IL PESO DELLE PAROLE

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di Alessio Pecoraro

                                  Questo di sette è il più gradito giorno,                                    
Pien di speme e di gioia:
Diman tristezza e noia
Recheran l’ore, ed al travaglio usato
Ciascuno in suo pensier farà ritorno.

Il medico statunitense Duncan MacDougall, nel 1901, decise di misurare il peso dell’anima, dimostrandone di fatto l’esistenza. Secondo MacDougall il corpo umano al momento del trapasso perderebbe il peso della sua anima. La sua ricerca, pubblicata sulla rivista specialistica  American Medicine e con un articolo sul New York Times indica il peso dell’anima in 21 grammi o tre quarti di un’oncia. Tuttavia il lavoro di MacDougall non è stato mai certificato e non ha mai assunto veridicità scientifica eppure ancora oggi sopravvive quella che possiamo definire una credenza popolare sul peso dell’anima.

Vi voglio parlare di peso, non di peso dell’anima anche se mentre sto scrivendo ascolto una canzone di Fedez che si intitola proprio 21 grammi. 

In queste giornate di quarantena, vissute a velocità ridotta abbiamo svuotato man mano i calendari, annullato gli impegni e le iniziative. Sono diminuiti – se non azzerati – i  chilometri e si sono moltiplicati i Giga, quel 10 alla nona che è associamo immediatamente all’unità di misura della quantità di dati, utilizzati.

Stanno impazzando le dirette sui social, tutto è diventato on-line: dalle riunioni di lavoro, all’allenamento, all’aperitivo con gli amici. La velocità e l’immediatezza stanno prendendo il sopravvento anche in questo periodo lento per definizione e per forza maggiore.

E allora noi abbiamo deciso di riscoprire un esercizio romantico e antico: la scrittura. Proprio in questi giorni stiamo lavorando per migliorare innovatalk e siamo tutti impegnati ad offrire più aggiornamenti, più contributi, una maggiore presenza di contenuti di qualità.

Le parole hanno un peso, talvolta reale, talvolta quello che noi gli diamo. Le parole che diciamo, quelle che udiamo, quelle leggiamo ci trasmettono delle emozioni, ci stimolano a riflettere, ci permettono di viaggiare con la mente o di connetterci a persone che non fanno parte della nostra bubble come si dice adesso.

Potrebbe sembrare un ossimoro ma spesso ci troviamo davanti ad una comunicazione che non comunica. Ecco, noi vogliamo rimettere al centro la scrittura e di conseguenza la lettura e lo vogliamo fare con parole costruttive e con una ricerca costante del linguaggio giusto, perché il tipo di linguaggio che si usa è importante.

Ma come, siete quelli di innòva e vi affidate ad uno strumento “antico” senza sperimentare nuovi modi di comunicare? Questa è una di quelle domande che qualcuno di voi si sarà certamente fatto leggendo fin qui. Gli innovatori, per come la vedo io, sono quelli che vanno contro corrente, quelli che percorrono le strade meno affollate, quelli che costruiscono il futuro (o almeno ci provano) mixando sapientemente tradizione e innovazione.

Quando nel 2015 assieme all’indimenticata Vanda Giampaoli dovevano scegliere un nome per la nostra iniziativa (visionaria, tanto, e folle, ancora di più) abbiamo voluto fare un mash up linguistico tra innovazione e nòva, l’esplosione nucleare che avviene sulla superficie di una stella capace di renderla più luminosa del solito. Vogliamo essere questo, un’esplosione positiva, un punto luminoso per chi si avventura nel mare della modernità, un punto di vista diverso ed originale.

Per questo abbiamo messo il nostro blog magazine al centro del progetto comunicativo. Ci saranno più interviste, più articoli, più rubriche. Ci saranno insomma tante parole. Non abbandoneremo i social, anzi saremo più presenti anche su LinkedIn, ci saranno anche le dirette che riprenderanno i discorsi fatti a Valiano, la cittadina della Val di Chiana che ci ha ospitato e dalla quale è nato il progetto “Valiamo” e nelle quali sperimenteremo tanto, ma il centro di tutto quello che è comunicazione sarà innovatalk.

Durante una delle nostre ultime colazioni al caffè di via Farini, non tutti sanno che è ormai una nostra tradizione di tanto in tanto svolgere le riunioni davanti ad un cappuccino ed una brioche, avevamo ipotizzato di fare la quinta edizione di innòva a maggio. È ovvio che salta, non ci sarà un innòva su House Party o Zoom. Senza possibilità di incontro non esiste innòva. Potremmo tornare allo storico periodo autunnale o posticipare di un anno. Ma la voglia di fare non manca, anzi. Con Silvia da anni coltiviamo l’idea di un seminario estivo, chissà che il 2020 non sia l’anno buono.

Intanto proviamo tutti a portare un’innovazione nelle nostre vite che per forza di cose sono cambiate e che cambieranno a causa del #coronavirus. Ricominciamo a dare peso alle parole, sia nella nostra comunicazione istituzionale così come in quella privata perché quando tutto questo sarà finito ci sarà da riscrivere tutto e la scelta delle parole non dovrà essere né scontata né banale.