È una Chiesa per giovani? In attesa di Galimberti dico la mia

di Alessio Pecoraro
@alessiopecoraro

 

 

Di giovani si parla tanta nel dibattito pubblico, lo si fa da anni, tanto che alcune generazioni sono diventate adulte a furia di sentir parlare di giovani solo ai convegni o negli slogan finendo poi per essere regolarmente dimenticate quando c’era da prendere le decisioni (ne scrivo qui e su questo blog ne ha scritto anche Monica Pradelli qui).

 

Sono assolutamente convinto che non è possibile parlare di nuove generazioni senza coinvolgerle direttamente in modo qualificato. Papa Francesco nella sua esortazione apostolica Evangelii gaudium (tradotto dal latino La gioia del Vangelo) dice chiaramente che la nostra non è semplicemente un’epoca di cambiamenti ma un cambiamento d’epoca e un periodo di cambiamenti non può prescindere dai giovani che sono una forza nuova che deve rinnovare il tessuto della società.

 

Alberto Galimberti, che ho conosciuto qualche anno fa in una bella sera di fine estate a Pesaro, nel suo ultimo libro (per acquistarlo qui) parla, mettendoli in relazione, di due argomenti che mi stanno particolarmente a cuore: giovani e Chiesa.

 

Nel Documento preparatorio al Sinodo 2018 “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale” si legge: “La Chiesa ha deciso di interrogarsi su come accompagnare i giovani a riconoscere e accogliere la chiamata all’amore e alla vita in pienezza, e anche di chiedere ai giovani stessi di aiutarla a identificare le modalità oggi più efficaci per annunciare la Buona Notizia”.

 

La domanda da porsi però non è se la Chiesa è per i giovani ma se la Chiesa è con i giovani? Un’interessante chiave interpretativa la descrive bene Massimo Recalcati, psicoanalista e scrittore, nel suo “Il complesso di Telemaco” (qui se non ne avete mai sentito parlare), un monito sulla necessità di accompagnare i giovani non in modo paternalistico ma camminando con loro, con la sapienza della vita già vissuta, senza imporre, ma semplicemente proponendo, grazie al discernimento che nasce dall’ascolto nei loro confronti . Non dunque l’incontro con una dottrina, tanto meno con una grande idea o con una morale, ma con una realtà viva che intrighi, che sia portatrice di senso e promessa di vita piena.

 

Oggi più che mai tutti noi constatiamo una difficoltà nell’incontro umano con l’altro, ma sono i più giovani a sentirne un bisogno urgente. La capacità della Chiesa di essere comunità sta al centro del rapporto con le nuove generazioni.

 

Ma cosa cercano i giovani? Il viaggio di Galimberti, già perché il suo libro è un vero e proprio viaggio nell’universo giovanile scrutato in lungo e largo con l’occhio attento del ricercatore, mira proprio a dare un senso a questo. Senza svelare niente visto che domenica 18 novembre avremo l’autore a Reggio Emilia per la presentazione del suo libro, posso dire, dalla mia esperienza, che pur in una situazione di incertezza, a livello economico, sociale, culturale familiare, i giovani cercano una vita sensata.

 

La maggior parte non vive il bisogno di Dio è vero, c’è stata una rottura nella trasmissione della fede cristiana fino all’eclissi del cristianesimo domestico. Con i baby boomers (nati tra il 1946 e il 1964), e la generazione X ( nati tra il 1965 e il 1980) al centro degli interessi non c’è più l’idea della responsabilità e della generatività ma quella del restare giovani come unica promessa di felicità e di realizzazione. Oggi sono tutti giovani a tutte le età, non a caso, uno dei pochi settori economici che negli ultimi anni non conosce crisi è l’industria cosmetica e del fitness.

 

La fede lentamente è scivolata ai margini, nelle famiglie si è assistito a una presentazione del Cristianesimo quasi formale. Il lavoro fatto dalle parrocchie e dai catechisti non ha avuto più una sponda nelle famiglie. E i ragazzi, ad un certo punto, non sono più riusciti ad armonizzare il messaggio ricevuto in parrocchia con quello ricevuto a casa.

 

Secondo il teologo Don Armando Matteo i giovani sono un pezzo di Chiesa che manca, già perché via via sì fa sempre più fatica a rispondere alla domanda: cosa significa essere cristiani quando non si è più bambini? Per diventare adulti credenti è necessario vedere altri adulti credenti e spesso le nostre parrocchie sono frequentate dai nonni, anche l’età media dei catechisti e degli operatori pastorali è alta.

 

Ma per i giovani perseguire una vita sensata, un’esistenza degna e compiuta Gesù e il suo Vangelo non sono in contraddizione con tale desiderio, sono un aiuto e una promessa di pienezza. Per fare una Chiesa con i giovani non servono formule magiche o chissà quali operazioni di marketing (che pur si vedono in alcune parrocchie), serve recuperare l’elemento fondamentale della fede che quello della gioia e della festa. Spesso prevale la dimensione del dolore, della cupezza, della morte. Solo una fede gioiosa e legata alla festa può interessare tutti, quindi anche i giovani.

 

L’appuntamento con Alberto Galimberti per la presentazione del suo libro “È una Chiesa per giovani? Proviamo ad ascoltarli” è per domenica 18 novembre alle ore 17 presso il saloncino della Chiesa del Preziosissimo Sangue (qui la mappa) a Reggio Emilia. Introdurrà la presentazione Don Paolo Tondelli. Per scaricare la cartolina invito* qui, l’ingresso è gratuito fino ad esaurimento posti.

 

*si ringrazia AM design di Angelica Manzini per la realizzazione 

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