Il modello Milano è raccogliere la sfida del futuro

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di Luca De Vecchi

 

Milano vince ancora. Non è bastato l’Expo, i grattacieli, il centro di ricerca Human Technopole e tutti i progetti di sostenibilità e riqualificazione di cui la città è protagonista (Porta Nuova, City Life, gli scali ferroviari, etc…).

 

Ora anche le olimpiadi invernali. Un risultato incredibile considerando che Milano è in mezzo alla pianura e che Cortina (la principale località partner) dista diverse ore di auto. Eppure ciò che sembrava impensabile è diventato realtà e successo e la città è tornata protagonista nel mondo. Qual è il segreto della città? E perché è sempre più forte e marcata la distanza tra la capitale meneghina e il resto del Paese a iniziare da Roma, la città tradizionalmente rivale?

 

Sono molti i fattori determinanti e, tra questi, la solidità delle istituzioni (politiche ma anche civili e di convivenza sociale) a Milano rispetto ad altri luoghi d’Italia. Emblematico, in questo senso, il disarmante rifiuto dell’assessore comunale all’urbanistica Maran che di fronte all’offerta di una casa da parte degli uomini del faccendiere romano Parnasi in cambio di “entrature” per la costruzione del nuovo stadio, rispose con un lapidario “No, qui a Milano non funziona in questo modo”.

 

Conta anche molto lo spirito di accoglienza di una città che ormai è cosmopolita e aperta a ogni talento a prescindere dalla provenienza e dal proprio vissuto precedente. Una città in cui chiunque, se contribuisce al bene comune, è subito riconosciuto e si sente a buon titolo “milanese”, parte della comunità, anche se è nato e cresciuto altrove.

Tuttavia, l’elemento chiave che attira tante forze brillanti e investimenti è soprattutto il rapporto fortunato che Milano da sempre ha con il passato e con il futuro.

 

Tuttavia, l’elemento chiave che attira tante forze brillanti e investimenti è soprattutto il rapporto fortunato che Milano da sempre ha con il passato e con il futuro.

 

In particolare si tratta della consapevolezza condivisa che il passato sia importante e vada preservato ma anche che quello che conta davvero non è ciò che ereditiamo ma quello che riusciamo a costruire noi stessi, con il nostro lavoro, il nostro impegno e il nostro comportamento quotidiano. Quello che conta è insomma il futuro.

 

Ed è proprio il continuo guardare avanti a spingere la progettualità e l’asticella sempre più in alto, senza fermarsi mai e con la volontà di ciascuno che passa di qui di “lasciare il segno”. Un antico proverbio lombardo recita: “ara dret e fa bel solc” (ara dritto/comportati bene, e fai un bel solco/lascia il segno).

 

La volontà di incidere nel futuro e non accontentarsi di polverosi fasti passati è certamente la principale chiave del successo di questa città e della sua straordinaria e variopinta comunità. E, al contrario, il cullarsi su eredità e fasti passati è talvolta la rovina di altri luoghi d’Italia a iniziare dalla Capitale che sembra accontentarsi delle proprie bellezze storiche facendo finta di non vedere il disfacimento che la città sta vivendo nel quotidiano.

 

Ed è da questo slancio in avanti che l’Italia, ricca di storia e di passato, dovrebbe imparare. Perché solo con lo sguardo lungo possiamo vincere la sfida del domani evitando il destino di un Paese museo polveroso e abbandonato. E questa mentalità passa dall’impegno di ciascuno e dalla capacità e volontà di pensare e progettare in grande con un sguardo rivolto al futuro.