Bastianelli: riportiamo a casa i giovani

Concluse le elezioni regionali in Umbria con la prima storica vittoria della candidata sostenuta dalla Lega di Salvini, Fratelli d’Italia e Forza Italia incontriamo Claudia Bastianelli, perugina, classe 1983, già membro della direzione nazionale del Partito Democratico, che ha lavorato, per tutta la durata della campagna elettorale, a stretto contatto con il candidato dell’alleanza Pd-Cinque Stelle l’imprenditore nel settore alberghiero Vincenzo Bianconi.

 

Bastianelli iniziamo dalla fine: Vincenzo Bianconi ha perso la sfida per la presidenza della regione ma ha dimostrato di avere un certo appeal. Continuerà ad impegnarsi o è stato una meteora?

«La rassicuro subito, continuerà. Siederà in consiglio regionale ed ha già detto che inaugurerà un nuovo modo di stare all’opposizione: farà proposizione».

 

Che esperienza è stata lavorare nello staff del candidato e assieme al Movimento5Stelle?

«L’esperienza con Bianconi è stata totalizzante e molto formativa. Sono arrivata in “prestito” dall’azienda per la quale lavoro a Roma e mi sono buttata nella campagna elettorale lavorando 20 ore al giorno. Con il Movimento5Stelle abbattute le naturali diffidenze iniziali abbiamo lavorato bene e devo dire che per quanto riguarda la comunicazione e i social network sono delle “bestie”, c’è tanto da imparare da loro».

 

Salvini è stato il grande vincitore di queste elezioni. Ha vinto lui o l’Umbria ha problemi irrisolti da troppo tempo?

«Sicuramente il trend nazionale ha influito, ma non è stato determinante. Vede oggi l’Umbria è una regione spenta. I giovani vanno via, l’età media della popolazione è cresciuta e in diversi settori manca l’innovazione». 

 

Non ha citato il calo del PIL umbro, tra il 2007 e il 2017 è calato del 15,6%, non è un dato rilevante?

«Ci sarei arrivata, ma più che il calo del PIL mi preoccupa l’emigrazione dei giovani. Sono andati via 4000 giovani in 10 anni che su una popolazione di 884 mila abitanti sono tantissimi. Un dato che deve far riflettere ulteriormente perché l’Umbria è sede universitaria, tra cui l’università per stranieri di Perugia».

 

Semplificando, visto che ha sempre governato la sinistra, si potrebbe dire che è tutta colpa di chi c’era prima. È d’accordo?

«La sconfitta è figlia di una somma di fattori. Bianconi in 25 giorni ha fatto benissimo ma io penso che il risultato del 27 ottobre rappresenti i titoli di coda di un film iniziato l’8 giugno 2014 quando il Partito Democratico di Renzi una settimana prima prendeva il 40,8% alle europee e una settimana dopo perdeva le comunali a Perugia. Un film che ci ha visto poi perdere in quasi tutti i grandi comuni umbri e in tutti i collegi alle scorse elezioni politiche. Basti pensare che prima della Regione, già il 62% della popolazione era governata dal centrodestra».

 

Al tempo si disse che Romizi, attuale Sindaco di Perugia, aveva vinto perché il Pd non aveva affrontato i problemi di mobilità e la questione sicurezza. Quest’ultima uno dei cavalli di battaglia di Salvini, ha pesato anche in questo caso?

«I dati ci dicono che tra chi ha scelto la Tesei, la candidata di Salvini, solo il 6% lo ha fatto per il tema della sicurezza. A proposito di numeri posso aggiungere una cosa?».

 

Prego…

«Guardando i numeri va detto anche che la lista del Partito Democratico ha retto bene nonostante il terremoto che si stava profilando, ma dobbiamo essere onesti e dire che è fallito un sistema, non si può più vivere di rendita».

Lei è giovane ma ha già una discreta esperienza. Quindi cosa dovrete fare per ritornare competitivi?

«Le racconto una storia di due trentenni, ingegneri informatici, che dopo aver lavorato in Silicon Valley hanno deciso di tornare a casa ed investire in Umbria. La Vendini srl a Gualdo Tadino non ha nulla da invidiare alle aziende americane della new economy. La loro storia ci insegna che si può fare anche da noi, in Umbria».

 

Il partito start-up?

«Non mi piacciono le definizioni, la sinistra deve rinnovarsi e non sto parlando di giovanilismo, anzi. Spesso parliamo un linguaggio che non è in sintonia con gli elettori. Non siamo capaci di accendere una speranza  sul futuro. L’Umbria che immagino io riparte da impresa, investimenti e infrastrutture perché se manca il lavoro in un territorio di gente per bene abituata a darsi da fare allora manca anche la speranza nel futuro».

 

Renzi ha criticato l’alleanza Pd-M5S indicandole tra le cause della sconfitta. Visto che ha parlato di novità, può essere il nuovo partito dell’ex premier, Italia Viva, la risposta a quello che lei auspica?

«Siamo partiti, con Vincenzo Bianconi, consci che il Pd umbro fosse in difficoltà e che serviva un profilo civico per favorire l’alleanza con i Cinque Stelle. Italia Viva non credo che possa rappresentare una risposta alla crisi della sinistra perché sta già rischiando di diventare il cimitero degli elefanti di un ceto politico già noto e non credo sarà capace di avere sufficiente appeal nell’elettorato».

 

Lei dopo questa esperienza cosa farà?

«Ora torno a Roma al mio lavoro, ma il mio obiettivo è provare a dare un contributo per ricostruire la sinistra in Umbria».

CONDIVIDI o STAMPA