Facebook

di Giusy Russo



Le società tecnologiche come Facebook hanno enormi responsabilità, quella che può sembrare un’affermazione scontata, è estrapolata dal lungo post con cui, lo scorso 30 marzo, Mark Zuckerberg ha condiviso le sue idee sulle prossime mosse delle piattaforme digitali.[1]La lunga nota è stata scritta per definire il ruolo che big tech e governi devono assumere nei prossimi anni per gestire questioni controverse, che vanno dalla privacy alla lotta alle interferenze durante le elezioni, passando per i contenuti potenzialmente lesivi.


L’ad di Facebook ha ammesso che decidere di censurare il linguaggio dell’odio, individuare quali contenuti costituiscono inserzioni pubblicitarie di carattere politico e quali no e prevenire attacchi informatici, sono tutte azioni che contribuiscono a garantire la sicurezza delle nostre società. La sfida è però titanica e il coinvolgimento dei governi appare inevitabile. Assicurare la libertà di espressione e, al contempo, la sicurezza diventa infatti un obiettivo comune. Innanzitutto egli ha selezionato quattro aree su cui intervenire: contenuti lesivi, integrità durante le campagne elettorali, privacy e portabilità dei dati. 


Sui contenuti potenzialmente dannosi, Zuckerberg ha affermato che l’intenzione è creare un organismo di esperti indipendenti con il compito di esaminare ciò che viene pubblicato e segnalato e a cui potersi appellare. Inoltre, l’idea è quella di avere enti terzi che stabiliscano degli standard da rispettare e, soprattutto, che verifichino se le piattaforme digitali sono o meno conformi a tali standard. La società di Menlo Park pubblica già periodicamente dei report per spiegare i criteri con cui sono valutati come dannosi determinati contenuti, l’auspicio è che lo facciano anche gli altri, con cadenza trimestrale. Anche sul secondo punto, ovvero sugli annunci politici, viene ricordato che Facebook richiede l’identità degli utenti prima di procedere a occupare quegli spazi e che è possibile risalire al tipo di pubblico raggiunto dagli annunci e alle spese sostenute. Tuttavia, non è facile definire sempre un’inserzione di carattere politico e, sotto questo aspetto, viene richiesto un aggiornamento normativo, soprattutto in virtù del fatto che spesso le campagne di informazione sono no stop, mentre alcune leggi si applicano solo durante le elezioni.


Altro tema spinoso è quello relativo alla privacy. Qui l’auspicio è che la normativa venga armonizzata su scala globale, seguendo come modello il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati adottato dall’Unione Europea. Infine, standard comuni vengono richiesti anche per la portabilità dei dati. “Se condividi i dati con un servizio, dovresti essere in grado di spostarli su un altro. Ciò offre alle persone la possibilità di scelta e consente agli sviluppatori di innovare e competere” è la spiegazione data da Zuckerberg. La nota editoriale è stata affidata anche al Washington Post. 


Il coinvolgimento dei legislatori non è solo un auspicio ma una concreta intenzione e infatti, in due successivi post l’ad di Facebook ha reso noto di essere stato a Berlino e Dublino. Il primo aprile, in Germania, ha incontrato politici, accademici e dirigenti di azienda per confrontarsi su contenuti lesivi, privacy e sicurezza informatica.[2]Il 2 aprile è stata invece la volta dell’Irlanda, dove peraltro il social network ha la sua sede internazionale. A Dublino Zuckerberg ha incontrato alcuni parlamentari[3]


Intanto, prima della fine di marzo, è stata pubblicata una nota[1]che spiega un’altra rilevante novità. Nel 2014 Facebook aveva introdotto una sezione in cui spiegava il motivo della scelta delle inserzioni. Nel corso degli anni, grazie ai feedback degli utenti, il servizio è migliorato e ne verrà lanciato uno analogo sui post di account amici, pagine seguite e gruppi, di cui saranno fornite informazioni per aiutare le persone a capire perché stanno visualizzando proprio quel contenuto. Di solito la frequenza con cui vengono visitate pagine, gruppi e si interagisce con alcuni contatti hanno un peso determinante in questa scelta. In futuro però, saranno forniti ulteriori dettagli per capire esattamente perché vediamo prima alcune pubblicità e alcuni post da pagine, account e gruppi. Questa è una piccola novità, l’altra annunciata nell’editoriale affidato al Washington Post è decisamente più ambiziosa, ma la posta in gioco è alta. Per usare le parole di Zuckerberg: “Le regole che governano Internet hanno permesso a una generazione di imprenditori di creare servizi che hanno cambiato il mondo e creato un grande valore nella vita delle persone. È tempo di aggiornare queste regole per definire responsabilità chiare per le persone, le aziende e i governi che vanno avanti.”


[1]https://newsroom.fb.com/news/2019/03/why-am-i-seeing-this/



[1]https://www.facebook.com/zuck/posts/10107013839885441

[2]https://www.facebook.com/zuck/posts/10107031732762971

[3]https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10107039318795501&set=a.612287952871&type=3&theater

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