Il Popolo della Fiducia

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di Federico Macchi

 

Homo Homini Lupus. Secondo una delle traduzioni più accreditate degli ultimi anni, “L’uomo vede nell’altro il lupo”. Una delle verità più antiche della storia. La competizione, l’ambizione, l’egoismo (in una certa quantità quasi salutare). Sono tante le situazioni in cui io e l’altro vogliamo la stessa cosa. E diventiamo rivali. È la rivalità che ci rende lupi. O meglio, che rende chi abbiamo di fronte a noi lupo ai nostri occhi. La nostra società, globalizzata e a stampo liberale non può che accentuare questo comportamento a cui l’uomo è incline per natura. E crea un sentimento più pericoloso: la sfiducia.

 

Ragioniamo con onestà verso noi stessi: se uno sconosciuto ci venisse incontro, all’improvviso, e si offrisse di darci una mano, senza avergli dato nulla in cambio e senza volere nulla in cambio dopo, un sostegno completamente disinteressato, come reagiremmo? Crederemmo che voglia veramente aiutarci o penseremmo che in qualche modo voglia usarci? Vedremmo in lui un amico o un lupo?

 

In Italia, oltre il 60% delle persone ritiene che “gli altri, se si presentasse l’occasione, approfitterebbero della mia buona fede” (X Rapporto sulla sicurezza in Italia e in Europa, Demos & Pi, Osservatorio di Pavia e Fondazione Unipolis, gennaio 2017). Non è mia intenzione predicare una Cristiana (ma forse addirittura “martirica”) fiducia cieca e spassionata verso tutti, impossibile e sbagliata. Ma il messaggio che passa è chiaro: l’uomo (il lupo) si approfitta della fiducia, attacca chi gli da fiducia, che diventa quindi una debolezza. Per essere forti, per sopravvivere, bisogna essere sempre diffidenti, guardinghi, attenti ad ogni pericolo. Bisogna riporre sfiducia nel prossimo. E così la fiducia diventa un bene troppo prezioso, da regalare solo agli amici, ai parenti più stretti, gli unici che (forse) non ci tradiranno mai. E verso la politica? Bisogna riporre fiducia o sfiducia?

 

Qualche altro dato: il 69% degli Italiani pensa che la Democrazia in Italia funzioni male, il 94% (!) che la maggior parte dei politici pensi più ai propri interessi che alle persone “comuni”, il 78% non ha fiducia nel funzionamento del Parlamento, l’80% nel Governo, il 93% nei partiti. È il “Popolo della Sfiducia”, o meglio, degli sfiduciati che, da Tangentopoli in poi, diventano “sfiduciosi”. È un sentimento forte, esteso, comune a moltissimi, se non quasi a tutti. E, come sempre succede, se nella società c’è un pensiero così comune, c’è sempre chi se ne approfitta.

 

I Populismi hanno vita facile in situazioni come questa. Non devono conquistare la fiducia della gente, operazione lunga, complessa, rischiosa e che spesso dura poco. Basta conquistare la sfiducia verso tutti quei partiti, movimenti e gruppi che sono diversi da loro. I Populisti non brillano di luce propria, ma di luce riflessa, anzi, del buio riflesso di quelli che hanno perso la stima degli Italiani. Vivono un’eterna e costante opposizione, anche quando sono al Governo, sottolineano più ciò che è stato sbagliato e che loro devono mettere a posto rispetto a quello che mettono effettivamente a posto (poco). Il 5 giugno non si è votata la Fiducia al Governo, ma la sfiducia al Governo precedente.

 

La domanda sorge allora ovvia: quale futuro? Come (ri)creare la Società della Fiducia?

 

Come osservato precedentemente, quello della sfiducia non è solo un problema della politica, ma vale in ogni situazione, in ogni momento della vita. in una certa quantità è una sfiducia sana, che può servire a salvarsi da molti pericoli. Ma che oggi ha raggiunto livelli insostenibili.

 

La prima fiducia da rifondare è quella tra le persone, tra i singoli. Non si può pretendere amore incondizionato verso le istituzioni finché il vicino di casa rimarrà un lupo. E non si potrà mai ottenere quest’altro tipo di fiducia fino a quando ognuno rimarrà (sostanzialmente) solo o rinchiuso nelle conoscenze più strette, come troppo spesso succede. Bisogna ridare un valore ai luoghi di incontro, di coesione sociale, di dibattito. In poche parole, devono riacquistare forza i “corpi intermedi”. Chi vuole combattere la Sfiducia non può prescindere da organizzare occasioni di incontro e confronto tra sconosciuti, centri di aggregazione, manifestazioni, sagre….solo comprendendo che non per forza il prossimo si approfitterà di noi potremo riacquistare fiducia verso la politica e i partiti.

 

Questo è un obbiettivo ambizioso: è un’idea di innovazione, di modifica della società e delle abitudini sociali, complessa e non ottenibile nel breve periodo. Ma un’alternativa AntiSfascista, se vuole poter crescere, deve per forza crearsi un terreno fertile in cui prosperare. E questa Terra Promessa si chiama Società della Fiducia. Popolo della Fiducia.