Comunità e cultura

di Vania Toni



«La cultura è il tessuto connettivo della civiltà europea» Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica, celebrazioni apertura Matera Capitale Europea della Cultura.


Questo passaggio del discorso del Presidente della Repubblica Italiana, descrive e riassume esattamente quello che ritengo essere un principio fondante per una comunità di valori.


Nel 1972 la Convenzione UNESCO riconosce il patrimonio culturale e la responsabilità condivisa relativa alla sua protezione, come dovere che spetta all’intera umanità,senza dimenticare il rilevante patrimonio culturale immateriale e intangibile, che rappresenta ilmotore evolutivo della vita sociale della collettività, favorendo il senso d’identità e di continuità, promuovendo il rispetto per la diversità culturale e della creatività. 


Stiamo attraversando una stagione di crisi d’identità, d’incapacità di comprendere il senso del proprio tempo ed è proprio in questi momenti di criticità che la cultura rappresenta l’elemento chiave con cui si può uscire dalla crisi stessa, perché la conoscenza, l’inventiva, l’intelletto e la competenza, sono uno strumento necessario per una strategia efficace che restituisca ai cittadini, soprattutto alle giovani generazioni, la speranza per un futuro e una qualità di vita migliore.


L’accesso alla cultura rappresenta un diritto, una necessità, la possibilità di aprire la mente per affrontare la complessità della società attuale.


La cultura non è un lusso, e nessuna comunità può esistere e riprodursi senza una rete di significati e valori, che nel loro insieme definiscono la sua formazione intellettuale.


La parola “comunità”, spesso umiliata nel quotidiano, deve farci riflettere sulla fragilità e sulla difficoltà del vivere insieme, su che tipo di comunità vogliamo essere e per la quale ci impegniamo.


Le relazioni sociali e la partecipazione sono risorse importanti che contribuiscono alla protezione da fattori di rischio sociale e allo sviluppo del benessere, favorendo la democrazia, la crescita economica di un territorio e del suo capitale sociale.


Dal 2014 sono assessore alle Politiche Culturali del Comune di Cavriago, un paese di quasi 10.000 abitanti, dove comunità e cultura sono profondamente interconnesse e imprescindibili, dove si favoriscono esperienze formative, di aggregazione, partecipazione e incontro nel tempo libero, in un’ottica di luoghi e servizi pubblici sempre più della comunità che li utilizza, senza fare riferimento solo alla cosiddetta “cultura alta” ma a una cultura che è quotidianità, con un’idea di condivisione e partecipazione che ritengo possa essere una buona pratica da esportare.


In un periodo storico dove i luoghi pubblici legati solo al libro possono essere facilmente e rapidamente superati, nel 2011 è nato il Multiplo, un centro culturale dalle caratteristiche innovative di spazio aperto, dalla molteplice offerta di prestito ma anche di servizi per le persone, e, con un rilevante lavoro di coinvolgimento delle intelligenze, dei singoli cittadini, dei volontari, delle associazioni, dove le persone e i valori umani sono al centro di una concezione allargata e interdisciplinare.


Un luogo gratuito e accessibile a tutti di sviluppo della lettura, della musica, del cinema, dell’arte, del gioco, capace di combattere l’esclusione sociale, dove adulti, giovani e famiglie, possono riconoscersi, sentirsi a proprio agio e alimentare le proprie passioni, dove si mettono in relazione persone, informazioni e idee, per arricchire le vite e costruire comunità.


Il Multiplo è un luogo che si può definire con quattro parole: ospitale, collaborativo, propositivo, innovativo.


Sono convinta che sia indispensabile l’attivazione di politiche pubbliche che sostengano il rispetto e la promozione del diritto a prendere parte alla vita culturale, perché la piena espressione del potenziale valoriale del patrimonio culturale, la sua relazione con una comunità di valoriche lo riconosce e con esso s’identifica, si lega in modo imprescindibile al grado con cui tale valore sia conosciuto e condiviso dal più largo numero di persone.


Le comunità, come la cultura, devono essere senza confini, devono percorrere strade parallele ed essere disposte ad incontrarsi e intrecciarsi, disponibili alle trasformazioni perché ogni comunità è un organismo culturale che si nutre e arricchisce all’interno di collettività più o meno ampie, a loro volta portatrici di diverse forme di identità, ciascuna con le proprie esigenze, con una cifra personale e, comunque, collettiva.

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