Internet e giornali? The Guardian e NYT hanno vinto la sfida digitale

di Giusy Russo
@giusyrus

 

Definire un fenomeno una minaccia o un’opportunità non è talvolta facile. Pensiamo al rapporto tra digitale e carta stampata, i giornali spesso vedono internet come un nemico che sottrae risorse economiche e lettori, eppure proprio il web può spronare la stampa ad adeguarsi ai tempi. Una ricerca dell’Osservatorio Internet Media della School of Management del Politecnico di Milano, riportata dal Sole 24 Ore (qui) la scorsa estate, ha mostrato in maniera esplicita la forza di Internet rispetto a radio, stampa e tv in ambito pubblicitario. Se dieci anni fa gli investimenti complessivi in pubblicità ammontavano a 9,2 miliardi di euro, con la televisione ad assorbirne il 54% e la carta stampata una fetta pari al 31%, nel 2017 il grande schermo è sceso al 48 %. Colpisce tuttavia soprattutto il web, passato dal 10% al 34%. La stampa invece è scesa al 13% e, se consideriamo che la somma degli investimenti totali si è ridotta, capiamo la portata del fenomeno. I dati, letti in altri termini, invitano i giornali a cambiare modello di business per non soccombere davanti alla rete e non perdere rilevanti risorse economiche. Ma come si trasforma una minaccia in un’opportunità? Qualche storia da cui prendere spunto arriva dall’estero.

 

A raccontarci la prima è Katharine Viner (qui) caporedattore del Guardian da circa tre anni e mezzo. Anche la celebre testata giornalistica inglese ha dovuto fare i conti con Facebook e Google che concentrano gran parte degli introiti derivanti dalle inserzioni pubblicitarie, eppure non voleva rinunciare a fornire ai propri lettori contenuti gratuiti. Ecco quindi che è stato deciso di chiedere un contributo volontario e che la scelta si è rivelata vincente. Circa un milione di persone in giro per il mondo hanno infatti deciso di sostenere finanziariamente il Guardian con contributi volontari e con abbonamenti alla rivista, all’edizione settimanale e all’Observer. Viner è fiduciosa e crede che andando avanti di questo passo i conti possano tornare in pareggio entro il mese di aprile del 2019. In particolare, come riportato da journalism.co.uk (qui), dal 2016 al giugno 2018, il Guardian è arrivato a 570.000 tra sostenitori, membri e abbonati a pagamento regolari. A questi vanno aggiunti 375.000 contributi unici nell’ultimo anno provenienti da tutto il mondo.  Amanda Michel, direttore dei contributi globali del Guardian e project manager, ha elencato le ragioni di questo successo. Per un giornale è fondamentale raccontare cosa si sta facendo e cosa si vuole offrire ai propri utenti/lettori.

 

Questa storia dimostra che donazioni e abbonamenti possono essere favoriti quando il servizio offerto comprende contenuti di qualità, come approfondimenti e inchieste per i quali il Guardian è famoso in tutto il mondo. Un’altra storia arriva invece dagli Usa e ha come protagonista il New York Times. I dati del terzo trimestre 2018 (qui) mostrano ricavi totali in aumento dell’8,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, una crescita degli introiti derivanti dagli abbonamenti pari al 4,5% e delle pubblicità pari al 7,1%. Per il quotidiano fondato nel 1851 le entrate derivanti dagli abbonamenti digitali a tutti i servizi offerti sono aumentate del 18,1% per il terzo trimestre dell’anno. Internet ha portato nuovi lettori, visto che il totale degli abbonamenti sottoscritti esclusivamente online ammonta a oltre tre milioni, ovvero 203mila in più rispetto al secondo trimestre del 2018.

 

Il Guardian e il New York Times stanno gestendo i maniera diversa il rapporto con il mondo digitale, a grandi linee con donazioni e abbonamenti il primo, con paywall e abbonamenti il secondo, ma entrambe queste esperienze dimostrano che una minaccia può diventare un’opportunità e che il Web per la stampa tradizionale può costituire una sfida in grado di dare soddisfazioni.

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