Global strike for Climate: the day after

di Monica Liliana Pradelli



In occasione del Global strike for climateil 15 marzo si è palesata una grande partecipazione a Modena, come in altre 1600 città a livello mondiale, con all’incirca 1,2 milioni di partecipantiin tutto il globo, per manifestare una volontà di cambiamento nelle coscienze e un segnale forte per i leader mondiali perché invertano la rotta e attuino quel cambiamento necessario per la sostenibilità ambientale, per la coesistenza dell’essere umano con il nostro Pianeta.


Greta Thunberg è riuscita a smuovere le coscienze assopite, anche se non sono mancati gli oppositori denigratori. Persino in Italia non ci siamo fatti mancare tali “osservazioni estemporanee” che invece di appuntarsi nel merito della campagna ambientalista di Greta, hanno “curiosamente” attaccato il suo aspetto: pensiamo a Rita Pavone, la famosa showgirl nota per canzonette come “W la pappa al pomodoro” e il senatore leghista Bagnai o altri come la signora Maglie che hanno deciso di irridere una sedicenne affetta da  Sindrome di Asperger.


 Nel suo ultimo rapporto annuale l’IPCC, il foro scientifico dell’ONU sulle questioni ambientali, afferma che abbiamo non più di 12 anni per invertire la rotta sul clima, ritenendo che altrimenti la nostra specie si troverà a vivere in un mondo a cui non sarà più in grado di adattarsi. 


Si tratta di un lasso di tempo piuttosto breve, considerando quanto il sistema capitalistico sia radicato nella nostra società dedita al consumo e all’accumulo di denaro fine a se stesso.


Concordo con chi sostiene che converrebbe mettersi nell’ottica di combattere la battaglia sul clima dentroil capitalismo. Occorre tuttavia mantenere questo straordinario movimento il più aperto e inclusivo possibile, anche in Italia, senza trincerarsi dietro le categorie ideologiche di destra o sinistra, per sostenere la causa della sostenibilità ambientale. 


Proprio perché il nostro ecosistema e l’ambiente sono beni comuni, la salvaguardia del Pianeta non è qualcosa di cui possa arrogarsi un marchio una parte o l’altra, ma che deve necessariamente essere un bene e valore condiviso, al di là delle proprie idee su altri temi.


Questa sensibilità riaffiorata con la lotta e l’attivismo pacifista di Greta, che con le sue parole ha posto l’attenzione su una verità semplice: “il re è nudo”. Come la nota fiaba, la voce dell’innocenza ha risvegliato le persone, che hanno dovuto fare i conti con la consapevolezza che il più delle volte avevano evitato di considerare: i cambiamenti climatici sono un problema reale e il nostro modo di vivere non può permanere immutato, perché le conseguenze hanno un costo troppo alto in termini di vite umane e in generale dicoesistenza dell’essere umano con l’ecosistema del nostro Pianeta


Non c’è un altro Pianeta, nonostante le idee di colonizzare Marte per assicurarsi una via d’uscita. 


Non esiste come alternativa concreta né un Pianeta né un piano B. 


Una volta resisi conto di questo, tocca alla Politica venire a patti con le conseguenti necessarie azioni da intraprendere: non urge solo cambiare rotta, ma virare completamente dalla direzione che stiamo percorrendo in modo tanto drastico, quanto mai necessario, anche se impopolare. 


Poiché cinicamente parlando il consenso sta alla politica quanto l’ossigeno sta a un mammifero.  


Prendere decisioni impopolari e difficili, pur se premiante nel lungo periodo per la collettività, difficilmente lo è nel breve per la rielezione. Dev’essere quindi il popolo, la collettività, a spingere in questa direzione, senza tentennamenti per poter permettere ai leader degli Stati di compiere le scelte necessarie al bene comune.


Tutti dovremo compiere cambiamenti del nostro modo di vivere. Questa è una scelta che spetta a ognuno di noi.  


