Il coronavirus non cambierà la comunicazione politica, ma che belli i talk show senza applausi

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Un virus codificato con il nome di COVID-19 l’acronimo di Co (corona); Vi (virus); D (‘disease’, malattia) e 19 (l’anno di identificazione del virus) capace in poche settimane di modificare la quotidianità di milioni di cittadini in tutto il mondo. Una battaglia, per qualcuno una “guerra”, con le istituzioni in prima linea nella duplice funzione: garanti della salute pubblica e principale centro di informazione di prossimità per i cittadini.
 
Come spesso accade in questi casi è internet la piazza virtuale che nessuna ordinanza restrittiva può (fin ora) fermare così istituzioni, politici, semplici cittadini stanno invadendo da giorni i social network e forse questa emergenza rischia di trasformare la comunicazione in un prima del coronavirus e dopo il coronavirus.
 
Ne abbiamo parlato con Silvia De Dea, classe 1995, bellunese che dal 2013 vive a Milano. Proprio nel capoluogo lombardo è l’attuale responsabile comunicazione del Partito Democratico milanese.
 
L’emergenza coronavirus è qualcosa di mai visto prima. Come si stanno muovendo, a suo avviso, dal punto di vista comunicativo le istituzioni centrali e gli amministratori locali? 


«Il coronavirus è diventato una pandemia, qualcosa a cui chiaramente non eravamo pronti e preparati. Non solo i singoli cittadini hanno dovuto cambiare le proprie abitudini, anche i politici hanno dovuto cambiare le loro abitudini comunicative. C’è bisogno di precisione, autorevolezza, competenza. È questo che i cittadini cercano in un momento come questo.
 
Ci sono esempi che si sente di indicare come modelli?
«Decaro, il sindaco di Bari e presidente di ANCI, da sempre molto efficace sui social network sta facendo un ottimo lavoro. Anche una figura come Giuseppe Conte, il Presidente del Consiglio dei Ministri, si è riscoperta in grande pompa magna e la sta facendo da padrone in questo momento. Si stanno comportando bene, dal punto di vista comunicativo, anche alcuni esponenti di centro-destra». 
 
Ci faccia un nome…
«Uno per tutti Giulio Gallera, l’ assessore al welfare della Regione Lombardia, che sta capitalizzando al meglio l’intera crisi sanitaria lombarda».

 
Che ruolo stanno giocando in questa battaglia i social network ?
«

I social network stanno dimostrando il loro ruolo vitale. In un momento in cui i contatti fisici sono azzerati, i contatti digitali sono diventati gli unici possibili. Chiaramente, come sempre,  ci sono lati positivi e lati negativi. Da un sono un importante strumento di informazione, di “compagnia” e di solidarietà. Dall’altro, danno terreno fertile alle fake news che in questo momento fanno presa sulle paure, come è stato per il tema “Defender Europe 2020” o per il presunto farmaco russo capace di curare il Covid-19».

 
In questo periodo i politici sembrano aver messo da parte le polemiche e gli attacchi. Pensa che questa emergenza cambierà la comunicazione dei partiti anche quando sarà finita?
«Purtroppo credo che l’abbassarsi del numero di polemiche ed attacchi sia solo momentaneo e funzionale ad arginare l’emergenza. Ora l’elettore è preoccupato per la sua vita e per quella dei suoi cari per cui non è interessato ed anzi è infastidito dalle polemiche politiche e i politici stanno adattando la loro comunicazione al momento.
 Credo fermamente tuttavia che non appena l’emergenza sarà finita ci sarà una lotta agli armamenti in entrambi gli schieramenti per rinfacciarsi la gestione di questo momento».

 
Una conseguenza delle misure per fermare il diffondersi dell’epidemia da coronavirus sono i talk show di attualità senza il pubblico in studio. Una soluzione che sembra trovare il gradimento del pubblico da casa, pensa che possa essere una scelta vincente anche per il futuro?
«Sono stata ospite per qualche mese ad un talk show in Rai ed era senza pubblico. Per il resto non amo particolarmente i talk show con il pubblico in quantoIl  rendono tutto più forzato e finto. Mi sento di accodarmi al sentore comune: meglio un talk libero, con i soli intervistati, mai da soli però! Credo sia sbagliato e fazioso dare la possibilità ad un esponente politico di fare un monologo in solitaria senza aver presente un avversario o qualcuno che possa smentire le sue affermazioni».