La Basilicata corre veloce

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Si concluderà tra poche ore l’anno che ha visto Matera capitale europea della cultura ed è l’occasione giusta per allargare lo sguardo e parlare di Basilicata, fino al 1947 Lucania, che sta vivendo una ribalta mediatica mai avuta prima. A guardarla oggi sembrano lontani i tempi di “Cristo si è fermato a Eboli”, il romanzo di Carlo Levi, che raccontano un territorio arretrato fuori dal tempo e di una diversa civiltà, ne parliamo con Sergio Ragone, blogger e giornalista, ma forse sarebbe più corretto chiamare storyteller, autore di “#VentiMatera” (edizioni Universo Sud) terzo volume della collana Luoghi ideali.

Partiamo subito da Matera capitale europea della cultura 2019. Sfida vinta oppure un’occasione persa?

«Innanzitutto è un fatto, non scontato, che sta interessando il mondo intero, ma per capirne gli effetti dobbiamo darci appuntamento tra un paio di anni, magari in qualche bar che affaccia sui Sassi».

Proprio quei Sassi, oggi patrimonio dell’umanità e meta di turisti da tutto il mondo, ieri vergogna d’Italia, tanto che nel 1952 si rese necessario uno sfollamento a causa dalle cattive condizioni di vita in cui versava la popolazione, basti pensare che la mortalità infantile era 4 volte superiore alla media nazionale. 

Ragone, la Basilicata da sinonimo di arretratezza sta vivendo un’improvvisa ribalta, iniziata con il Capodanno della Rai già qualche anno fa e proseguita con il riconoscimento di Matera capitale europea della cultura 2019 e altri progetti come Wonder Grottole promosso da Air BnB. Come sta vivendo la sua regione questo salto nella modernità?

«Prima di tutto vorrei chiarire un punto fondamentale».

Prego…

«Dire “Basilicata sinonimo di arretratezza” vuol dire limitarsi ad un’analisi superficiale del contesto senza conoscere i fatti. È vero che la Lucania, da sempre, è stata raccontata con le parole e le immagini, sicuramente suggestive, della narrazione leviana del “Cristo si è fermato ad Eboli”, ma da quel tempo ad oggi mille cose sono successe».

Ci faccia qualche esempio per concretizzare la sua lettura…

«Lo stabilimento Fiat di Melfi è uno dei più grandi d’Europa, il riconoscimento dei Sassi di Matera come patrimonio UNESCO, e tutto ciò che ha rappresentato in termini di incoming turistico e di produzioni cinematografiche, ricordate The Passion di Mel Gibson? La presenza del più grande giacimento di estrazione petrolifera, la costante crescita del settore agricolo e audiovisivo. Questi sono solo alcuni rapidi esempi di come una narrazione stereotipata abbia prodotto una non conoscenza di un territorio, indubbiamente  bello, che ha saputo distinguersi in un Mezzogiorno complesso e indecifrabile. Per queste ragioni dico subito che Matera 2019 non è il riscatto di un territorio o di un popolo, ma il riconoscimento di un percorso che parte da lontano e che ha l’ambizione di arrivare lontanissimo. Il progetto di Grottole che citava è uno dei tanti nati in questi anni, è solo una naturale conseguenza di tutto ciò».

Quali sono gli elementi più innovativi della Basilicata?

«Per non essere troppo di parte citerò i dati elaborati dal Think Tank Basilicata di The Europea House Ambrosetti. La Basilicata è la prima Regione in Italia per incidenza del valore aggiunto del settore agro-alimentare sul totale dell’economia (7,3%); la Regione può contare su una base industriale manifatturiera che ha sviluppato nel tempo competenze e tecnologie che potrebbero essere messe a sistema in ottica di sviluppo; la produzione di energia rinnovabile ha registrato una crescita esponenziale negli ultimi 15 anni, portando la Basilicata a essere una delle Regioni più virtuose del nostro Paese; la Basilicata è la prima Regione per incremento degli arrivi turistici nel periodo 2010-2016 (+45%), grazie al contributo di Matera e di molte attrazioni naturalistiche che contraddistinguono il territorio. Nel 2016 i turisti stranieri hanno speso in Basilicata 27 milioni di Euro (+42% rispetto al 2015); diversi settori dell’industria sono stati resilienti alla crisi economica e fanno da traino dell’export (+294% nell’ultimo triennio)».

