Far del bene alla gente, è tutto qui il socialismo e non c’è bisogno d’altro

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di Claudia Bastianelli*
@bastianelli_cla

 

Tra le mie letture estive, per l’ennesima volta, rileggo “Ricordati di Vivere” di Claudio Martelli. Ad un certo punto racconta di un meccanico, il segretario di una piccolissima sezione del Partito Socialista Italiano della provincia milanese alla fine degli anni ’60. Martelli aggiunge: “Il suo socialismo era lo stesso delle origini, semplice, perfetto, immutabile”.

 

Parto da qui. Da quella definizione non raccolta da qualche illustre filosofo o autorevole politico, ma da un semplice meccanico di provincia per raccontare perché oggi il socialismo manca. Manca alla politica si, ma soprattutto a quell’idea di società per cui nessuno mai viene lasciato solo, nessuno mai deve sentirsi solo.

 

Di discussioni intorno al tema del Socialismo, un Socialismo 4.0 dei giorni nostri, al bisogno di sinistra, a quale funzione dovrebbe avere quella sinistra oggi in Italia, Europa e non solo, ne sono pieni convegni e editoriali di giornale. Voli pindarici volti ad analizzare il perché di una sconfitta annunciata, quella del 4 marzo scorso, che restano imprigionati tra le mura di un qualche hotel di lusso o tra le righe di qualche quotidiano nazionale. Voci di una classe dirigente che si sovrappongono solo per scaricarsi l’un l’altro la responsabilità della débâcle, che sa guardare solo a una percentuale elettorale e non capisce che sulle sue spalle pesa una colpa ben più grave: aver contribuito, ciascuno per parte propria, non oggi ma bensì negli ultimi 25 anni, alla distruzione di quella stessa sinistra. Una classe dirigente concentrata su se stessa, capace forse di avanzare idee, ma non di accendere i cuori, non di dire agli ultimi e anche ai penultimi “Noi ci siamo, non siete soli”, di aver dunque dimenticato quell’essenza stessa del socialismo: far del bene alla gente.

 

Attacchiamo il populismo dimenticando che la sinistra, tutta, viene da una storia di partiti di massa. La distinzione quindi non può e non deve essere tra chi parla al popolo e chi no. La distinzione deve essere con quale linguaggio parliamo a quel popolo, e in risposta a chi vuole solo scatenarne la rabbia, dovremmo riuscire a parlare al cuore.

 

Tralascio volontariamente l’urgenza di mettere un argine alla deriva radicale di una destra ultranazionalista che aleggia ormai ovunque. Loro non sono il problema, sono stati semplicemente la risposta sbagliata che il popolo si è dato di fronte alla nostra mancanza. Quando un terreno lo lasci scoperto, qualcuno lo occupa. Quando il popolo lo trascuri, lui ti punisce.

 

“Perché la sinistra o accende un sogno o non è. Perché la sinistra o è popolo o non è“. Così scriveva qualche settimana fa Walter Veltroni sulle colonne de La Repubblica nella sua appassionata lettera. Ha ragione, ma anche una colpa: insieme a tanti, troppi altri è stato complice di questa degenerazione.

 

Socialismo deve essere un modus vivendi, non la difesa a oltranza di uno status quo. La vita stessa di quei politici, dai leader ai peones, dovrebbe esserne testimonianza. Alla festa nazionale de L’Unità a Ravenna è stato accolto Pepe Mujica. Ecco se dovessi fare un esempio di socialismo oggi risponderei semplicemente con un nome: Pepe Mujica.

 

Lui, Bernie Sanders, Jeremy Corbin parlano orgogliosamente di socialismo democratico. Sono stati in grado di riavvicinare tanti giovani alla politica perché hanno comunicato con loro, si sono rivolti a loro!

 

In Italia la sinistra è minoranza, ma non solo nei banchi del Parlamento purtroppo. È minoranza nel modo di agire, nella proposta politica fragile e frammentata, è minoranza nella sua testa. E non tornerà a crescere prendendo in giro il Vice Presidente del Consiglio (Luigi Di Maio ndr) tanto ignorante da non sapere dove si trova Matera mentre elegge tra le sue fila talentuosi tweet star che non hanno però alcuna struttura politica. La sinistra non tornerà a vincere indossando magliette di vari colori, non tornerà a vincere tra colonne sonore e showman. Non tornerà a vincere se la classe dirigente colpevole del fallimento è la stessa che ha la presunzione di rappresentare il nuovo corso e non tornerà a vincere se i giovani parlano di rinnovamento ma attendono che qualcuno regali loro ruoli e potere senza fare alcuna battaglia politica.

 

La sinistra potrà tornare a vincere solo quando si ricorderà di dire agli ultimi e soprattutto ai penultimi, che è accanto a loro, che loro non sono soli. La sinistra tornerà a vincere quando si ricorderà come si fa a fare del bene alla gente e non solo a se stessa.

 

 

*coordinatrice nazionale Socialisti&Democratici