IL TURISMO 2020 SARÀ STAYCATION, L’EMILIA È PRONTA

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Alla guida di Destinazione Turistica Emilia, l’ente pubblico strumentale degli enti locali costituito dalla Regione Emilia-Romagna, dall’atto della sua fondazione, il 30 maggio 2017 Natalia Maramotti, 10 anni (dal 2009 al 2019) assessore del Comune di Reggio Emilia, prima di iniziare la nostra chiacchierata sul turismo ci dice con orgoglio che i soci, comuni e province di Destinazione Turistica Emilia, all’atto della costituzione dell’ente erano meno di cento (99 ndr), oggi sono 121 registrando dunque un notevole incremento di fiducia e credibilità.

«Nel 2018 l’Emilia (le province di Piacenza, Parma e Reggio Emilia) ha accolto 1.390.300 turisti (arrivi) per oltre 3.032.000 notti dormite (presenze), il 12% dei turisti complessivi della regione, con una permanenza media di 2,2 giorni» ci dice subito con un certo orgoglio.

Presidente Maramotti le misure di contenimento della diffusione della pandemia Covid-19 hanno colpito duramente il comparto del turismo. Stiamo parlando di un danno – per il settore – senza precedenti. Può darci qualche elemento per guardare al futuro con ottimismo?

«L’emergenza ha determinato conseguenze epocali, nel senso che segneranno un’epoca, sia dal punto di vista della salute che sotto il profilo economico sociale. In questa non rassicurante cornice possiamo dire che il sistema turistico, con le attività ad esso collegate, prima fra tutte la ristorazione, è stato il primo settore ad essere “congelato”. Si tratta di un settore che rappresenta il 16% del PIL nazionale e in Regione Emilia Romagna il 13%, con aumenti da record negli ultimi anni tanto da raggiungere circa 60 milioni di presenze, ossia di notti dormite. In Destinazione Turistica Emilia, costituita dalle tre province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia, il turismo rappresenta il 12% del PIL con un numero di strutture ricettive pari all’11,7% dell’intera disponibilità regionale, in una confortante crescita progressiva fino al 2019. Purtroppo lo shock generato dal Covid è stato stimato nel corso di una recente intervista dall’Assessore Corsini in una perdita del PIL pari al 5%».

C’è poco da essere ottimisti allora…

«Non bisogna però farsi annichilire dal pessimismo. Il lavoro di Destinazione, da marzo in avanti, ha cercato con razionalità di favorire relazioni tra i nostri imprenditori, proporre percorsi formativi capaci di dare suggerimenti per rileggere il futuro dell’accoglienza turistica, comprendere la necessità di proporre un “territorio” e non solo una attività».

Abbiamo sentito parlare spesso di sostegno al turismo sopratuttto per quello che riguarda l’area costiera (la Romagna). Per l’area interna, in particolare quella emiliana, ci saranno interventi a sostegno del comparto turismo?

«Su impulso dell’assessorato regionale al turismo, l’APT Servizi (Azienda di Promozione Turistica) Emilia Romagna, in stretta collaborazione con le tre destinazioni, vale a dire Emilia assieme a Bologna e Modena e la Romagna, ha istituito un gruppo di lavoro  dal 10 marzo con cadenza settimanale, tuttora operativo. Durante queste sessioni sono stati condivisi indirizzi generali  e azioni per il riposizionamento del marchio “Emilia-Romagna” e, cessata l’emergenza, per la promozione dei prodotti turistici della nostra Regione, a partire dalle Città d’Arte e dalla Costa, senza dimenticare il prodotto “vacanza attiva” e, in un secondo  momento, il prodotto Food Valley. A questo scopo sono stati stanziati 2 milioni di euro  per far partire diverse campagne su reti televisive nazionali, radio e web, realizzate  da APT in collaborazione con le Destinazioni, per le quali sono stati scelti testimonial del nostro territorio. Dunque direi nessuna trascuratezza rispetto al territorio dell’Emilia. Credo che si parli molto di Romagna e di costa  perché la situazione delle imprese della filiera turistica in un contesto in cui, come a Rimini, il 38% circa del PIL è prodotto dal turismo, è meritevole di attenzione da parte dei decisori pubblici, ad ogni livello, al fine di evitare  la crisi di un sistema che porterebbe con sé una gravissima emergenza sociale».

Può anticiparci qualcosa sui testimonial che sono stati scelti?

«Le bellezze delle nostre città d’arte da Piacenza a Rimini, lungo tutta la Via Emilia, avranno il volto e la simpatia dell’attore Stefano Accorsi, del comico Paolo Cevoli per la costa romagnola e di tre atleti: Alberto Tomba, Davide Cassani e Stefano Baldini per la vacanza attiva nel verde del nostro Appennino e dei nostri parchi e riserve Mab Unesco».

Il Governo, per bocca del Ministro Franceschini, ha istituito un bonus vacanza. Cosa ne pensa?

«Penso sia un interessante incentivo per favorire l’estate italiana. Il turismo 2020 sarà legato alla cosiddetta staycation, cioè sarà turismo di prossimità. È un modo per sostenere le imprese italiane, in un momento come quello che stiamo vivendo, ed è un’intuizione logica e condivisibile. Il bonus, che sarà modulato sulla base del numero dei componenti della famiglia, si potrà spendere fino a fine anno. Anche questa è una buona scelta poiché anche la stessa Destinazione Emilia Turistica sta ragionando, insieme agli operatori e nel gruppo di lavoro con APT servizi, su come destagionalizzare, offrendo prospettive di esperienze turistiche anche nei mesi di ottobre, novembre e dicembre».

