Il team bòta Rimini ha messo il marketing a servizio della solidarietà

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È la mattina di lunedì 9 marzo. Chiara è seduta sul tavolo del salotto di casa sua, in mano una tazza di caffè fumante e alle sue spalle la televisione accesa. Il telegiornale fa da sottofondo alla sua colazione. Le notizie sono piuttosto scoraggianti. La Lombardia conta già tantissimi morti e a Rimini si percepisce che la situazione sta peggiorando: in meno di due giorni le misure ministeriali diventeranno ancora più restrittive, anche per la città di Rimini.

Chiara è Chiara Amatori, 26 anni da compiere tra meno di un mese, una laurea in Design Industriale e Multimedia all’Università IUAV di Venezia, una laurea magistrale in Organization and Innovation of Culture and the Arts all’Università di Bologna. Attualmente impegnata nell’organizzazione di festival di cinema e teatro, in centri culturali e in agenzie di comunicazione digitale come responsabile alla logistica e alle risorse umane, social media manager, grafica editoriale e come assistente alla comunicazione. 

La raggiungiamo per parlare di Team Bòta Rimini, progetto che ha contribuito a creare durante l’emergenza coronavirus che vede l’Emilia Romagna e la sua città tra i territori più colpiti.

Quella mattina del 9 marzo scorso si è mosso qualcosa dentro di lei all’ascolto dei dati sulle vittime del coronavirus, com’è nata l’idea di creare il Team Bòta Rimini?

«Mi sono chiesta come poter essere utile per la mia città. Mi metto in contatto con un amico, Michele, che a sua volta chiama Giorgio. Quello stesso pomeriggio ci incontriamo, siamo noi e altri tre amici. Siamo tutti consapevoli dell’emergenza e ci interroghiamo su cosa possiamo fare».

Da dove siete partiti?

«Da due punti fondamentali. Tutti i giorni, i media ci bombardano con notizie negative e molte persone sono impossibilitate ad uscire di casa.  Pertanto il Team Bòta Rimini nasce per sopperire a queste emergenze primarie con due finalità precise: mandare un messaggio di solidarietà a tutta la città, aiutare concretamente le persone che hanno bisogno».

Oltre voi sei da chi è composto il nucleo iniziale?

«ll gruppo iniziale è formato da ragazze e ragazzi di età tra i 24 e i 30 anni che abitano a Rimini. Ma in meno di tre giorni inizia ad allargarsi. Ad oggi contiamo più di 100 volontari di tutte le età che vivono nel comune di Rimini, Riccione e Santarcangelo di Romagna».

Come vi sono arrivate le disponibilità da parte di chi voleva dare una mano?

«Le disponibilità da parte dei volontari sono arrivate inizialmente attraverso passaparola. Durante i primi giorni il gruppo era formato da “amici di amici” ma già dopo la prima settimana, grazie a una mirata campagna Facebook e l’apertura di un’apposita landing page, abbiamo iniziato a ricevere richieste da persone esterne». 

Che ruolo hanno giocato i social network in questo progetto?

«I social network hanno un ruolo chiave per il nostro progetto. Non potendo riunirci fisicamente in un luogo per lavorare, utilizziamo i social per sopperire a tale mancanza. 

WhatsApp è il canale utilizzato come “centro di smistamento” delle richieste. Attraverso un gruppo apposito inoltriamo la richiesta che ci arriva telefonicamente ai nostri volontari.  Abbiamo un secondo gruppo WhatsApp che utilizziamo per “creare community”. In questo gruppo vengono condivisi dubbi, pensieri, consigli: ci serve per tenere i volontari attivi e informati e per “socializzare”. Abbiamo poi una pagina Facebook (Team Bòta Rimini), che abbiamo aperto il giorno dopo essere nati come gruppo. Attraverso questo canale siamo riusciti a crearci una credibilità, a farci conoscere dalle autorità locali, ad allargare il nostro bacino di utenza (tra volontari e richiedenti). La pagina ci serve per raccontare chi siamo e cosa stiamo facendo, per informare i nostri follower dei nostri traguardi, dei nuovi progetti e dei servizi che diamo alla cittadinanza.  Vorrei fare una precisazione però…».

