Il rispetto della legge

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di Maura Manghi


Il decreto sicurezza predisposto dal governo sta scatenando, oltre ai normali dibattiti pro e contro il provvedimento, una vera e propria bufera istituzionale, in uno scontro mai visto fra governo, parlamento, sindaci e regioni.


È un decreto che porterà certamente gravi problemi pratici ed interpretativi a comuni e regioni, intervenendo in materie che, come l’assistenza sanitaria, sono di stretta competenza regionale. Ritengo pertanto che le regioni abbiano ogni diritto di sollevare il conflitto davanti alla Corte costituzionale.


Sarà la Corte a stabilire quindi ad esempio se il decreto sicurezza ha invaso il campo della competenza regionale, stabilendo autonomamente i soggetti ed i modi per accedere all’assistenza sanitaria.


I sindaci non possono autonomamente adire alla corte costituzionale. Devono quindi eventualmente scatenare un casus belli per poter chiedere ad un giudice di sollevare la questione di incostituzionalità.


Gli argomenti dei sindaci sono però diversi da quelli delle regioni.


Non si tratta di valutare infatti i confini della legislazione fra i due enti, ma di un’obiezione sulla violazione da parte del decreto di principi costituzionali sull’uguaglianza e sui diritti fondamentali delle persone.


Fino a che punto è lecito eliminare, per esseri umani che comunque si trovano sul territorio dello Stato, i diritti fondamentali, quali quelli ad una casa, alle cure mediche, al cibo, all’istruzione dei propri figli? Cancellando fra l’altro con un tratto di penna residenze e diritti e creando ai comuni non solo il problema morale di questi “senza diritti”, ma il problema pratico di come gestire la loro presenza sul territorio comunale.


Perché certamente la semplicistica risposta del decreto sicurezza (se ne vanno spontaneamente tornando a casa) è ridicola prima che impraticabile.


Fino a che punto quindi può arrivare il rispetto della legge prima di infrangersi contro diritti naturali e superiori che dobbiamo rispettare in quanto esseri umani, prima che amministratori?


È proprio questo lo snodo della contrapposizione fra alcuni sindaci ed il ministro dell’interno (Matteo Salvini ndr).


Perché è vero che la legge, finché non viene modificata dal Parlamento o bocciata dalla Corte costituzionale o cancellata da un referendum, deve essere rispettata. Soprattutto da un sindaco o da un altro rappresentante dello Stato sul territorio.


Ma è anche vero che vi sono casi nei quali non ci si può nascondere dietro la lettera della legge e sono i casi nei quali sono messi in discussione i diritti fondamentali degli individui.


Ci sono ancora margini per un’azione legale contro il decreto sicurezza. Il ricorso alla Consulta di alcune regioni sarà importante. 


Ma la cosa grave dei provvedimenti di questo governo è che sempre più vanno ad avvicinarsi al cuore della convivenza democratica, mettendone in discussioni principi fondamentali e creando quindi il problema di una profonda crisi nelle coscienze di tutti e non solo dei nostri amministratori.


Sarebbe quindi auspicabile una revisione profonda della norma che cerchi di coniugare la sicurezza dei cittadini e delle frontiere con il rispetto rigoroso dei diritti umani.


E sarebbe necessario riaprire corridoi di immigrazione legale, non solo per profughi e rifugiati, ma anche per quelli che finora rientravano nei permessi per motivi umanitari, in modo da avere un controllo preventivo degli ingressi e consentendo una possibilità di vita di chi non è un terrorista o comunque un pericolo per la società, ma è semplicemente alla ricerca di un mondo migliore dove crescere i propri figli.