La «concretezza» del Ministro Bongiorno, un processo che ha bisogno di valutazioni e proposte dei cittadini

di Sergio Talamo
@SergioTalamo

 

Agire “concretamente”, e non più soltanto con le norme. È questo il tratto distintivo del ministero di Giulia Bongiorno. Le linee direttive delle riforme PA degli ultimi 10 anni sono state sostanzialmente coerenti, perché imperniate su valori comuni che vanno dalla centralità dell’utente alla cittadinanza digitale, dalla performance alla trasparenza totale e alla partecipazione. Il Ministro che volle imprimere la svolta verso l’efficienza “a misura di cittadino” fu Renato Brunetta, e a lui infatti risalgono sia un piano di riforma organica (d.lgs 150/2009) sia i primi passi verso la valutazione civica, che iniziò con i famosi emoticon e l’uso di eloquenti espressioni tipo “il cittadino-cliente”. Inoltre, l’azione del ministro veneziano fu caratterizzata da un marcato piglio manageriale, a volte anche coercitivo verso le amministrazioni che facevano orecchie da mercante.
 
Giulia Bongiorno sembra voler ripartire da lì, senza peraltro stravolgere le leggi dei ministri che sono venuti dopo Brunetta, cioè Patroni Griffi, D’Alia e Madia.

Il disegno di legge
 
Il disegno di legge “Concretezza”, di recente varato dal Consiglio dei Ministri (“Interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell’assenteismo”), è composto di soli 6 articoli, e in pratica si basa su tre capisaldi:

a) la tensione verso un’efficienza concreta e verificabile, garantita da un’attività ispettiva e da eventuale richiesta formale alle pa di correggere la rotta;

b) la lotta serrata all’assenteismo;

c) il ricambio generazionale e di competenze garantito dallo sblocco del turn over. A questi tre punti se ne aggiungono altri, come il trattamento economico accessorio e la soluzione del problema dei buoni-pasto. Il ddl – ha annunciato il Ministro Bongiorno – avrà tempi brevi perché sarà un collegato alla legge di bilancio.
 
I commenti degli osservatori si sono concentrati più sulla lotta ai “furbetti” che sulle misure per l’efficienza delle PA. Si tratta di un errore concettuale dovuto al clima scandalistico che da anni circonda il lavoro pubblico. In realtà, l’inasprimento dei controlli è in linea con l’atteggiamento degli ultimi governi. Se mai, va posta attenzione al coinvolgimento dei sindacati in un processo che introduce anche videosorveglianza e rilevazionedei dati biometrici. Al momento, si prevede che a regolare la materia sarà un DPCM, corroborato dal parere di Conferenza unificata e Garante Privacy. In sede di relazioni sindacali si potrà ovviare alla mancanza di una concertazione anche con le rappresentanze dei lavoratori, che certamente hanno tutte le intenzioni di scrollarsi di dosso l’immagine di difensori dei “furbetti” (che, più precisamente, sono responsabili di truffe e altri ben precisi reati).
 
Gli asset principali del progetto-Bongiorno sono in realtà gli interventi sulla qualità effettiva della prestazione pubblica, quindi ciò che davvero interessa i cittadini. La relazione illustrativa del disegno di legge ribadisce il criterio valutativo della performance, definendola correttamente un mix di “produttività” e di “miglioramento dei rapporti con l’utenza”. Tali interventi sulla qualità sono affidati al “Nucleo delle azioni concrete di miglioramento dell’efficienza amministrativa” (Nucleo della Concretezza), composto da 53 unità di personale, in parte già nei ruoli della PA, in parte da reclutare tramite concorso pubblico. Il Nucleo opererà tramite “l’effettuazione di appositi sopralluoghi”, che serviranno a fare il punto “dello stato e delle modalità di attuazione delle disposizioni in materia di organizzazione e funzionamento delle pubbliche amministrazioni, nonché all’individuazione delle eventuali azioni correttive”.
 
In questo senso va letta anche l’accentuazione della tempistica di attuazione delle azioni correttive, fra cui il‘Piano triennale delle azioni concrete per l‘efficienza delle pubbliche amministrazioni’, redatto annualmente dal Ministero PA, e i tempi stretti concessi alle pa “ispezionate” per adeguarsi alle misure di miglioramento individuate. In questo caso il meccanismo è particolarmente cogente, e sfocia – in caso di inadempienza – nellaresponsabilità dirigenziale e disciplinare,nell’iscrizione dell’amministrazione in un’apposita “black list” e in un Rapporto annuale inviato al Ministro della Pubblica Amministrazione, al Ministro dell’Interno e alla Corte dei Conti.Tutto il processo prevede un’inedita partnership fra Ministero PA e Ministero dell’Interno, il cui coinvolgimento è previsto sia nella fase di predisposizione del Piano, sia mediante la trasmissione dei verbali post-ispezioni alla prefettura competente, che può a quel punto collaborare al lavoro del Nucleo della concretezza. Infine, viene chiarito che il Nucleo lavorerà d’intesa con l’Ispettorato della Funzione Pubblica, ma in più avrà i compiti di individuare soluzioni idonee e di vigilare sulla loro applicazione.
 