Prego…

«ll progetto è partito con un’azione che potremmo definire di guerrilla marketing: in una sola notte abbiamo scritto a mano 3000 cartoline e le abbiamo imbucate nelle cassette postali dei cittadini. Sulla cartolina c’era scritto: “Sono le piccole cose, le azioni quotidiane della gente comune che tengono a bada l’oscurità. Semplici atti di gentilezza e amore. Andrà tutto bene. A te cittadino/a di Rimini, regaliamo il nostro tempo. Come possiamo aiutarti?” 

Alleghiamo tre numeri di telefono e ci firmiamo: Team Bòta Rimini». 

Un’azione di marketing on-line e off-line come si direbbe se stessimo parlando di una campagna pubblicitaria non trova?

«Credo che nella nostra epoca i social network siano un grandissimo strumento di comunicazione, ma forse quello che si rischia di perdere è l’ “umanità” dell’azione. Il giorno successivo a tale azione, abbiamo ricevuto tantissime chiamate e messaggi di persone che ci ringraziavano per il nostro gesto». 

Appena finisce di rispondere Chiara prende il suo smartphone e ci legge subito il messaggio di una signora: 

“Oggi ho ricevuto la cartolina. Volevo solo dire grazie! Riceverla è stato veramente bello. In questo momento in cui si può parlare solo tramite schermi ricevere delle parole scritte a mano da una persona mi ha fatto tornare in contatto con la realtà”. e poi aggiunge “Credo che questo messaggio riassuma perfettamente l’idea dietro a tutto il progetto”.

Quali sono le richieste che vi arrivano?

«Principalmente di tre tipi: consegna di spesa e medicinali, consulenza telematica da parte di professionisti, rete tra locali. Riceviamo chiamate da ristoratori che hanno magazzini con cibo da smaltire. Li ritiriamo e li consegnamo in Caritas».

Può raccontarci alcune richieste più specifiche che avete ricevuto?

«Si, la consegna di abiti ad un bambino appena nato la cui madre è una richiedente asilo. Attraverso una rete di amicizie siamo riusciti a trovarli e a portarglieli oppure abbiamo consegnato una lavagna magnetica richiesta dal reparto di Rianimazione dell’Ospedale Infermi di Rimini. Questo dispositivo ci è stato richiesto con grandissima urgenza. Anche questo siamo riusciti ad ottenerlo attraverso la nostra rete di conoscenze».

Arrivano anche richieste bizzarre?

«Riceviamo anche richieste “bizzarre” ma non le prendiamo in carico. Ci spostiamo seguendo sempre le direttive ministeriali e solo se la richiesta è davvero necessaria».

Svolgete un gran lavoro, in questo ricevete anche l’aiuto delle autorità locali o fate tutto da soli?

«Il progetto è nato in maniera autonoma. Ci tengo a specificare due cose importanti di questo progetto: la nostra non è un’associazione, ma una rete di persone. Siamo un gruppo di amici (molto allargato) che dà aiuto a delle persone che hanno bisogno e che non possono muoversi perché anziani, in quarantena o impaurite da tutta la situazione. Siamo nati come risposta ad un’emergenza. Siamo stati più volte contattati dalla Polizia Municipale e dal 112 che ci chiedevano di metterci in contatto con persone che avevano bisogno. Abbiamo da pochi giorni ottenuto un gran traguardo: il Comune sta preparando un documento che certifichi la validità del nostro progetto. Questo certificato è fondamentale perchè consente ai nostri volontari di viaggiare con ancora più sicurezza e nel rispetto di tutte le norme vigenti».

Chi avesse bisogno di contattarvi come può fare?

«Se qualcuno ha bisogno di noi, può contattatarci telefonicamente ai nostri numeri di cellulare, sulla nostra pagina Facebook o scriverci via mail passando per il sito ufficiale del nostro progetto: www.comestaitalia.com/teambota».

Salutiamo Chiara, con i suoi occhi grandi e pieni di vita, quella vita che speriamo di riuscire a riprendere presto alla fine di questa emergenza pensando che per una persona anziana o sola i ragazzi del Team Bòta Rimini sono come degli angeli, ma no Chiara non approverebbe e con il piglio deciso e la testa già al prossimo progetto ci direbbe che non c’è bisogno di scomodare gli angeli, noi siamo ragazzi concreti che hanno deciso di dare una mano.