LA CRISI ECONOMICA DEL CORONAVIRUS

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di Giacomo Bertani Pecorari

È difficile fare un’analisi e immaginare scenari economici quando ancora l’evoluzione pandemica Covid-19 non è chiara. Possiamo però provare ad identificare alcuni elementi significativi di questo shock. Il primo è certamente l’asimmetria.

Le conseguenze economiche saranno differenti fra i diversi paesi perché la virulenza della pandemia colpisce in modo diseguale i paesi, perché le reazioni alla pandemia sono diverse da paese a paese e perché i sistemi economici nazionali partono da situazioni macroeconomiche diverse che ne condizioneranno l’efficacia nella risposta. Una crisi asimmetrica può generare una radicale revisione di un equilibrio economico globale, con tutte le conseguenze – soprattutto di politica internazionale – che questo può comportare.

Si determina un’asimmetria anche all’interno dei sistemi economici, perché non tutte le filiere produttive saranno interessate in modo eguale. La “strutturalità” di queste asimmetrie dipenderà dal dispiegamento spazio-temporale della pandemia, ma soprattutto dagli effetti psicologici e di comportamento collettivo che questo evento lascerà nella popolazione. E questo è il secondo elemento peculiare di questo shock, il fatto che condizionerà presumibilmente a lungo i comportamenti collettivi e di consumo.

È presumibile ritenere che – a parità di reddito disponibile – nel prossimo futuro non saremo così propensi ad acquistare servizi di svago come concerti, ristoranti, visite a città d’arte. L’elemento “dell’affollamento” connaturato al consumo di certi beni o servizi diventerà presumibilmente rilevante, premiando certi settori e penalizzandone altri.  Acquisiranno maggior valore sul mercato servizi come la consegna a domicilio o beni come la presenza di uno spazio esterno verde esclusivo nelle abitazioni. Una mutazione significativa e improvvisa dei comportamenti di consumo e del valore dei beni porta ad un processo di riconversione economica, che nel breve termine genera elevata disoccupazione e sottoutilizzo dei fattori produttivi, già sotto pressione a causa della contrazione dei volumi economici mondiali complessivi. 

Il terzo fattore è quello della geografia collegata alla produzione. Il blocco alla circolazione delle persone ha determinato un rallentamento alla circolazione delle merci e un malfunzionamento delle catene globali della produzione. La distanza diventa un fattore di rischio che verrà valutato con maggior sensibilità. Crolla la certezza che sia possibile abbandonare completamente certe produzioni relegandole ad aree geografiche molto distanti.

È pensabile non disporre di know-how e macchinari per produrre semplici mascherine in Europa Occidentale? In situazioni emergenziali l’acquisto di certi beni divenuti improvvisamente essenziali è difficoltosa e anche una grande disponibilità di denaro non è sufficiente, perché comprensibilmente viene data priorità alle esigenze dei territori che hanno la produzione in loco.

Tutti questi elementi peculiari sembrano sfavorire l’Italia. Il nostro paese affronta questa crisi in condizioni macroeconomiche critiche: ha un elevato indebitamento pubblico che riduce i margini di manovra in chiave anticiclica, una produttività e una crescita economica stagnante da 20 anni ed un’elevata disoccupazione. In secondo luogo l’Italia è ad oggi uno dei paesi al mondo maggiormente colpiti dalla pandemia, che sopporterà un maggior stop produttivo e maggiori costi sanitari e nel quale si può presupporre saranno più forti i cambiamenti strutturali nei comportamenti di consumo e dunque una ristrutturazione economica. Infine il nostro paese ha un’economia fortemente orientata all’export, che è potenzialmente svantaggiata da una riduzione del commercio internazionale e da un disequilibrio di politica internazionale. 

Molto ovviamente dipenderà dalla capacità di dare risposte efficaci che riducano il ciclo negativo di questo shock. Al momento si può intravedere la strategia sul fronte della liquidità, che a mio avviso ha elementi positivi di fondo ma che ancora ha elementi da chiarire, come le modalità effettive di erogazione e l’effettiva capacità del sistema bancario di gestire rapidamente le richieste. Ancora non è possibile intravedere invece la strategia lato domanda interna: il decisore politico appare – comprensibilmente – assorbito dal tema del reperimento delle risorse, stretto fra un bilancio pubblico con spazi molto ristretti e una difficoltà a reperire risorse in sede europea e poco orientato a disegnare una strategia ampia e coerente. Come spesso è accaduto, può essere che la strategia sarà disegnata dalla natura e dalla fonte delle risorse e non viceversa.

Molti analisti paragonano lo shock economico generato dalla pandemia Covid-19 alla crisi dei mutui subprime. In realtà sono fenomeni molto differenti. Anzitutto per l’entità della contrazione del volume economico complessivo. Non è possibile dare numeri precisi oggi, ma è ragionevole ritenere che la crisi in atto abbia una scala 2 volte superiore alla crisi del 2008-2010.

Inoltre, quest’ultima nascerà da uno stop forzato e prolungato dell’attività economica reale, mentre il secondo ha avuto origine nei mercati finanziari e solo dopo ha generato effetti sull’economia reale. Un elemento comune agli occhi di noi europei è che entrambe le crisi hanno origine in altre aree economiche (Usa la prima, Cina la seconda) ma – con ogni probabilità – per entrambe l’area economica che subirà le conseguenze più pesanti sarà proprio quella europea, a causa di debolezze politiche, demografiche ed economiche con origini lontane. Sarà interessante osservare quanto l’esperienza relativamente recente nella gestione della crisi del 2008-2010 aiuterà ad una gestione più efficace della crisi in atto.