Ed è proprio questo il punto chiave: nelle intenzioni del Legislatore si delinea uno stretto circuito valutazione-intervento correttivo. Appare evidente il rischio che un’azione unilaterale del Ministero, per di più coadiuvato da funzionari del Viminale, possa essere percepita come minacciosa o punitiva, rendendo difficile la piena collaborazione delle amministrazioni ad un processo che deve toccarne, come dice la legge, “l’organizzazione e il funzionamento”. Può essere utile, in primo luogo, un dialogo con gli OIV, organismi indipendenti che il d.lgs 74/2017 rilancia come controllori della performance. Ma in particolare va valorizzato il ruolo dei cittadini-utenti nella valutazione delle “modalità di organizzazione e di gestione dell’attività amministrativa alla luce dei criteri di efficienza, efficacia ed economicità” (ddl Concretezza, art.1 co. 3). Il ruolo dell’utente è centrale sia nella fase valutativa, sia nella fase dell’individuazione delle misure correttive, sia, infine, in quella del controllo sugli effetti delle misure adottate. Chi altri, se non gli utenti dei servizi, possono valutare se gli standard di qualità promessi – a rigor di legge, ciò andrebbe fatto nelle Carte dei Servizi – sono rispettati o meno? E chi meglio di loro può suggerire le migliorie da apportare e sperimentarne gli effetti pratici? In sintesi, si dovrebbe procedere verso un modello “triangolare”: lo Stato, attraverso il Ministero PA, interviene per conoscere e controllare; la valutazione avviene con il concorso decisivo degli utenti; il miglioramento organizzativo si esplica attraverso una collaborazione diretta degli enti coinvolti nel processo, anche mediante “imitazione” delle migliori esperienze. In questo modo i risultati possono avere tempi certi ed effetti verificabili. Sarà utile, in questo quadro, il ricorso alle consultazioni pubbliche, iniziative proceduralizzate che forniscono un “termometro” attendibile di opinioni e proposte. Già il d.lgs 74 del 2017, del resto, dedicava molto spazio al ruolo dei cittadini nella valutazione della performance. Ora si tratterebbe di rilanciare, con un nuovo “codice della comunicazione pubblica”, le funzioni delle figure che fanno da “link” fra le pa e i cittadini, i comunicatori-giornalisti pubblici, in particolare esperti di social media, intesi come antenne e garanti della citizen satisfaction. Tale valore non può più esser visto come elemento marginale, ma va rilevato in modo professionale e sistematico, per poi essere reso pubblico (così come prevedeva la legge sulla trasparenza, con una norma specifica inspiegabilmente “dimenticata” dal d.lgs 97/2016, sebbene fosse pure ricompresa nella delega del d.l 90/2014).
 

Al processo virtuoso valutazione-correzione può contribuire anche la Trasparenza totale, ancora oggetto di forti resistenze o legata a logiche di adempimento formale. L’obiettivo è rendere la trasparenza un “habitus” dell’agire pubblico, ma focalizzandola su obiettivi di accountability e non di voyuerismo collettivo. In effetti, il fatto che la trasparenza sia soprattutto un potente strumento di verifica e miglioramento dei servizi è stato ribadito più volte anche da ANAC. Va quindi evitato che l’accesso generalizzato si trasformi in un esercizio casuale, per favorire invece il riferimento a dei precisi parametri, che come spina dorsale avranno le Carte dei servizi e gli Standard di qualità.
 

Un’ultima annotazione va fatta in merito al programma di assunzioni (articolo 4). Le figure indicate come necessarie “in via prioritaria” sono quelle che dispongono di “elevate competenze” in materia di:

a) digitalizzazione;

b) razionalizzazione e semplificazione dei processi e dei procedimenti amministrativi;

c) qualità dei servizi pubblici;

d) gestione dei fondi strutturali e della capacità di investimento;

e) contrattualistica pubblica;

f) controllo di gestione e attività ispettiva.

 

È evidente che soprattutto le figure dei primi tre punti siano mirate sulla tipologia del “problem solver”, evitando opportunamente la scorciatoia degli “ultraspecialisti”, frutto di una concezione giuridico-formale dell’attività pubblica che ha già prodotto molti danni. 

 

si ringrazia: Pubblica Amministrazione 24 e ilSole24Ore

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