LA CULTURA NON SI È FERMATA

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di Vania Toni

Vania Toni, foto del narratore fotografico Francesco Pierantoni

“Poscia, più che ‘l dolor, poté il digiuno” è il verso con il quale il Conte Ugolino della Gherardesca conclude la narrazione della terribile agonia che i suoi figli ed egli stesso subirono. 

Poscia… cosa poté il digiuno culturale?

Accostamento audace lo so, mi sono presa questa libertà. Si può affermare che la cultura si è fermata, almeno fino ad ora, durante questa drammatica emergenza sanitaria?

Siamo certi che in questo presente sospeso, senza un minimo di visione sul medio e lungo periodo, la cultura abbia subito un vero e proprio lockdown?

Non ho la bacchetta magica, non ho certezze, ho però tante domande che faccio a me stessa leggendo e ascoltando un mondo complesso e variegato come quello della cultura

Stiamo attraversando una crisi che ha stravolto completamente non solo gli italiani ma tutto il mondo. Stiamo vivendo un’epoca storica che sarà ricordata per avere (quasi) azzerato e (sicuramente) ridisegnato il nostro concetto di vivere la socialità, gli spostamenti, la quotidianità e la progettualità.

Una sospensione che viene vissuta o subita in modo trasversale anche da un punto di vista professionale, ma con maggiore criticità laddove le professioni sono precarie, dove il lavoro è fatto di progetti e insicurezze come nel mondo della cultura, dello spettacolo, dove gli addetti sono migliaia di professionisti che difficilmente possono essere identificati e possono rientrare in un conteggio pratico e amministrativo.

La sfida per il mondo della cultura è ambiziosa, lo è sempre stata.

Quello che la cultura ha nel proprio dna, però e per fortuna, è la forza della creatività, dell’ingegno, del sapersi rinnovare e adattare alle situazioni

Siamo tutti confusi e disorientati ma non possiamo cadere nello sconforto, non possiamo rimanere nel buio della nostra stanza da letto a inorridire al pensiero di futuri (prossimi) scenari apocalittici.

Non possiamo farlo perché il termine cultura deriva dal verbo latino colere, “coltivare”, e abbiamo il dovere di coltivare tutto ciò che ci vede operativi in questo vasto e meraviglioso settore.

Noi siamo in grado di ricominciare a progettare, se mai abbiamo smesso, siamo in grado di scrivere, siamo in grado di creare, produrre arte, cultura, musica, spettacoli, ecc…

Insomma, credo che la cultura non si sia mai fermata.

Si è reinventata per farsi vedere e per farsi sentire con una miriade di contenuti on line, con le dirette social e le performance domestiche o dai terrazzi e cortili di casa, con un grande lavoro creativo quotidiano, aiutando anche la coesione di una comunità destabilizzata.

Tutto questo fa parte di un’azione che può svolgere con qualità e competenza l’arte, la musica, la letteratura… la cultura appunto.

La pandemia ci ha messo di fronte alla voglia di cercare nuove modalità di vita culturale e, anche per questo motivo, la cultura non si è fermata.

Si sono fermati gli eventi, i live, le proiezioni e i festival, ma dobbiamo iniziare subito a ragionare su nuove modalità per essere pronti, quando si potrà, a ripartire anche con eventi pubblici, nel rispetto della salute degli operatori e del pubblico, nel rispetto delle norme di contenimento di un virus con il quale ci dobbiamo necessariamente abituare a convivere.

Teatro, cinema, mostre, concerti, sono fra le situazioni culturali sicuramente più penalizzate, lo so e lo sanno anche i politici e i tecnici.

La politica deve assolutamente proporre soluzioni e collaborare con un tavolo di lavoro composto da operatori del settore. Una collaborazione che deve intervenire anche sul tema del riconoscimento del lavoro culturale e degli aiuti ai lavoratori/ci che non riescono ad accedere, per vari motivi, ad una qualsiasi forma di sussidio.

Deve essere riconosciuta la professionalità con una riforma legislativa, a tutela di un settore che richiede sicurezza e diritti.

E li richiede da sempre.

In questo ultimo periodo volti noti del mondo dello spettacolo sono in prima linea per portare avanti le istanze di tanti che non hanno la stessa visibilità sui media.

Sono convinta dell’utilità di questa esposizione e spero che, a partire dal Ministero della Cultura, si attivino presto processi riorganizzativi, d’investimento, fiscali e regolamentari, per accompagnare nuovi processi produttivi culturali

L’industria culturale e creativa rappresenta un importante valore aggiunto che crea indotto e ricchezza sociale ed economica.

Valorizzandola, dandole spazio e voce, aiutandola economicamente, aiutiamo le comunità, dal locale al nazionale.

A chi mi chiede perché la cultura rappresenti una priorità rispondo senza nessun tipo di indugio che, fra i vari motivi, si può rileggere quello che è scritto nella nostra Costituzione e provare a capire che le attività culturali concorrono assolutamente al bene comune.

Attiviamoci, proponiamo, collaboriamo e lavoriamo assieme: operatori e professionisti del settore culturale, politici, tecnici.

Se non ora, quando?