COSA TROVIAMO OLTRE ALLA SIEPE DEI PROTOCOLLI?

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per la foto si ringrazia RTL 102.5

di Matteo Spaggiari

Secondo un articolo di Panorama (datato 9 marzo 2020, ndr), firmato da Giovanni Capuano, il calcio italiano muove molto più dello 0,19% del Prodotto Interno Lordo (PIL) nazionale indicato nel Report Calcio 2019, ma si attesterebbe vicino al 2% indicato da Giovanni Malagò, presidente del CONI.

Parliamo di una parte di economia che incide in modo evidente sulle finanze italiane e per questo motivo deve ricominciare le proprie attività per evitare una catastrofe. In queste ore la FIGC ha elaborato un complesso protocollo per riuscire a disputare le ultime giornate del campionato di Serie A e salvaguardare la salute dei propri addetti ai lavori. Si parla di tamponi, isolamento delle squadre, misure sanitarie stringenti, partite disputate a porte chiuse e partite già i primi di giugno.

Ma siamo sicuri che il problema sanitario di giocatori e staff tecnico sia l’unico problema di cui si deve discutere prima della ripresa? Oppure siamo effetti dalla “sindrome della siepe”?

Giacomo Leopardi in una delle sue liriche più famose, L’infinito, parla della presenza di un limite mentale, legato a una esperienza visiva e uditiva, rappresentato dalla siepe. Questo impedimento porta il poeta a spingersi oltre con l’immaginazione. E se questo concetto fosse alla base della ripartenza del campionato di Serie A?

In questo momento, si sta affrontando il problema sportivo provando a rendere minimi i rischi durante gli allenamenti e le partite. Stiamo tutelando, in modo giusto e corretto, la salute degli staff tecnici e dei giocatori, evitando quegli assembramenti che aiutano il persistere del virus all’interno della nostra quotidianità. Dunque, l’inizio di questo secondo mini-campionato è stato ipotizzato per l’inizio di giugno.

Ci stiamo soffermando davanti alla siepe della ripresa economica e della sicurezza degli addetti ai lavori, ma nessuno sta pensando all’impatto psicologico che potrebbero avere i tifosi. Coloro che riempiono gli stadi non potranno assistere alla partita della loro squadra del cuore, non potranno incitare i propri idoli e supportarli nei momenti più difficili. Per questo motivo, grazie alla concomitanza dell’allentamento della quarantena che avverrà gradualmente nel mese di maggio, le case si riempiranno di amici che vorranno dimenticare il Covid-19 guardando le gesta dei propri eroi. Ovviamente non si può pensare a tutte le mille sfaccettature che comporterà la ripresa della Seria A, però si deve cercare di fare il meglio possibile. Si dovrebbe guardare oltre ai paletti che il nostro cervello ci impone e provare a trovare nella fantasia il modo di superare la siepe.

Si è sempre detto che i tifosi sono il centro dello sport e il calcio si è dimenticato di loro. Io ora vorrei lanciare una provocazione, ma se gli stadi fossero trattati come i servizi pubblici? Perché non riempire solo il 40% degli impianti assicurando le distanze di sicurezza? Non si possono garantire 2,5 metri di distanza? Perché non valorizzare lo “smart working per i tifosi”, agevolando la fruizione attraverso gli smartphone?

Sono tutti piccoli gesti che potrebbero rendere più sicura la ripresa del campionato anche per coloro che non fanno parte dei “dipendenti” ma che sono fondamentali per la sopravvivenza dello sport.

Per questo credo che nella vita vadano abbattute i limiti che la mente ci impone quando parliamo di determinati argomenti. Non riusciamo a capire la conoscenza non è avere tanti cassetti di cultura ma un comò in cui tutto si influenza e che rende la nostra mente elastica e “infinita”.

Non fermiamoci alla siepe ma cerchiamo di andare sempre verso l’infinito, perché esso è nel cuore dell’uomo e non altrove.