Ci sono le posizioni di quelli che dicono: “Giovani, salvate voi il mondo, siate più bravi di quanto siamo stati noi”: ma come si fa a lasciare una responsabilità di queste dimensioni tutta e solo nelle mani degli adolescenti di oggi? Non sarebbe il caso di affiancarli e sostenerli? 


La battaglia contro i cambiamenti climatici tocca interessi ad ogni livello, interessi dei potenti. 


Se dunque il movimento che si è messo in moto in questi mesi avrà, come si auspica, lunga vita, prima o poi colliderà contro questi interessi. 


Dentro a questa categoria di posizioni stanno anche coloro che si appellano ai “meravigliosi giovani di oggi” per poter continuare indisturbati a fare i loro interessi privati nelle stanze del potere. In questo caso l’appello ai giovani del tenore: “Giovani, salvate voi il mondo, siate più bravi, migliori di quanto siamo stati noi”, non sarebbe altro che la richiesta sottaciuta di non essere chiamati in causa.


Ci sono anche gli apertamente critici:  coloro che hanno dichiarato la propria avversione senza filtro e senza ritegno, arrivando a livelli incredibili di bassezza, pur di gettare discredito su questo nuovo movimento; ci sono anche i complottisti, che sostengono che Greta Thunberg sia solo un burattino nelle mani delle élite per farci sopportare altri anni di austerità e un tenore di vita sempre più basso in nome dell’ambiente; infine c’è chi si lascia sopraffare dalla pigrizia e/o dallo scetticismo tout courte sono quanti spiegano che questo movimento non andrà da nessuna parte: sulla base del fatto che coloro che hanno provato a fare la rivoluzione negli anni ’70 non ci sono riusciti; difficile che possano riuscire nell’impresa di salvare il mondo gli adolescenti. Il profilo di chi sostiene questa posizione appartiene per lo più ad ex contestatori divenuti in larga parte e con varie sfumature conservatori quando non reazionari.


Molti altri commentano: “Sono d’accordo anch’io con la causa ambientalista, ma che posso farci?”


Questo è il punto: ognuno di noi nel suo piccolo può fare molto invece.


Possiamo essere il cambiamento che vogliamo vedere. Come?


Un piccolo decalogo dell’attivista ambientale:

  1. utilizzando mezzi non inquinanti o meno inquinanti il più possibile;
  2. se serve per forza l’automobile non viaggiare soli ma fare un tragitto unico utilizzando un solo mezzo in più persone: che si vada a scuola, al lavoro o si esca per svago;
  3. regolando il riscaldamento d’inverno, abbassandolo o spegnendolo quando non siamo in casa;
  4. facendo la raccolta differenziata;
  5. scegliendo detersivi e saponi Eco-friendly, con ricarica invece di comprare continuamente nuovi flaconi, premiando le aziende più ecologiche 
  6. utilizzando borse biodegradabili e riutilizzabili
  7. scegliendo di fare spesa acquistando prodotti a basso impatto ambientale, che garantiscano ad esempio l’assenza di sfruttamento intensivo degli animali
  8. non buttando spazzatura, fazzoletti e mozziconi compresi, per terra;
  9. non svuotando l’olio di scatolette e di frittura giù per lo scarico del lavandino
  10. votando: perché se le persone hanno un potere importante e garantito è proprio quello di scegliere chi governa e ha il potere di incidere. Se chi governa non ha alcun interesse alla sostenibilità ambientale e nel programma non dà spazio o valore a questi temi, potremo orientare il nostro voto altrove o non rinnovare la fiducia prima accordata se dovesse venir meno alle promesse fatte.

Dunque possono essere tante le azioni concrete alla portata di ognuno di noi nella direzione della sostenibilità ambientale. Costano poco, un po’ meno pigrizia, forse, ma è l’esempio la più grande forza di cambiamento della società e questa viene dal basso, come dall’alto. Non dimentichiamolo.


Essere attivisti ambientali è anche questo e ormai non è più un’opzione, ma una necessità.


Il discorso di Greta Thunberg a COP24 a Katowice in Polonia (qui)

CONDIVIDI o STAMPA