Destinazione Emilia come sta sostenendo le tante attività e professionalità che vivono grazie al turismo?

«Preciso che Destinazione Turistica Emilia è un ente pubblico la cui capacità di azione è definita dalla legge; noi non possiamo dare risorse economiche direttamente alle imprese del settore, questa è una possibilità che rientra nelle prerogative dello Stato o della Regione. Per noi sostenere i nostri operatori significa mettere a loro disposizione opportunità formative che li orientino su come affrontare il poderoso cambio di paradigma del dopo pandemia, aiutarli a costruire reti di prodotto affinché possano dare al turista opportunità diversificate per vivere  la vacanza nel nostro territorio, a tale proposito abbiamo già costruito la Rete FOOD AND WINE EXPERIENCE e la Rete CULTURA E CASTELLI, con oltre 400 aderenti, ed ora ci accingiamo alla costruzione della Rete OUTDOOR E BENESSERE, che comprende la vacanza in Appennino, il termale, l’esperienza fluviale lungo il Po, la vacanza attiva. In merito alla formazione da aprile in avanti abbiamo organizzato fino ad ora 6 incontri in videoconferenza finalizzati a fornire competenze sull’uso dei social media, sull’accoglienza turistica ai tempi del Covid19, sulla promozione della cultura ed inoltre sulla storia di nostri prodotti DOP. In maggio altri 5 incontri saranno dedicati alla storia dei nostri prodotti DOP e a giugno stiamo già preparando altre occasioni. Da ultimo, non per importanza, progettiamo e realizziamo campagne ed attività di comunicazione dei prodotti del nostro territorio, partecipiamo a Fiere nazionali ed Internazionali e a tutte le opportunità di promozione che vengono organizzate dalla Regione Emilia Romagna direttamente nelle sedi delle ambasciate all’estero».

Il 17 maggio hanno aperto i musei dopo il lockdown. Certamente un bel segnale. Per altri tipi di turismo, come quello esperienziale, quando si potrà ripartire?

«Il 18 maggio sono ripartiti i ristoranti, i luoghi della accoglienza turistica all’interno degli stabilimenti di produzione dei nostri prodotti DOP, i musei, compresi quelli del cibo che sono otto nella nostra destinazione. Non possiamo nasconderci che le indicazioni organizzative rispetto a queste attività per ridurre i rischi di contagio rendono difficile la gestione delle attività e probabilmente possono scoraggiare gli aspiranti visitatori o clienti. Una volta aperto vinceranno gli operatori turistici e di filiera e complessivamente le destinazioni che garantiranno vacanze serene e sicure. Se nel food riusciremo, nonostante le norme, a ottenere questo risultato, creando occasioni di degustazione all’aperto, pic-nic sull’erba con  cestini da asporto, mostrandoci rassicuranti e accoglienti anche con le mascherine che precludono il sorriso, credo che anche il Food potrà progressivamente ripartire. Noi come Destinazione Turistica Emilia abbiamo l’ambizione di essere la Food Valley italiana, all’interno di una regione che è comunque percepita come una realtà straordinaria nel mondo; i numeri ci danno ragione, infatti il 72% del PIL prodotto da DOP in Emilia Romagna è prodotto nel territorio di Visit Emilia. Parma e Reggio Emilia sono rispettivamente la 1° e la 3° provincia per PIL legato alle produzioni DOP. Partendo da Parma, prima città italiana divenuta Citta della gastronomia Creativa Unesco, dai numeri appena citati, dalla quantità di esperienze che possiamo proporre sul cibo e dai prodotti DOP nel nostro territorio, l’obiettivo è quello di avere una riconoscibilità nazionale e internazionale tanto da attrarre, attraverso questo elemento distintivo, turisti mossi anche da altre motivazioni».

Come si immagina il turismo del futuro?

«Uno sguardo razionale ci dice che non è vero che “tutto sarà come prima”, in generale, nel turismo in particolare. Molti esperti considerano il Covid19 come la più grande trasformazione dell’industria turistica dopo l’avvento di internet. In realtà il Covid è stato un “acceleratore di processo”, per così dire, già prima della pandemia. Nelle occasioni di confronto internazionali e nazionali, un esempio per tutte il BTO Buy Tourism Online, già si rifletteva su come convertire forme di turismo “maturo” e si prendeva atto delle nuove tendenze. I turisti cercano sempre più luoghi unici per attività capaci di costruire un contatto profondo con il contesto. Si dice che i viaggi si baseranno sempre più sul perché visitare, piuttosto che sul cosa visitare. Noi viviamo in una regione piena di storie straordinarie e il territorio di Visit Emilia non è da meno, a partire da quei racconti e suggestioni legati al mondo dei nostri prodotti DOP. Quando mi capita di fare presentazioni all’estero di Destinazione Turistica Emilia, che presiedo, racconto che i nostri prodotti sono frutto di una storia millenaria. In fondo addentando un pezzo di Parmigiano Reggiano, il miglior formaggio al mondo, si assapora un pezzo di storia del monachesimo. E quando racconto questo aneddoto moltissimi sono curiosi di approfondire. Partendo da questa considerazione dovremo dare una mano ai nostri operatori turistici a essere sempre più capaci di progettare esperienze che facciano vivere emozioni uniche che si devono collocare dentro a un sistema di prodotto e di territorio. Certo nel post Covid ci dovrà essere una grande attenzione a rassicurare il viaggiatore rispetto al rischio sanitario. Anche questa necessità che oggi vediamo come una difficoltà, un ostacolo, un costo, forse potrà proprio favorire quelle esperienze che danno l’impressione a chi viaggia di diventare parte della comunità locale».