Costa l’ecologista delle relazioni vuole un Emilia-Romagna capace di pensare

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intervista di Martina Bonura
 
Si è messo in cammino, zaino in spalla, sulle strade della provincia reggiana. Andrea Costa, 42 anni appena compiuti, sindaco di Luzzara la città di Cesare Zavattini uno dei più grandi sceneggiatori della storia del cinema, ha scelto di candidarsi alle prossime elezioni regionali, le più difficili da quando sono state istituite le regioni nel 1970. Riusciamo a fare una chiacchierata con lui in una delle rare pause della sua campagna elettorale, mentre si ferma per un pranzo veloce, prima di ripartire. 
 
Ha deciso di candidarsi alle elezioni regionali, cosa vorrebbe portare a Bologna se verrà eletto?
«Vorrei portare quel senso di prossimità quella capacità di empatia, di vicinanza che i sindaci sanno esprimere verso le loro comunità, quella capacità di stare collegati con la vita quotidiana delle persone mentre si immaginano gli orizzonti più ampi».
 
Sta svolgendo una campagna elettorale “vecchio stile”, cioè battendo il territorio ed incontrando le persone. Coma ha trovato la provincia reggiana all’alba degli anni 20 del nuovo secolo?
«La nostra è una provincia ricchissima di storia e di esperienze di donne e uomini, di giovani e meno giovani. È una provincia che ha radici ben solide e radicate in alcuni principi e valori che ispirano l’azione quotidiana di ciascuno di noi. È una provincia in cui il divenire è già quotidianità, nella quale una latteria a Ramiseto è gestita da 8 ragazzi under 30 e il casaro ha 27 anni. È una provincia nella quale la rivoluzione tecnologica del digitale sta già avanzando. È una provincia che potrà essere protagonista del futuro prossimo».
 
C’è una tematica in particolare attorno alla quale le piacerebbe caratterizzare il suo impegno nei prossimi anni?
«Voglio essere protagonista di una transizione ecologica che è assolutamente necessaria perché la tematica ambientale è esistenziale, cioè da essa discende l’esistenza o meno della specie umana nel prossimo futuro sul Pianeta».
 
#innova del quale è stato ospite durante l’ultima edizione da 4 anni si occupa di innovazione, secondo lei qual è l’innovazione che serve all’Emilia-Romagna? 
«La prima innovazione, ma che è fondamentale, è recuperare la dimensione del pensiero lungo». 
 
Cosa intende?
«L’Emilia-Romagna deve compiere scelte che guardino ai prossimi 20-30-40 anni, e questo vale in ogni ambito. Penso alle infrastrutture: vanno immaginati nuovi collegamenti per un trasporto sostenibile da est a ovest dentro i quali valorizzare la vocazione di ogni singolo territorio. Faccio un esempio».
 
Prego… 
«Parma va considerato il secondo aeroporto di Bologna come accade in ogni grande città europea, in cui i due scali sono a distanza di un’ora di treno. E se lo pensiamo così allora dobbiamo immaginare di collegare su ferro le due città: ma così facendo trovo soluzione anche per i trasporti locali, per chi da modena viene a lavorare a Reggio o viceversa e può spostarsi senza usare l’auto. E poi da nord a sud, con Reggio Emilia che diventa un crocevia fondamentale del collegamento della Lombardia e del Veneto con il centro Italia. Trasporto sostenibile, trasporto su ferro, metropolitana di superficie, elettrificazione delle linee. E poi una strategia complessiva di medio e lungo periodo sui cicli produttivi per arrivare ad una transizione che unisca ecologia e competitività: e saranno fondamentali ricerca e innovazione. E infine il settore energetico : penso che la nostra regione possa essere la prima ad arrivare alla piena autosufficienza in ambito di produzione di energia elettrica. Vedete, tutte azioni ragionate sul tempo lungo, perché servirà tempo per poterle realizzare e perché producano risultati: ma allora è necessario prima di tutto che ciascuno di noi la smetta di pensare ‘qui ed ora’ e aiuti la politica a liberarsi dell’asilo del consenso immediato”
 
Abbiamo visto migliaia di persone scendere in piazza con le sardine. La politica oggi ha ancora un ruolo?
«Si, tocca alla politica garantire il contesto migliore perché le potenzialità dei singoli delle comunità possano esprimersi ai massimi livelli. Tocca alla politica accompagnare le transizioni la dove possono generare anche momenti di scontro».
 
Da Sindaco ha emanato un’ordinanza contro gli haters che fece molto discutere. Se eletto continuerà anche dai banchi della regione questo suo impegno contro gli odiatori su internet?
«La politica ha un dovere che è quello di impegnarsi in un progetto che è prima di tutto culturale. Quando hai ruoli dirigenziali siano dentro le istituzioni o dentro ai partiti politici devi preoccuparti dei tuoi comportamenti perché da essi discende l’esempio a cui gli altri guardano. E devi preoccuparti  del fatto che le persone non pensino solo e soltanto alle buche e ai lampioni ma pensino anche all’ecologia delle relazioni, che abbiano ben presente l’idea di società nella quale possano stare bene tutti. In antitesi rispetto a quella della contrapposizione della sopraffazione dell’uomo sull’uomo o delle categorie sociali contro le altre categorie sociali. Quindi si è un impegno che tocca ciascuno di noi, tocca chi è dentro le istituzioni e a chi sta dentro le istituzioni la responsabilità di generare consapevolezza rispetto a questa sfida culturale che però è determinante».