InFEDE: SE DIO DIVENTA INDIFFERENTE

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foto: Memoriale della Shoah di Milano

di Marco Gasparini

Insegno Religione cattolica in un grosso liceo di Milano e – quasi ogni giorno – i ragazzi sfidano la mia fede con domande che bisognano di risposte e di argomentazioni sufficientemente credibili. Sì, perché Dio, alla fine della fiera, pare scomparso dal loro orizzonte; Dio non ha più senso o, peggio, non dà senso alla vita. 

L’ho ripetuto a un diciottenne di Quinta: «Non lasciare che Dio ti diventi indifferente». Giacomo e i suoi compagni se ne stanno ai margini della Chiesa, ma sono loro che – proprio così – mi aiutano ad averne un’immagine più ampia. I ragazzi sono provocanti, perché mi ricordano che il Vangelo passa prima attraverso la nostra carne e solo dopo per il cervello. «Prof, dov’è Dio? Ho paura di vivere come se Dio non ci fosse», ribatte un altro in videolezione.

Le sue parole mi si sono conficcate dentro: perché anch’io vivo o posso vivere così. Il vero ateismo, infatti, credo sia l’indifferenza che abbiamo nei confronti di Dio, nei confronti di quel nucleo di senso che ci portiamo come nostalgia nel cuore. L’ateo non è chi fa chiasso contro il Papa, la Chiesa e i preti (a volte è solo uno stratagemma per emergere).

Quando eviti di scontrarti con quella pretesa di felicità che ti porti nel cuore, con quel bisogno di amare e di sentirti amato, con quell’abisso di mistero che rimane come fondo alle cose che vivi, allora, solo allora tu sei ateo. Diversamente sei credente. E per credere non c’è bisogno per forza della fede. La fede dà un nome a Dio, accende la luce, ma non crea nulla, semplicemente chiarisce i rapporti, svela i volti.

Non è la nostra fede che crea Dio, Egli esiste anche senza la nostra fede e nonostante la nostra fede. Dio esiste anche per chi non ha fede, e si fa toccare a tentoni, nel buio, ferito anche dalla rabbia e da quelle preghiere inverse che assomigliano a bestemmie ma che a volte sono solo invocazioni estreme di chi non trova pace. Dio non fa preferenze, e il dono della fede non è un ingiustizia, o una maniera di fare figli e figliastri.

«A chi ha di più sarà chiesto di più», disse Gesù un giorno. Tutto è proporzionato a ciò che abbiamo ricevuto. Una cosa, però, rimane come una vera gaffe, una tragedia a tratti pericolosa se non a volte anche irreversibile: l’indifferenza. Dio non ha paura delle nostre rivolte, non sopporta però l’indifferenza.

Essa è la maniera attraverso cui ignoriamo il motivo per cui tutto vale la pena. Questo è l’ateismo, questa è la disperazione presuntuosa di chi non piange più ma si vanta di ciò che lo svuota, illuso di essere più furbo, più libero, quando invece è solo più solo.