Innovazione culturale: se non ora quando?

di Monica Liliana Pradelli
@MonicaPradelli

 

L’Istruzione e la Cultura sono fondamentali nel contribuire al benessere di uno Stato avanzato. L’Italia è purtroppo da tempo un Paese in cui la scala sociale si è fermata e in cui sussiste l’immobilismo sociale. Per tornare a metterla in moto è necessario puntare sulla innovazione culturale.

 

Cosa significa innovazione culturale?  

 

In una prima accezione è “pura”: quando cioè è indipendente dalle applicazioni. Ci si muove nei territori dell’arte, della filosofia, della scienza. È creatività.
In una seconda accezione invece è “applicata”: ci si muove negli ambiti della tecnologia, dell’economia d’impresa responsabile o del no-profit e sarebbe forse preferibile parlare di innovazione sociale.
Comunque la si intenda non si può negare che occorra a priori ricostruire il riconoscimento dell’importanza del ruolo dell’insegnante, il quale per diversi anni è a contatto con i ragazzi per un tempo spesso maggiore dei loro stessi genitori.
 

Il diritto all’educazione comporta il diritto a un insegnante qualificato. Un Paese che non investe nella Scuola e non ha rispetto né considerazione per gli insegnanti è un Paese in declino

 

 

Il diritto all’educazione comporta il diritto a un insegnante qualificato. Un Paese che non investe nella scuola e non ha rispetto né considerazione per gli insegnanti è un Paese in declino.

 

Non solo occorre ripensare ai programmi di studio degli istituti scolastici per rispondere con adeguatezza alle competenze necessarie del mondo contemporaneo e anzi anticipare quelle che lo saranno nel prossimo futuro, quanto investire in ricerca, nella formazione continua dei docenti, nell’educazione a 360 gradi, così che i docenti possano essere di miglior stimolo alle menti delle giovani generazioni a cui si rivolgono.

 

Questo ambizioso ma necessario programma è realizzabile anche tramite l’uso di nuovi mezzi per l’apprendimento.

 

Si pensi a laboratori di coding per insegnare fin da piccoli i rudimenti della programmazione giocando (a Modena questi laboratori sono presenti in diverse scuole medie e elementari) o a laboratori di robotica per i più grandi.

 

Altri progetti in essere sono ad esempio “Ragazze digitali” (qui) che già da diversi anni prevede un campus estivo dedicato alle studentesse delle scuole superiori di Modena e Reggio Emilia per avvicinare le ragazze all’informaticae alla cultura digitale, la cui ultima edizione si è svolta a luglio presso il Centro Internazionale Loris Malaguzzidi Reggio Emilia.

 

Il Summer Camp ha visto partecipare 15 ragazze che hanno svolto attività di making costruendo una macchinina controllata dal software Arduino e lavorando in gruppo per realizzare un progetto di propria ideazione.

 

Per quanto riguarda la formazione post diploma esistono gli ITS (alias Istituti Tecnici Superiori) scuole biennali per diplomati che permettono di acquisire competenze tecnologiche avanzate ricercate dalle imprese e spendibili sul mercato.

 

Si tratta di una sperimentazione che già da alcuni anni sta dando ottimi risultati in termini di occupabilità degli ex studenti pari all’80% a un anno dal diploma, cofinanziata da fondi europei.

 

Durante la terza edizione del Modena Smart Life svoltosi lo scorso weekend a Modena, durante un seminario in tema di prospettive future del lavoro, l’Ing. Johanna Ronco, dell’Ordine degli Ingegneri di Modena, ha affermato che l’innovazione consiste nel ridurre il divario di genere tra uomini e donne, non solo di tipo salariale, in particolare nel settore scientifico per rendere i posti di lavoro più adatti alle esigenze femminili.

 

Secondo l’Ing. Ronco sono da sradicare gli stereotipi di genere, ancora molto radicati nella nostra società che «sono un grosso freno per le ragazze quando scelgono di iscriversi a ingegneria perché l’interesse c’è ma mancano i modelli, i luoghi di lavoro adatti, c’è una serie di azioni da intraprendere. […] Dobbiamo abbattere questi stereotipi culturali non solo per quanto riguarda il mestiere dell’ingegneria ma nel mercato del lavoro generale».

 

“Innovazione Culturale” è la parola d’ordine per uscire dall’immobilismo socialedel Paese? Sono convinta di sì, parafrasando lo slogan: “Innovazione culturale: se non ora quando?”.

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