I numeri sono molto interessanti, ma c’è un dato che preoccupa che è quello della disoccupazione. Come si può invertire la rotta?

«Sono già diversi i grandi gruppi industriali che hanno già scelto la Basilicata per investire, ma tutto ciò non basta. Vanno messe in campo tutte le azioni per rendere più attrattiva questa terra, migliorandone le infrastrutture ed i collegamenti con i grandi nodi che collegano le principali vie di scambi commerciali. Ma ci sono due grandi temi che devono essere affrontati con particolare urgenza».

Quali?

«La sostenibilità e la salute. Oggi è possibile tenere insieme l’innovazione tecnologica e la tutela della qualità della vita dei cittadini. La Basilicata può diventare modello, ma le sole buone intenzioni non bastano. Bisogna muoversi».

Parliamo di #VentiMatera, il suo ultimo libro, nel quale parla di una Matera nascosta, cosa ci può  svelare? 

«È una Matera che non ha goduto, e non gode, della visibilità a cui tutti noi assistiamo. È la Matera delle periferie, lontane dalla cartolina e dal selfie, che vive e organizza la vita di tutti i giorni in un tempo così complesso ma pieno di straordinarie opportunità. E poi c’è la Matera “interiore”, quella che vive all’interno dei ricordi e delle emozioni: un sentimento che non è facile da spiegare».

Il libro è dedicato a due europeisti morti prematuramente: Antonio Megalizzi e Pawel Adamowicz. Quanto è lontana dall’Europa la Basilicata?

«In verità è l’Europa che si sta allontanando dai territori. Ma il nostro spirito europeista ci fa credere e sperare che un’Europa migliore, dei popoli, sia ancora possibile. Ho dedicato il libro ad Antonio Megalizzi, Pawel Adamowicz e al nostro sogno rivoluzionario degli Stati Uniti d’Europa. La meta resta ancora quella. Siamo ancora in cammino».

Uno dei suoi progetti più riusciti è stato #Euapiedi con il quale ci ha invitato a guardare davvero le nostre città. Cosa ha scoperto? Viviamo davvero in posti poco sicuri?

«Ho appreso che non conosciamo le nostre città. Non ne conosciamo la storia, così come non sappiamo mostrarle agli occhi dello straniero che le vive temporaneamente. #Euapiedi è stato, ed è, un valido osservatorio per comprendere molte cose delle nostre città: l’uso degli smartphone, la connettività, la banda larga, il 5 G, lo street food, il commercio di prossimità, l’architettura urbana, il “made in”, il rispetto degli spazi urbani da parte dei cittadini. Per quanto riguarda la sicurezza, penso che in generale vada fatta una grande “operazione verità”, un debunkig necessario per andare oltre la propaganda della politica della paura e guardare il quadro nella sua autenticità. In questo senso il digitale può svolgere un ruolo molto importante».

I Sassi, i set cinematografici, ci ricordava The Passion, in questi giorni è uscito il trailer dell’ultimo 007 con alcune scene girate a Matera, la capitale della cultura 2019. Se però dovesse indicarci un’altra città della Basilicata da visitare quale sceglierebbe?

«Potenza, il luogo ideale».

Su quest’ultima risposta si potrebbe aprire un’altra discussione e sono certo che resterei ad ascoltare con piacere, ma è arrivato il momento di salutarci, la chiacchierata è scivolata via veloce, Sergio Ragone ci ha raccontato un territorio che non dimentica il proprio passato che è scolpito nelle facce dei più anziani ma che ha voglia di futuro. 

«Spero solo che tutta questa energia non venga dispersa – ci dice Ragone mentre ci salutiamo – ma al momento non vedo una programmazione».

Allora c’è tempo per un’ultima domanda:

In che senso non vede una programmazione?

«C’è una grande domanda sul futuro che non ha ancora alcuna risposta. C’è un immobilismo stanco ed inutile che non serve a nessuno. Ma alla politica sembra non interessare molto il futuro».