Innovazione culturale: coraggio, ambizione, dinamismo

di Vania Toni



Nel 2010 un Ministro disse che di cultura non si mangia: no, la cultura è cibo, prezioso


La cultura è anche nutrimento economico, ma percepisco da sempre un senso di disagio nei confronti di qualcosa di immateriale che, però, è lavoro vero e proprio.


Dal 2005 mi occupo di management culturale e comunicazione in un Paese dove i lavoratori del settore rientrano in un’area vasta che difficilmente si riesce a delimitare, esattamene come lo sconfinato patrimonio culturale materiale ed immateriale presente sul nostro territorio.


L’Italia potrebbe vivere di cultura e turismo ma è necessario essere coraggiosi, ambiziosi, credere e investire nelle politiche culturali, perché sicuramente si può trarre enormi benefici in termini economici e in vitalità dei centri urbani, soprattutto delle periferie.


La dimensione di una città non determina i suoi risultati in ambito creativo anzi, spesso i piccoli e medie centri abitati ottengono risultati migliori rispetto a quelli più grandi 


Roma ad esempio, città unica al mondo, non eccelle per strategie culturali e prosegue con una malsana rendita di Capitale, e con una capacità di offerta inferiore rispetto ai grandi poli culturali europei


Sono candidata capolista a Reggio Emilia per la mozione Giachetti-Ascani, alle primarie del Partito Democratico che si terranno domenica 3 marzo.


Quello che porterò in Assemblea Nazionale sarà la mia esperienza professionale e di amministratore con delega alle politiche culturali, con l’obiettivo di porre la cultura e la creatività come punti strategici dell’agenda del partito e del nostro Paese.


In un periodo di grandi e veloci trasformazioni sociali e di concorrenza, risulta indispensabile esaminare progetti culturali in situazioni dinamiche, innovative, diversificate, all’interno di un programma di confronto che metta in evidenza le modalità positive e di successo del potenziale culturale, in grado di stimolare l’innovazione e migliorare la qualità della vita.


Proporrò un dinamismo culturale con un patto per la cultura attiva e consapevole, protagonista.


Innovazione e formazione devono essere supporto e sostegno in grado di rendere i lavoratori del settore culturale, e le tante imprese presenti sul territorio nazionale, sempre più competitive all’interno di un mercato internazionale che ci vede in ritardo rispetto alla capacità di un compartimento, che dovrebbe essere portatore di nuova energia e in continua trasformazione.


L’investimento sul settore deve guardare alle tante iniziative meritevoli in Europa, deve uscire dai confini territoriali e mentali, e diventare attrattore e catalizzatore di vitalità ed efficienza.


La cultura è ossigeno puro necessario per sentirsi parte della società, è uno dei più alti elementi di identità del nostro Paese.


Durante i governi Renzi e Gentiloni è stata introdotta l’idea che per ogni euro investito in sicurezza, uno ne debba essere investito in cultura,  io mi impegnerò per far si che si possa proseguire in questa direzione.


La politica deve interrogarsi e attivarsi per migliorare la preparazione ad una cittadinanza pienamente consapevole del presente e del futuro, deve presidiare i territori con centri culturali che diventano luoghi di inclusione sociale attraverso una rigenerazione urbana e un ascolto e attivismo delle associazioni, deve favorire il lavoro creativo promuovendo e sostenendo nuovi modelli imprenditoriali, incoraggiando la partnership pubblico-privato e l’Art Bonus, importante forma di mecenatismo, che permette alle persone fisiche e alle imprese di ottenere uno sgravio fiscale pari al 65% delle erogazioni liberali a sostegno di progetti culturali.


Non possiamo permetterci di abbandonare l’investimento sulla domanda di cultura dei più giovani, il riconoscimento del tax credit alle imprese che investono economicamente su progetti audiovisivi, un ammortamento per le imprese culturali e creative operative nel campo dell’innovazione tecnologica.


Voglio promuovere l’Italia come capofila di una rete di luoghi del sapere europei, che favoriscano scambi per studenti delle varie espressioni artistiche, per facilitare l’identità culturale europea come valore aggiunto di “Unità nella diversità”

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