Innovare la sanità pubblica

di Carlo Taglini



La sostenibilità dei sistemi di welfare è uno dei problemi principali di tutti i paesi occidentali e lo diverrà sempre in misura maggiore negli anni a venire, vista la bassa natalità di talune nazioni, e l’elevato debito pubblico. Nelle decadi passate, il sempre maggiore onere dei sistemi di previdenza sociale (dalle pensioni ai costi della sanità) era sempre stato mitigato non solo da un tasso di natalità migliore ma anche dalla possibilità di inflazionare un debito sempre maggiore, cosa che diventa molto più complicata quando (è evidentemente il caso delle nazioni europee prima con l’adesione allo SME e poi con l’entrata nell’Euro) si è impossibilitati nel pieno utilizzo della leva monetaria.


Ora, vista la maggiore longevità della popolazione, il salvataggio del sistema pensionistico pubblico passa necessariamente per un allungamento della vita lavorativa. Ben inteso che alcune mansioni usuranti non possono essere eseguite in età avanzata (e che quindi occorra trovare una soluzione di buon senso), il sistema potrebbe reggere grazie alle opportune correzioni anche se non griderei allo scandalo se si iniziasse (perlomeno) a pensare al varo di un sistema pensionistico privato come quello vigente in Cile (per ulteriori dettagli rimando qui: https://www.leoniblog.it/2018/01/16/le-buone-riforme-pagano-caso-delle-pensioni-cile/).


Salvare la sanità pubblica si deve…Diverso è il problema della sanità. Partendo dal presupposto che si debba assolutamente salvare la sanità pubblica (e che quindi la privatizzazione non debba considerarsi un’opzione disponibile), occorre riflettere su di un concetto fondamentale: lo Stato deve assicurare a tutti la copertura sanitaria, ma la possibilità di azzardo morale deve essere rimossa alla radice. Questo, in concreto, significa che i comportamenti non salutari devono essere monitorati, condannati e puniti. 


Se lo Stato deve garantire la copertura sanitaria a tutti, lo Stato deve sapere le abitudini di tutti e applicare una tassazione corretta, evitando il free-ride da parte di gente che cede ai vizi a discapito della propria salute.  Un fumatore deve pagare di più rispetto a un non fumatore per un intervento ai polmoni o al cuore; stesso discorso per chi abusa di alcool, di steroidi, di zuccheri. La sanità gratuita deve essere garantita a chi ha difetti congeniti, non a chi si è danneggiato e continua a danneggiarsi con comportamenti irresponsabili.… e si può: a basso costo.


La mia idea è che il salvataggio della sanità pubblica passi dall’obbligo annuale delle analisi del sangue, analisi complete attraverso le quali il SSN sappia esattamente quale sia la tariffa giusta da applicare a ciascun cittadino e sappia come promuovere effettivamente stili di vita sani. Faccio notare che le analisi del sangue obbligatoria permetterebbero, oltre che di intercettare in anticipo numerose patologie, di arginare in maniera molto più efficace nel malattie sessualmente trasmissibili. Nonostante la mia fede economica si avvicini molto a quelle della scuola austriaca, il motivo ultimo per il quale rimango sostenitore della necessità di un sistema sanitario pubblico è che alcune malattie (AIDS ma anche l’obesità) sono socialmente pericolose e vanno combattute alla radice; pretendere che sia la selezione darwiniana a fare il suo corso, è veramente molto pericoloso e necessita di troppo tempo e sacrifici che non sono socialmente e umanamente tollerabili.


È però fondamentale che l’applicazione delle tariffe sanitarie sia subordinata all’implementazione di un sistema di monitoraggio della salute degli individui nel continuo e che vengano promossi stili di vita sani per tramite della tassazione e non solo con messaggi pubblicitari di dubbia efficacia. Il salvataggio della sanità pubblica, passa quindi per la riduzione della nostra privacy: nell’epoca dei social media, credo che affidare le informazioni sulla nostra salute ad una banca dati statale  (cosa che avviene già ora) sia l’ultimo dei problemi.

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