Il Recovery Fund lo pagheranno gli italiani

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foto: Filippo Attili

di Lorenza Morello

Stando ai dati, apprendiamo che alla sanità saranno dedicati 9 miliardi del Recovery Fund, mentre per la parità di genere ben 17 miliardi, quasi il doppio. In questo caso, come donna d’affari che conosce bene il problema, non posso non sollevare qualche perplessità in quanto, ad onor del vero, non si capisce a cosa possano servire i 17 miliardi della parità di genere, specie in un paese come il nostro in cui anche le varie commissioni istituite (e lo dico da persona consapevole e direttamente coinvolta) continuano a rivelarsi poco più che una mera vetrina o l’ennesimo poltronificio, sebbene per una volta per una giusta causa. La parità di genere è un tema che deve interessare prima la cultura che non l’economia, e la cultura passa attraverso l’istituzione sin dalla più tenera età. Se non capiremo questo, non ci saranno mai fondi sufficienti a cambiare i pensieri retrogradi che abitano ancora le menti di troppi. Per quanto riguarda la sanità, invece, è inutile nascondere che il dramma della seconda ondata del Covid sia stata dovuta alla totale impreparazione del sistema sanitario nazionale, la cui colpa principale ricade sulle spalle del governo che si è baloccato per tutta l’estate con monopattini e banchi a rotelle trascurando il rafforzamento della sanità. Vista la situazione, sembrerebbe auspicabile anche agli stolti investire nella sanità, non nascondendo di ricordare che anche in situazione normale non brilla in efficienza.

Delle altre voci bisognerà aspettare come verranno concretizzate, temendo sin d’ora un gigantesco sperpero di denaro pubblico, ed è già evidente la guerra politica su chi dovrà gestire questa gigantesca massa di denaro. Diciamo subito che il Covid ha garantito la tenuta di questo governo e le risorse del Recovery Fund cementeranno l’alleanza di governo per gli anni a venire. Un patto (l’ennesimo) sulle spalle degli italiani garantito da meri interessi materiali.

Oltre ai timori su come verranno utilizzate queste risorse e sui sicuri sperperi che ci saranno, preoccupa il fatto più importante che molti dimenticano: a parte una piccola parte a fondo perduto, la gran parte delle risorse del Recovery Fund sono prestiti, che per quanto a condizioni vantaggiose prima o poi bisogna restituirli. Tutti si preoccupano di come spendere, ed è il motivo per cui il governo vive, e non certo per gestire l’emergenza sanitaria, ma nessuno si preoccupa di come questi soldi verranno restituiti. Per i soldi a fondo perduto, come si suol dire, a caval donato non si guarda in bocca, ma per i prestiti? Non bisognerebbe forse anche chiedersi se servono davvero? Il Recovery Fund non va a sostituire le risorse che lo stato raggranella sul mercato con i titoli, ma sono prestiti aggiuntivi per il cui ottenimento è necessario presentare dei progetti, come quelli sulla parità di genere. Questo governo spenderà i soldi che il governo successivo dovrà preoccuparsi di restituire. Dei progetti seri prevedono che le risorse ottenute in prestito vengano usate per fare crescere l’economia e che contestualmente si pianifichi anche la restituzione. È facile chiedere un prestito che poi sarà qualcun altro a preoccuparsi di ripagare.

Sulle politiche di genere si rischia di creare dei meccanismi che tendono a favorire nelle assunzioni o nelle promozioni il genere a scapito delle competenze e ciò andrebbe a detrimento della produttività sia delle amministrazioni pubbliche che delle aziende private.

Con il Recovery Fund il timore è quello di un gigantesco sperpero di denaro pubblico che farà aumentare la corruzione e le ricchezze di qualche privilegiato e un gigantesco aumento del debito pubblico, che i cittadini dovranno pagare con le tasse future.

“IL RECOVERY FUND LO PAGHERANNO GLI ITALIANI” Lorenza Morello presidente nazionale APM
Stando ai dati, apprendiamo che alla sanità saranno dedicati 9 miliardi del Recovery Fund, mentre per la parità di genere ben 17 miliardi, quasi il doppio. In questo caso, come donna d’affari che conosce bene il problema, non posso non sollevare qualche perplessità in quanto, ad onor del vero, non si capisce a cosa possano servire i 17 miliardi della parità di genere, specie in un paese come il nostro in cui anche le varie commissioni istituite (e lo dico da persona consapevole e direttamente coinvolta) continuano a rivelarsi poco più che una mera vetrina o l’ennesimo poltronificio, sebbene per una volta per una giusta causa. La parità di genere è un tema che deve interessare prima la cultura che non l’economia, e la cultura passa attraverso l’istituzione sin dalla più tenera età. Se non capiremo questo, non ci saranno mai fondi sufficienti a cambiare i pensieri retrogradi che abitano ancora le menti di troppi. Per quanto riguarda la sanità, invece, è inutile nascondere che il dramma della seconda ondata del Covid sia stata dovuta alla totale impreparazione del sistema sanitario nazionale, la cui colpa principale ricade sulle spalle del governo che si è baloccato per tutta l’estate con monopattini e banchi a rotelle trascurando il rafforzamento della sanità. Vista la situazione, sembrerebbe auspicabile anche agli stolti investire nella sanità, non nascondendo di ricordare che anche in situazione normale non brilla in efficienza.

Delle altre voci bisognerà aspettare come verranno concretizzate, temendo sin d’ora un gigantesco sperpero di denaro pubblico, ed è già evidente la guerra politica su chi dovrà gestire questa gigantesca massa di denaro. Diciamo subito che il Covid ha garantito la tenuta di questo governo e le risorse del Recovery Fund cementeranno l’alleanza di governo per gli anni a venire. Un patto (l’ennesimo) sulle spalle degli italiani garantito da meri interessi materiali.

Oltre ai timori su come verranno utilizzate queste risorse e sui sicuri sperperi che ci saranno, preoccupa il fatto più importante che molti dimenticano: a parte una piccola parte a fondo perduto, la gran parte delle risorse del Recovery Fund sono prestiti, che per quanto a condizioni vantaggiose prima o poi bisogna restituirli. Tutti si preoccupano di come spendere, ed è il motivo per cui il governo vive, e non certo per gestire l’emergenza sanitaria, ma nessuno si preoccupa di come questi soldi verranno restituiti. Per i soldi a fondo perduto, come si suol dire, a caval donato non si guarda in bocca, ma per i prestiti? Non bisognerebbe forse anche chiedersi se servono davvero? Il Recovery Fund non va a sostituire le risorse che lo stato raggranella sul mercato con i titoli, ma sono prestiti aggiuntivi per il cui ottenimento è necessario presentare dei progetti, come quelli sulla parità di genere. Questo governo spenderà i soldi che il governo successivo dovrà preoccuparsi di restituire. Dei progetti seri prevedono che le risorse ottenute in prestito vengano usate per fare crescere l’economia e che contestualmente si pianifichi anche la restituzione. È facile chiedere un prestito che poi sarà qualcun altro a preoccuparsi di ripagare.

Sulle politiche di genere si rischia di creare dei meccanismi che tendono a favorire nelle assunzioni o nelle promozioni il genere a scapito delle competenze e ciò andrebbe a detrimento della produttività sia delle amministrazioni pubbliche che delle aziende private.

Con il Recovery Fund il timore è quello di un gigantesco sperpero di denaro pubblico che farà aumentare la corruzione e le ricchezze di qualche privilegiato e un gigantesco aumento del debito pubblico, che i cittadini dovranno pagare con le tasse future.