha dato l’opportunità di studiare per un anno all’estero. Ho sentito di far parte di un tutto , come immigrata di seconda generazione, quando mi è stato concesso lo stesso rispetto e le stesse opportunità di tutti. La cittadinanza globale viene da un impegno nel rispettare le differenze culturali preservandole e incoraggiandole. Questo processo è chiamato integrazione e all’estremo opposto troviamo la marginalizzazione. Ho imparato questa lezione dopo aver iniziato con un’associazione una collaborazione come mediatrice culturale per rifugiati in Italia.

 

 

Oltre ad essere stata un incredibile opportunità per testare le mie capacità, sono stata sorpresa dalla magia di essere quel ponte figurativo fra due persone che parlano due lingue diverse. L’opportunità di dare voce ai bisogni e alle paure dei rifugiati, e di venire a contatto con le loro storie è stata un’esperienza che mi ha cambiato la vita. Molto spesso, le loro storie sono colorate da immagini di guerra e dolore. Nonostante le difficoltà inimmaginabili che queste persone hanno dovuto affrontare, ciò che mi ha colpito di più è stata la loro volontà di reinserirsi in un nuovo paese, una nuova cultura e una nuova vita. In qualche modo, ho sentito come se queste persone volessero di nuovo con tutte le loro energie far parte di un tutto. I rifugiati sono un primo rudimentale network di cosa significa la cittadinanza globale.

 

 

Perciò, la cittadinanza globale è un concetto che comprende in esso, il riconoscimento degli stessi diritti umani a qualsiasi persona bisognosa d’aiuto. Per queste ragioni, questo concetto si rinforza quando ogni singolo individuo inizia la propria vita con le stesse opportunità e gli stessi sbocchi. Di conseguenza, i diritti sociali giocano un importante ruolo nel processo d’integrazione e nell’eliminare la marginalizzazione. La cittadinanza globale significa comprendere le differenze culturali tra culture soprattutto quando queste culture s’incontrano.

 

 

Allargare i nostri orizzonti, creando spazi per condividere queste differenze, questo renderà il processo d’integrazione meno spaventoso. In queste discrepanze, la lingua può giocare un ruolo essenziale in quanto è il primo strumento di comunicazione. Rifugiati, richiedenti asilo, immigrati possono essere integrati attraverso apprendimento della lingua. In tutto questo la semplificazione dell’acquisizione della cittadinanza può essere essenziale. L’integrazione è un processo lungo e complesso che deve iniziare il prima possibile in modo da creare il cambiamento necessario.

CONDIVIDI o STAMPA