Innovare l’opposizione

di Stefania Gasparini


Avremmo bisogno di più neuroni specchio e invece abbiamo, nelle aule parlamentari, una opposizione, quella del Pd al governo Salvini-Di Maio, a specchio. Abbiamo sempre detto che il Movimento 5 Stelle ci fa paura, non solo e non tanto per le idee, ma per il loro essere, o meglio, il loro modo di essere nella politica italiana. 


Nascono da un vaffa.., nascono dalla voglia di disintermediare la società, nascono e crescono attraverso prese in giro, insulti e cialtroneria varia.


Disconosco lo studio, il merito, la fatica di sapere, la fatica di governare.


Abbiamo detto, noi del Partito Democratico, mai alleanze con loro perché siamo ontologicamente diversi.


Ma quindi perché ora facciamo opposizione come loro?


No, non abbiamo bisogno di una opposizione a specchio.


Una opposizione che troppo spesso si limita ad imitare comunicazione, modi e linguaggio dell’avversario.


Un’opposizione che discute su quanti rimpatri in più hanno fatto i nostri governi, o quante banche abbiamo salvato (e come lo abbiamo fatto), un’opposizione che rivendica. 


Un’opposizione  che parla di vite in vacanza (con chiaro riferimento alla hit del gruppo indie bolognese Lo Stato Sociale)  di fronte al tema quanto mai preponderante e centrale della povertà e dell’insicurezza sociale. Un’opposizione che parla di promesse mancate, senza nemmeno rendersi conto che non è la mancanza quella da contestare, ma le promesse stesse!


Abbiamo  bisogno di più neuroni a specchio. Quei neuroni che sono alla base dell’empatia. 


E l’empatia dovrebbe essere un atteggiamento prepolitico per chi fa politica a sinistra.


L’unica opposizione possibile per uscire da quel 17-18% al quale siamo inchiodati da ormai un anno è quella che parla di futuro, di speranza, di prospettiva.


Che non rivendica ma rilancia. 


Rilancia temi, programmi, linguaggi nuovi.


Un Partito Democratico che rimetta al centro le persone con le loro vite. 


Perché a chi si sente perennemente in periferia non interessa parlare di spread, di divani o di quanto i decreti si assomiglino.


Interessa la loro vita, fatta di servizi alle famiglie, di sanità, di sicurezza sociale, di scuola, di lavoro, di sviluppo delle città. 


Interessa ritrovare una speranza, perché questa è la vera mancanza. Quella delle speranze di un futuro migliore.


Questo è il dibattito che dovremmo rilanciare.


Un compito arduo, certo, ma che non può che spettare  a noi. A noi che vogliamo essere qualcosa di diverso, a noi che i vaffa non piacciono, a noi che crediamo nella politica del coraggio. 


Proprio in questi giorni si celebrano i 100 anni di quell’appello ai liberi e forti di Don Luigi Sturzo che diceva: “A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnano nella loro interezza gli ideali di giustizia e libertà”. 


Ecco il coraggio della giustizia e della libertà, da quello dobbiamo ripartire.

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