Italia Viva supererà le ideologie passate

81

Renziana della prima ora, cinque anni in Sala del Tricolore tra le fila del Partito Democratico è tornata da Firenze, lo scorso mese, ricaricata dopo aver vissuto i tre giorni della Leopolda immersa nel ritrovato entusiasmo dell’inizio, di quando Matteo Renzi si affacciò sulla scena politica nazionale travolgendola. Maura Manghi autorevole volto del renzismo reggiano ha scelto di seguire l’ex rottamatore nel suo nuovo partito, Italia Viva. La incontriamo alla vigilia dell’appuntamento di Torino dove Renzi lancerà ufficialmente l’organizzazione del suo partito e presenterà le proposte per rilanciare l’economia italiana.

 

Manghi lei ha partecipato a tutte le edizioni di innòva, come sa ci occupiamo di innovazione. Italia Viva il partito fondato da Matteo Renzi è nato meno di un mese fa, quali sono le principali innovazione per quanto riguarda la cosiddetta forma partito?

«L’obiettivo di Italia Viva è quello di essere un partito nuovo non solo nei programmi ma anche nell’organizzazione. Uno dei difetti principali dei partiti tradizionali, soprattutto quelli nati durante la prima Repubblica, è la frammentazione in potentati locali, guidati dai cosiddetti “signori delle tessere”, che controllano di fatto le adesioni. Per evitarlo abbiamo scelto l’iscrizione centralizzata nazionale attraverso il sito on line».

 

In questo modo non si rischia di perdere il legame con il territorio?

«No, questo non significa abbandonare il legame col territorio, ma spostare il lavoro dei comitati territoriali dal tesseramento alla politica, cioè proporre temi e organizzare iniziative».

 

Renzi ha detto chiaramente di ispirarsi ad Emmanuel Macron. Sono in molti a far notare che l’attuale Presidente della Repubblica Francese, nel 2017 quando si candidò, era una novità mentre Renzi ha già trascorso 1000 giorni a Palazzo Chigi ed è stato per due volte segretario del Partito Democratico. Pensa sia corretto accomunare i due?

«Italia Viva sarà per la politica italiana quello che En Marche è stata per la politica francese, ne sono sicura. Non mi soffermerei solamente sui numeri visto il diverso impianto istituzionale tra l’Italia e la Francia, ma nella nostra filosofia, come in quella di En Marche, c’è la scelta del superamento delle ideologie novecentesche, o meglio il superamento di come queste ideologie sono state interpretate».

 

Un partito ne di destra ne di sinistra…

«Italia Viva è un partito liberale e progressista. Essere liberali non vuol dire avere ideologie incrollabili ed impermeabili, ma avere un metodo di interpretazione della società che mette al primo posto la libertà, l’uguaglianza delle possibilità, la crescita economica, culturale e morale di ciascuno. Ed è un partito progressista perché vuole dare ad ognuno la possibilità di una vita dignitosa, ricostruendo quell’ascensore sociale che si è fermato troppo spesso negli ultimi anni».

 

Quindi mi pare di aver capito che per l’operazione alla Macron va benissimo l’ex Primo Ministro Renzi?

«Per noi la “novità” non è nella persona di Matteo Renzi ma nell’approccio alla politica totalmente nuovo».

 

Abbiamo parlato di superamento delle ideologie novecentesche, ma in Italia si sente davvero il bisogno di un partito liberal democratico o liberal progressista come lo ha definito lei?

«Personalmente ritengo che il tentativo di dare una svolta liberal democratica al Paese sia ancora molto attuale. Pensi solamente a quanto pesa la burocrazia sulla vita dei cittadini. Oggi per fare qualunque cosa, dal ricavare una finestra in casa, al vendere giornaletti usati al mercato, occorre una quantità di attività burocratiche spesso inaffrontabili dai normali cittadini. Questo non significa abolire le regole, ma chiedere meno adempimenti per poterle rispettare». 

 

Secondo lei quali sono i temi che dovrebbero essere messi al centro dell’agenda politica?

«Oltre alla sburocratizzazione c’è lo sblocco e il completamento delle grandi opere ed è necessario riprendere in mano il capitolo delle riforme istituzionali. Limitarsi solamente a ridurre il numero dei parlamentari senza semplificare il procedimento normativo non migliora ma anzi peggiora il funzionamento della politica ed il nostro sistema istituzionale rischia di avvitarsi sulla mancanza di governabilità unita ad una rappresentanza insufficiente. E poi c’è il cattivo funzionamento della giustizia, che rischia di essere peggiorato dalla riforma sulla prescrizione che sta per entrare in vigore».

 

Domani sarà a Torino dove Renzi ha annunciato che svelerà la struttura organizzativa di Italia Viva e un piano da 120 miliardi di euro in tre anni per rilanciare l’economia. Può darci qualche anticipazione?

«Sulla formula organizzativa ho già anticipato che il nostro non sarà un partito di circoli, sezioni, segreterie. Non sarà un partito di “poltroncine”, ma un partito di comitati aperti. Sulle proposte economiche per il rilancio venerdì sapremo tutto. Ma occorre ricordare che per spendere e redistribuire ricchezza occorre sempre prima crearla. E troppo spesso governi e partiti se ne sono dimenticati. Per noi non può esistere la “decrescita felice”, ma può esserci una crescita felice, eco compatibile, fruibile da parte di tutti».

 

A Reggio Emilia come sta procedendo la costruzione di Italia Viva?

«A Reggio Emilia sono quotidiane le adesioni ad Italia Viva e possiamo dire di avere già un gruppo coeso ed attivo. Il 25 novembre ci sarà la prima iniziativa pubblica, con Sandro Gozi, sul futuro dell’Europa. Le prossime riguarderanno invece l’informazione ed il pericolo della sua manipolazione ad opera non solo delle fake news, ma delle nuove tecnologie».

 
 
Lunedì 25 novembre parlerete di Muro di Berlino a 30 anni dal crollo. Com’è cambiato il mondo in questi ultimi tre decenni?
 

«Ricordo distintamente come quella sera di novembre del 1989 mentre guardavamo in diretta il crollo di un monolite totalitario, che però già da qualche anno aveva mostrato le sue crepe, abbiamo tutti sperato che quella notte che segnava la fine della guerra fredda aprisse le prospettive ad un nuovo mondo aperto e libero. E per qualche anno è stato veramente così, con l’allargamento dell’Europa ai paesi dell’ex blocco sovietico, l’introduzione dell’Euro, la proposta di una vera Costituzione europea. Poi sono arrivati nuovi conflitti, nuove guerre: dalle sanguinose pulizie etniche che hanno visto la disgregazione dell’ex Iugoslavia, alla ripresa del terrorismo mediorientale con caratteristiche diverse da quello degli anni 70 ed il suo allargamento fino alle guerre del Golfo ed alla ripresa degli scontri in Palestina. La caduta del Muro ha però dimostrato che alla fine i muri crollano, le guerre, fredde o calde, finiscono. Sta a noi Europei creare le condizioni perché, almeno all’interno della nostra comunità, non si ripetano gli errori del passato. I sovranismi sono oggi un incidente di percorso, creato e finanziato dai nemici dell’Europa che vorrebbero vederci deboli e disuniti, e che dobbiamo vincere e superare tutti insieme».