InFEDE: LA FEDE È UNA SFIDA O UNA SFIGA?

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di Marco Gasparini

Siamo entrati nella fase-due. Sono innumerevoli — per chi di noi frequenta quel ‘luogo non luogo’ che sono i social — i meme che ridicolizzano o enfatizzano l’importanza di un ritorno, seppur calibrato e graduale, alla vita di prima. Idealmente ne vorrei lanciare uno anch’io con queste poche righe che cercano, dentro a quel guazzabuglio che è la vita di tutti e di ciascuno, di vederci chiaro in un’ottica di fede.
 
La fase-due è iniziata due giorni fa, il 4 maggio, giorno celebrativo della celeberrima saga “Star Wars” (Guerre stellari), una delle pellicole più iconiche del cinema di tutti i tempi. Per quale motivo? Provate a pensare alla data 4 maggio scritta in inglese: «May the fourth». Se siete degli appassionati, come il sottoscritto, vi ricorderà sicuramente l’augurio che rimbalza all’inizio di ogni missione tra i personaggi dei film: “May the force be with you”, “Che la forza sia con te”.
 
È significativo (e direi) di buon auspicio, che questo augurio coincidesse con l’inizio di un nuovo tratto della storia del popolo italiano verso una rinascita, una ripresa della vita sociale, economica, relazionale e con la prosecuzione della battaglia contro il Covid-19. C’è davvero da augurarsi che la forza sia con noi. Ma quale forza?
 
La quarantena che abbiamo vissuto ha riportato molti di noi alla fede in Dio. Anche chi vi scrive. Le prove sono sotto i nostri occhi, anche se sono state criticate da chi è troppo sicuro di sé e della propria intelligenza, tanto da ergerla a unico criterio interpretativo sulla realtà: la messa del Papa trasmessa ogni mattino da Rai1, alcuni eventi significativi com’è stata la Veglia di Preghiera in una Piazza San Pietro deserta, la presenza di esponenti religiosi invitati nei più illustri salotti televisivi… e la ripresa, in modo personale, di quell’atteggiamento di preghiera che ci porta a sentirci custoditi e amati da Qualcuno.
 
Perché abbiamo tutti, per tutto, un estremo bisogno di ritrovare in noi una presenza che ci aiuti a non mollare, un amico che ci tenga per mano quando arriva il buio, una persona che sappia guardaci con simpatia, un Dio che ci ami per come siamo. E tutto questo si trova, si cerca, si invoca specialmente quando si attraversa il pericolo, la malattia, lo scoraggiamento, la sfiducia in se stessi e negli altri. 
 
Se non ricordo male, quando il prete inizia la messa ci dice sempre «Il Signore sia con voi». È bello questo: pare ci butti addosso Dio, ci sfidi ad accoglierlo nella vita. Ecco, noi iniziamo questa fase-due con questo spirito; iniziamo la ripresa con questi pensieri. 
 
Ieri, riaprendo un testo di filosofia, ho trovato a margine di un brano di Heidegger (non chiedetemi il perché) questa frase: “Signore, ci concederai la pace, poiché tu dai successo a tutte le nostre imprese”. Non sono nemmeno andato a vedere da che parte della Bibbia venisse fuori… 
 
Facile a dirsi, difficile a farsi, verrebbe da obiettare. D’altro canto aver fede è anche una questione di sfida, o di sfiga per qualcuno. Certo, giocando con le lettere, per alcuni la fede è una sfiga, per altri una sfida. Dipende da noi mettere la lettera d o la lettera g. Ma solo nella certezza che Dio ci è Padre e ci vuole bene ogni cosa diventa una sfida. Vedete, c’è proprio da augurarsi che la forza sia con noi.