Di magliette di pessimo gusto e credere che possa esistere una violenza cattiva e una buona

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di Alice Borutti
@aliceborutti

 

Nei giorni scorsi a ravvivare ulteriormente il dibattito sulla presunta deriva autoritaria mondiale è bastata una maglietta di pessimo gusto, nera e con la scritta “Auschwitzland” a caratteri disneyani, atta a dileggiare la mostruosità dei campi di concentramento piuttosto che a ricordare il rapporto controverso tra Walt Disney e il fascismo, quando Topolino fu l’unico fumetto americano a non cadere nella censura del Minculpop.

 

Questa maglietta indossata “distrattamente”, come ha tenuto a precisare la militante di Forza Nuova dopo la rapida e ipocrita reprimenda da parte della dirigenza del movimento neofascista in cui milita, è stata in grado di catturare l’attenzione più del risultato elettorale brasiliano dove sale al potere un esponente della destra reazionaria, schiettamente omofobo e capace di dichiararsi “non fascista, piuttosto un moderno Churchill” al Guardian, sostenendo che Pinochet merita ammirazione e che la dittatura militare durata in Brasile dal 1964 al 1985 non era una dittatura come ha sostenuto la sinistra, “sono loro i fascisti”.

 

Dal body shaming rivolto alla militante, a scatenate repliche sui social contro i neofascisti o quelli sospettati di esserlo sotto mentite spoglie, alla produzione di meme altrettanto violenti come la contro-maglietta “Loreto” con tanto di Topolino appeso a testa in giù, si è acceso uno scontro fortunatamente solo virtuale sulle piazze dei social che è il pallido riflesso degli scontri ideologici degli anni 60 e 70, dove volavano ben altro che commenti avvelenati, tanto per dire che serve davvero molta cautela nel gridare al ritorno di un regime fascista, come ha ricordato Paolo Mieli nel suo editoriale sul Corriere della Sera.

Quello su cui dovremmo chiederci se è lecito e opportuno è ritenere intrinsecamente che possa esistere una violenza “buona” come valida e legittima risposta a una violenza riconosciuta come “cattiva”

 

Quello su cui dovremmo chiederci se è lecito e opportuno è ritenere intrinsecamente che possa esistere una violenza “buona” come valida e legittima risposta a una violenza riconosciuta come “cattiva”: la sensazione nel leggere le diverse reazioni sui social provenienti da chi si colloca a sinistra e si ritiene antifascista è stata quella di una legittimazione dei commenti violenti contro i fascisti o presunti tali o le pallide imitazioni di questi, in certi casi si può anche notare una certa voluttà nel rispondere con minacce di morte, sicuri di una “superiorità morale” che in alcuni casi conduce anche alla minimizzazione della sanguinarietà delle dittature comuniste e a scherzare su Stalin e sui comunisti che mangiavano bambini, dimenticando milioni di morti dirette o indirette, pensiamo alle carestie legate all’avvio dei piani quinquennali in Russia.

 

Davvero si pensa di fare opposizione politica agitando ancora lo spettro dell’avvento di un regime antidemocratico e usando come leva una supposta “superiorità morale” nel poter minacciare ulteriore violenza in risposta e senza riuscire a circoscrivere il fenomeno a quello che è nello specifico, ossia una stupida maglietta? Dovremmo piuttosto chiederci come mai con qualsiasi Governo si sia succeduto, sia ancora possibile che le leggi Scelba del 1952 e Mancino del 1993 abbiano ancora difficoltà ad essere applicate, come sia possibile che esistano formazioni come Forza Nuova e CasaPound e come quest’ultima possa continuare a occupare illecitamente uno stabile nel pieno centro di Roma e addirittura possa minacciare le forze dell’ordine: a mio parere queste sono questioni ben più dirimenti che non una maglietta di pessimo gusto.