C’è una generazione che ve lo sta urlando

di Matteo Cardinazzi



Ebbene sì: non avete davanti una scomposta accozzaglia anagraficamente giovane, politicamente ed intellettualmente inerte come a tanti piace credere e affermare, ma avete davanti una generazione viva, attiva e stanca di essere etichettata come quella sempre più superficiale, composta da tanti sparsi e slegati fannulloni e nullafacenti.


È sempre facile parlare di giovani, è molto più complesso e difficile parlare coi giovani.
Quante volte in quotidiani, riviste, conferenze e media si parla di millennials, di ragazze e ragazzi giovanissimi? Tante.
Quante volte si parla e ci si confronta concretamente con loro? Poche, troppe poche volte.
Quante volte si tenta di comprenderne bisogni, dubbi, paure e timori legati alle tematiche socio-politiche? Poche, troppe poche volte.


Tra le tante battaglie che questa “generazione urlante e viva” sta intraprendendo vi è anche fortunatamente quella ecologista. Ondate di giovani con sguardo deciso, muniti di cartelli e cartelloni alla mano e pieni della loro spensieratezza ma allo stesso tempo di forza e razionalità, hanno manifestato per un mondo diverso, per un mondo più verde, per un mondo più sano. In ogni angolo del Paese fiumi di giovani donne e giovani uomini, di ragazze e ragazzi, hanno assunto consapevolezza di un problema sempre più attuale e, allo stesso modo, sempre meno preso in considerazione dai governanti.


Il 15 marzo scorso questa nuova generazione ve lo ha fatto capire. Ve lo ha fatto capire scendendo in piazza a migliaia in tutta Italia, per una causa non di poco conto. È scesa nelle piazze e nelle strade per urlare a gran voce quanto le generazioni precedenti abbiano fallito e stiano fallendo tuttora nell’affrontare la tematica ambientale e dei cambiamenti climatici.


Stiamo parlando di una generazione nata e cresciuta in un mondo già enormemente inquinato, sporco e compromesso. Stiamo parlando di una generazione nata in un mondo in cui dell’importanza dell’ambiente si è parlato e si parla tuttora, ma si è fatto e si sta facendo contestualmente troppo poco all’atto pratico.


Parliamo di una generazione che ha coraggiosamente incominciato una “green revolution”, di una generazione che sta vivendo sulla propria pelle gli sbagli commessi da altri, parliamo di una generazione alle volte anche calpestata e messa all’angolo. Ciò nonostante, è indispensabile comprendere come sia necessario e doveroso essere veri e propri testimoni e soggetti attori del proprio attuale presente, al fine di ottenere la concreta possibilità di costruirci un futuro cucito sulle nostre stesse scelte e sulle nostre stesse battaglie e, quindi, è sempre più attuale ciò che disse Martin Luther King meno di un secolo fa: “può darsi non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non farete nulla per cambiarla”.


Sebbene diverse figure dello spettacolo, del mondo televisivo e politico hanno espresso giudizi aspramente negativi su questi ultimi movimenti di protesta giovanili, bollandoli come buffonate o come proteste semplicemente fini a se stesse, migliaia di giovani hanno realmente dato impulso ad un nuovo cambiamento, in particolar modo di stampo culturale e di visione della società.
Migliaia di giovani hanno manifestato per il futuro del pianeta e hanno così iniziato a reclamare un proprio futuro.
Migliaia di giovani hanno voglia di costruirsi il proprio futuro.

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