InFEDE: QUALE FONT PER LA MIA ESTATE?

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di Marco Gasparini
 
Il mese di giugno segna – da sempre – una svolta, una rottura, una pausa. Anche in questo giugno così strano, infatti, s’interrompono tante cose: i programmi televisivi, una stagione lascia il passo a un’altra, la scuola, e l’ordinario lascia spazio allo straordinario. È il tempo delle vacanze, dove tante situazioni della vita vacant, come dicevano i latini, non ci sono, chiudono, finiscono, mancano.
 
Per alcuni di noi è il tempo del “tirare il fiato”, dove dedicare più spazio a se stessi e alla bellezza delle proprie passioni: lo sport, i viaggi, la lettura, la musica. Potrebbe diventare anche il tempo per chiedersi davvero «come va? Come sta andando?», e, soprattutto, «dove sta andando la mia vita?». In questo modo, l’estate diventa il tempo dell’opportunità, il periodo dove la vita si colora di tante cose più nuove e desiderate. 
 
Gli antichi greci usavano due sostantivi per chiamare il tempo: chronos e kairos. Il primo è il tempo che scorre, il tempo che passa, il tempo quantitativo; il secondo è il tempo del senso, il tempo da riempire, il tempo qualitativo. Dentro a questo kairos, l’estate sostanzia l’umanità di tutti, riempiendola di tutte quelle cose che la rendono un tempo bello, denso di esperienze e di incontri significativi. Ecco perché passa subito!
 
Alcune ore non passano mai (perché le “subiamo” con rassegnazione), alcuni mesi passano in un istante (perché li “viviamo” con passione). Come la vita, comunque, siamo noi che dobbiamo riempire questo tempo nuovo e, appunto, viverlo con passione. E conviene pensarci, un po’ come programmiamo un viaggio: curiamo i dettagli, gli orari, gli arrivi e le partenze, i luoghi da visitare. Come stiamo programmando, allora, la nostra estate?
 
Trovo quantomai essenziale – affinché non trascorra nella noia o nella dispersione di energie – rifletterci perché possa essere davvero una stagione dove ricreiamo il nostro essere uomini e donne con una vita che ci fa bene e ci fa del bene. 
 
Io lo sto facendo con una domanda, che m’inquieta: «come sto? Come sta andando la mia vita? Di cosa ho veramente bisogno?». È, questa, l’inquietudine dei vivi, quell’inquietudine di chi non si sente mai arrivato, ma sempre in cammino, sempre alla ricerca ansiosa di un posto dove sentirsi davvero bene. Guai se non prendessimo sul serio questa domanda continua di senso che ci sospinge sempre in avanti…
 
Chiudo con una suggestione. Il termine francese font, che usiamo spessissimo quando dobbiamo scegliere la grafia del computer, significa “fuso” perché i caratteri a stampa, anticamente, venivano prodotti fondendo il metallo, e per correggere un errore bisognava fondere nuovamente l’intera riga, perdendo tempo ed energie.
 
Ecco perché un errore di battitura è un re-fuso. Ci possiamo augurare buone vacanze solo scegliendo bene il font con cui scrivere questi mesi che ci stanno davanti, tempo da tanto atteso, desiderato, preparato. Ciascuno come può.