Innovare il volontariato per una nuova Big Society

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di Rossella Giulia Caci

 

In Italia, la storia del volontariato proviene da tre grandi pilastri della nostra società. Il primo è ecclesiale e cattolico, che trova le sue radici sul concreto di pietas cristiana ed è tuttora molto vivo. A fianco a questo, si costituisce a fine ottocento una fitta attività di volontariato che nasce da una tradizione operaia e socialista. Per ultimo abbiamo il pilastro liberale che con il tempo è andato scemando fino a scomparire. Tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli anni ottanta, il volontariato diventerà un vero e proprio soggetto politico, riconosciuto anche dalla successiva produzione legislativa. L’attività di volontariato viene menzionata all’interno della nostra Costituzione negli articoli 2 (qui) e 3 (qui). Entrambi stabiliscono e legittimano l’importanza dell’attività di solidarietà ed affidano alla pubblica amministrazione l’organizzazione del modo di adempimento di tale funzione.

 

Possiamo notare che il volontariato risponde ad una emergenza sociale, passando così ad un’altra fase, ovvero sensibilizzare i cittadini alla consapevolezza, non solo dei propri doveri, ma anche dei propri diritti, in modo tale di invogliare la pubblica amministrazione a compiere nel miglior modo possibile le proprie funzioni. A metà degli anni 90 si consolida la realtà del Terzo Settore, costituita da enti esterni allo Stato ed al mercato, impegnati in attività con fini di utilità sociale.

 

Il volontariato ha uno scopo nobile e virtuoso ben preciso. Esso opera come una scuola di solidarietà per la comunità non solo locale ma anche nazionale, con l’obiettivo di ridurre o eliminare le differenze economiche, culturali, sociali, politiche e religiose. Il volontariato porta avanti principi come quelli della libertà, della non violenza, della pace, della legalità, della solidarietà, della responsabilità e della giustizia sociale. La messa in atto di tali principi è permessa indubbiamente dai volontari, con la loro azione individuale o organizzata in gruppi. Questi svolgono la funzione di collante naturale di diversa matrice culturale, medica, sportiva, animalista, ecc.

 

Personalmente ritengo che stiamo vivendo una crisi non solo economica ma anche culturale e sociale, notando che lo spirito solidale sta sempre venendo meno. Credo sia doveroso, da parte di tutti i cittadini attivi, di chiedere alle istituzioni di ripensare ad un modello di sviluppo economico, ed alle condizioni che lo rendano sostenibile, mettendo in primo piano l’importanza e il valore della persona, pensando alle nuove generazioni sia del presente che del futuro. Recuperare i principi e i valori dell’umanesimo della nostra tradizione e della nostra cultura è importante non solo per le piccole realtà locali ma anche per quelle statali ed europee. Riconoscere l’attività di volontariato come soggetto al quale non si può rinunciare è fondamentale in quanto esso stesso è testimone di valori e principi imprescindibili. Inoltre esso rappresenta una speranza per i vari servizi che è in grado di attuare, a sostegno di un sistema welfare che ormai risulta impoverito. Il mondo del volontariato rappresenta l’espressione più genuina di una Big Society orientata al bene comune.

 

Oggi infine il volontariato ha subito un rinnovamento, assumendo, grazie al web ed ai social network, una forza ed una capacità di coinvolgimento enorme. In futuro, speriamo, che, in questo modo, si potrà avere una sempre più ampia diffusione del valore della solidarietà, rendendo la coscienza collettiva sempre più sensibile alle reali problematiche sociali.