LA CASA COME FATTORE DI INNOVAZIONE URABANA. REGGIO EMILIA INVESTIRÀ OLTRE 16 MILIONI DI EURO

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La Giunta Regionale dell’Emilia-Romagna ha approvato la graduatoria delle manifestazioni di interesse ammissibili al finanziamento per la realizzazione del Piano Integrato di Edilizia Residenziale Sociale (Piers), premiando il progetto presentato dal Comune di Reggio Emilia su via Paradisi e via Turri denominato “902/abitare solidale”, con un finanziamento per un importo complessivo di 5,3 milioni di euro.

Incontriamo l’assessore alle politiche abitative del Comune di Reggio Emilia Lanfranco De Franco per parlare del progetto premiato dalla Regione Emilia-Romagna e per riprendere uno dei temi dell’ultima edizione di innòva: l’abitare che abbiamo trattato con la senatrice del Partito Democratico Vanna Iori.

Assessore De Franco, cosa significa oggi fare politiche abitative?

«Significa prima di tutto dover comprendere la vita di chi hai davanti, perché ad ogni percorso personale corrisponde un’esigenza in termini di casa. Il bisogno abitativo è figlio della somma di tanti fattori: famiglia, lavoro, tempo libero, risparmi, reti personali. Probabilmente è l’aspetto della vita che deve tenere insieme il resto più di ogni altro. Ci vuole disponibilità all’ascolto, all’immedesimarsi nell’altro, pazienza nel cercare soluzioni, sempre più difficili in un contesto italiano in cui le politiche pubbliche per l’abitare sono da anni ai minimi termini. Significa anche cercare tutti i giorni di inventarsi strumenti nuovi in assenza di misure “tradizionali”, cambiando continuamente prospettiva tra residenti, proprietari, inquilini, assegnatari di alloggi pubblici, ognuno di questi con aspettative e interessi legittimi e a volte confliggenti. Significa progettare tutto sul lungo termine, perché una casa ha un valore oggi, ma soprattutto avrà un costo nel tempo che sarà tanto più contenuto quanto più intelligente la progettazione da un punto di vista energetico, di barriere architettoniche, ma anche sociale». 

Quanto è importante il tema della casa?

È fondamentale perché la casa può dare e togliere serenità. La casa è il luogo in cui iniziamo e concludiamo la giornata. Può essere un luogo confortevole in cui sentirsi sicuri e a proprio agio o un luogo ostile che aggiunge problematicità alla vita. Qui nasce la prima grande “divisione” ancora presente nell’Italia del 2020: chi ha un tetto e chi no perché non può permetterselo. Un altro aspetto è quanto la casa impatti a livello economico nei bilanci familiari: calcoliamo che i costi per l’abitazione possano essere al massimo il 30% del reddito per essere sostenibili su un medio-lungo termine. Chi spende più di questa cifra rischia fortemente di dover rinunciare ad altri aspetti fondamentali della vita (salute, educazione, tempo libero) o di entrare in situazioni di disagio abitativo». 

Ci può descrivere in breve il progetto che è stato premiato con il finanziamento integrale da parte della Regione Emilia-Romagna?

«Abbiamo presentato un piano di riqualificazione strutturale e funzionale per circa 20.000 mq di interventi nel quadrante che sta tra via Turri e via Paradisi. Un quadrante della città caratterizzato da un importante intervento residenziale a fine anni ‘70 che ha avuto una storia travagliata caratterizzata da fallimenti, parcellizzazione e deprezzamento. Il quartiere si è caratterizzato come “primo approdo” per persone con situazioni di marginalità sociale che arrivano in città e dal punto di vista della composizione sociale questo ha generato la presenza di molte famiglie monocomponenti straniere. Noi interveniamo investendo 16.9 mln € di risorse pubbliche (5.3 mln € assegnati dal MIT tramite bando della Regione) per ristrutturare 58 alloggi che saranno dedicati ad edilizia pubblica e sociale, creare nuovi spazi associativi, un luogo per installazioni biennali a tema ambientale e uno per la cultura, sistemare due aree sportive, spostare un parcheggio creando un luogo per spettacoli all’aperto, rendere più pedonale e sicura una via che dà accesso, tra altre cose, a una scuola dell’infanzia. 

 Quali sono i dettagli maggiormente innovativi del progetto?

«La sfida progettuale è intervenire su edifici esistenti da ripensare in toto, con un ruolo innovatore del pubblico che va a sopperire all’impossibilità ormai storicizzata dei proprietari di intervenire sugli immobili, anche per colpa dell’estrema parcellizzazione degli stabili. Andare ad intervenire su immobili già esistenti e attualmente solo parzialmente in nostro possesso (10 appartamenti su 70) è sicuramente una sfida importante. Oltre alla progettazione tecnica sarà fondamentale la gestione sociale durante e dopo l’intervento: lavoreremo per un mix sociale che faccia convivere famiglie, anziani, giovani studenti e lavoratori, in situazioni di fragilità e classe media. Prevediamo alcuni spazi pubblici aperti per concorsi di progettazione biennale, uno ambientale e uno culturale, per tenere vivo il quadrante anche durante il cantiere. Una volta finito, oltre agli spazi esterni riqualificati con nuove funzioni, avremo circa 2000 mq di “co-living” pensati come spazi fruibili dagli inquilini, ma anche da associazioni attive nel quartiere e in città. Lavoriamo per far diventare questi edifici baricentrici e attrattivi anche per chi non ci vivrà dentro. 

L’intervento come cambierà il quartiere e più in generale la città?

«Cambieranno sia una parte dell’offerta residenziale che una porzione rilevante delle aree pubbliche del quartiere, quindi cambierà il modo di viverlo dei residenti, ma anche del resto della cittadinanza reggiana che lo frequenterà – ci auguriamo – sempre di più e delle associazioni che operano sul territorio. Ci auguriamo che cambi anche la percezione del resto della città sulla zona, che possa essere letta come un luogo dinamico di relazioni, cultura, dialogo e non come un problema o peggio un pericolo da evitare, come purtroppo per molti reggiani è stato negli ultimi anni. Abbiamo definito questo intervento un prototipo per il quartiere, quindi speriamo che altri soggetti prendano spunto da noi e credano in un vero rilancio della zona, investendo anche risorse private».