DIAMO VOCE AL NOSTRO “DEMONE” RAGAZZI!

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di Davide Nostrini

Negli ultimi mesi a causa della pandemia sono aumentate le paure fra i più giovani. Lo studio e il lavoro sono sempre più difficili da perseguire e il limite imposto alla socialità è un rischio concreto di disagio per i caratteri più fragili. Voglio essere realista però sulle tante possibilità che noi giovani abbiamo per diventare la colonna portante della nostra comunità.

I  greci la sapevano lunga sul mondo dei giovani, molto più della nostra moderna società. Avevano capito che durante l’adolescenza e la prima giovinezza la forza che contraddistingueva i giovani uomini del tempo, oggi potremmo dire anche le donne, era frutto di qualcosa di straordinario, di divino. Una forza biologica, ideativa, sessuale imparagonabile con il resto. Un demone ( dàimon) buono (eu) che guidava i generali e gli artisti del tempo. Nell’era più recente scopriamo che Leopardi scrive l’infinito a ventuno anni e Mozart suona per papi e imperatori a diciotto. I giovani del tempo facevano la storia, perché oggi no?

La verità è che siamo una risorsa preziosissima per il mondo del volontariato, per la politica locale, per la costruzione di start up e di nuove imprese. Negli ultimi tre anni ho dedicato buona parte delle mie forze a costruire un gruppo di giovani che s’impegnasse in tutte queste attività e ho girato l’intera provincia di Modena alla scoperta di ragazzi talentuosi con la voglia di mettersi in gioco per la comunità. Voglio cambiare questa narrazione nichilista che crede in giovani inutili che non contribuiscono al progresso delle città. Progresso, non sviluppo e qui mi sento di entrare nella differenza che Pasolini applicava tra i termini.

Una lotta difficile certo che tuttora continua, ma che ogni giorno mi regala soddisfazioni incomparabili con tutto il resto. Oggi siamo più di cento e non c’è giorno che passa dove non proviamo a fare qualcosa di concreto per gli altri o non immaginiamo come migliorare le cose. Federico, Matteo, Sara, Enrico e Arianna sono questi alcuni nomi dell’Italia del Futuro, il nome che ho dato al gruppo.

Quello che voglio dire a tutti i ragazzi e anche alla società civile, dai presidenti delle associazioni, ai sindaci, alle società sportive, è d’investire sui di noi e di far crescere e stimolare le nostre passioni il più possibile. Non metteteci a fare le fotocopie in ufficio, ma ispirateci nel costruire le attività.

In un periodo nel quale gli anziani si sono dovuti fermare a causa di un virus che li colpisce maggiormente di noi, dimostriamo che possiamo essere un muro portante del presente, oltre che del futuro.

Chissà che tra qualcuno di noi non ci sia un Michelangelo moderno o un nuovo Mozart, in fondo le epoche cambiano, ma gli uomini rimangono.