Il digitale non deve diventare una nuova forma di emarginazione

È stato a capo della macchina organizzativa delle prime due edizioni di AftER Festival l’evento voluto dalla Regione Emilia Romagna per portare il digitale “in strada”, in mezzo alla gente per far toccare con mano, non solo agli addetti ai lavori, la rivoluzione digitale in corso nella nostra regione (Emilia Romagna ndr) ed è già al lavoro per la terza, nel 2019.
 

Dimitri Tartari, laurea in economia ed entusiasta delle tecnologie da sempre, attualmente responsabile dell’Agenda Digitale dell’Emilia-Romagna lavora nel gabinetto del Presidente della Regione Stefano Bonaccini. Lo incontriamo per fare assieme (dopo averlo avuto ospite a #BeforeAftER a Reggio Emilia) un bilancio dopo la tappa reggiana di AftER.

 

Tartari, qual è il bilancio dopo le prime due edizioni di AftER?
«Il bilancio che si può tracciare dopo le prime due edizioni è molto positivo, i numeri hanno premiato la scelta di fare divulgazione e rendere “pop” il digitale. Scegliere di fare un festival itinerante e andare oltre la prima edizione è già un risultato molto buono se a promuoverlo ed a realizzarlo è la Pubblica Amministrazione».
 

La tristemente famosa PA che spesso raccoglie critiche ha dato un segnale di vitalità…
«Nella PA non ci mancano entusiasmo e idee si intende ma le regole e la burocrazia rendono spesso la Pubblica Amministrazione lenta e poco flessibile, AftER ha dimostrato tutta la forza che essa può sprigionare».
 

Il prossimo anno, nel 2019, tappa a Bologna, punta a migliorare ancora il Festival?
«Con la terza edizione, che come abbiamo annunciato si svolgerà a Bologna, vorremmo consolidare l’evento rendendolo un appuntamento fisso anche nei prossimi anni. Abbiamo ricevuto già autocandidature per ospitare AftER nel 2020. Questo vuol dire che qualcosa si è mosso e che stiamo facendo bene. Certamente abbiamo voglia di migliorarci. Dobbiamo essere più capaci di cogliere gli interessi delle comunità attive sui territori ed aumentare l’attrattività nei confronti delle città limitrofe a quella che ospita l’evento ed anche alle regioni vicine. Siamo “solo” alla seconda edizione, stiamo crescendo, impariamo dai nostri errori e speriamo di non commetterli ancora».
 

Lei è il responsabile dell’Ageda Digitale dell’Emilia Romagna. A che punto è la sfida digitale nella nostra Regione?
«Oggettivamente abbiamo fatto molte cose, ma ne restano ancora tantissime da fare. Siamo forti sul fronte nazionale ma ancora sotto la media in Europa, che è la competizione che ci interessa e che conta se si vuole crescere davvero. Abbiamo instradato azioni buone in ambito infrastrutturale come la Banda Ultra Larga (BUL) e il WiFi pubblico (EmiliaRomagnaWiFi), stiamo lavorando tanto sui servizi per i cittadini e le imprese come sistema con i Comuni e dal 2019 inizieremo davvero ad occuparci di quella che ritengo la vera priorità attuale: le competenze digitali. Su questo tema volgiamo muovere le statistiche in modo significativo partendo dalle fasce di popolazione più giovani».
 

Uno dei temi che sono stati proposti a Before AftER è quello del rilancio dei piccoli comuni e dei borghi più antichi attraverso il digitale. Pensa che sia una strada percorribile?
«Ne sono certo o meglio non si può accettare che il digitale diventi una nuova forma di emarginazione per i territori già oggi isolati. Il rischio è reale infatti sappiamo che il mercato non investe in territori marginali e quindi spesso amplifica le dinamiche di isolamento. La Regione ha posto come priorità dell’AgendaDigitale quelle della “zero differenze” che significa garantire opportunità fondamentali a tutti i territori, anche quelli montani. Oltre alle infrastrutture però serviranno anche azioni di accompagnamento che supportino queste realtà a diventare 100% digitali. In quest’ottica si muovono numerose azioni come la Strategia Nazionale Aree Interne e l’attività di costruzione di agende digitali locali seguite ad AgendaDigitale Emilia Romagna. C’è una bella e significativa esperienza a Castel Bolognese che si è dotata di un Piano Smart, ma ce ne sono anche altri.  Con l’arrivo della Banda Ultra Larga è tempo di fare del digitale una leva di sviluppo anche per quelle zone e quelle realtà che fino ad ora sono rimaste un po’ ai margini».
 

In queste prime due edizioni avete creduto anche nell’utilità e nella forza di eventi “off”. Ne sono stati realizzati due, un big talk sui giovani e la comunicazione a Modena e il Before AftER a Reggio Emilia. Complimenti per una scelta tanto coraggiosa, ci sarà un evento off anche a Bologna nel 2019?
«Gli eventi off, e quello  organizzato dal gruppo di innòva in particolare, sono l’energia del Festival. Off per noi significa in qualche modo “inaspettato” e “sconosciuto” nel senso di qualcosa che è per noi, Pubblica Amministrazione, occasione di conoscenza e scoperta. Il nostro scopo è creare o meglio interconnettere una comunità di soggetti che operano sul nostro territorio consapevoli e convinti che le buone pratiche, le idee, le proposte e le idee siano fuori e che il modo migliore per ascoltare e scoprirle sia aprire le porte, invitarle e sedersi ad ascoltare. Da parte nostra c’è la volontà di continuare su questa strada».

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