La Generazione Y che ci salverà

di Monica Liliana Pradelli
@MonicaPradelli

 

Nello storytelling politico dei tempi odierni lo scontro generazionale azionato dai partiti politici sta creando (o meglio: ha già creato) una serie di fratture sociali, per cui a seconda della generazione di appartenenza si valuta più o meno positivamente una data misura del Governo del cambiamento, come in precedenza avveniva per il Governo della rottamazione (che rottamazione è stata solo in parte).

 

Le generazioni prese in considerazione dal dibattito politico odierno sono da una parte quella dei pensionati o in procinto di pensionamento e dall’altra i millenials under 30.

 

Tra le due generazioni tuttavia rimane un gap piuttosto ampio, in riferimento al quale nessun partito ha finora mostrato particolare interesse.

 

Parliamo della Generazione Y.

 

Sono gli under 40, la generazione nata dagli anni ‘80 fino al 2000 in cui la percentuale dei laureati ha subito una sensibile impennata rispetto alle generazioni precedenti dei Centennials ( Generazione X o Baby Boomers).
Per gli strascichi del boom economico degli anni ‘60, hanno potuto studiare, anche se provenienti da famiglie di basso ceto e su di loro queste famiglie hanno riposto le proprie speranze di ascesa sociale ed economica.

 

Sono giovani concentrati su se stessi, alla ricerca perenne di un lavoro più remunerato e soddisfacente, di nuove opportunità e che hanno investito il loro futuro sulle proprie risorse e capacità. Sono impiegati dalle grandi aziende o dalle multinazionali o ancora, sono Partite Iva con ilregime dei minimi o passati da poco al forfettario del 15% (flat tax) a cui questo Governo non ha offerto proprio niente in più del precedente.

 

Sono la “middle generation”, l’ultima generazione di non nativi a saper utilizzare letecnologie digitali, ma anche quella che ha imparato a disegnare con il tecnigrafo e non solo con Autocad.
Una generazione che per sfiducia e disincanto dalla Politica è rimasta ben lontana o l’ha abbandonata, probabilmente per aver vissuto la crisi delle grandi ideologie.

 

La Generazione Y è definibile come la Generazione del realismo e del pragmatismo.

 

La Politica non la considera perchè il pragmatico come elettore è estremamente volubile e pretenzioso.

 

Non vota tanto per ideologia, ma valuta il programma e cambia idea se non ritiene valido il candidato o le proposte avanzate. Non è facilmente manipolabile e sfronda il discorso dalle captatio benevolentiae oratorie cogliendone il messaggio sottostante.

 

In sintesi: sa farsi i conti in tasca e non è così facilmente turlupinabile.

 

Una base elettorale di cittadini consapevoli, mediamente istruiti, sarebbe ideale in teoria: invece è come se fossero untori di manzoniana memoria.

 

Come mai?

 

Perchè non ti puoi fidare di un elettorato che pensa con la sua testa, nè sul fatto che ti rivoti sulla fiducia, se non sarai in grado di mantenere le promesse elettorali e sappiamo bene che i Politici in generale non brillino nè per coerenza nè per fare promesse e poi mantenerle.

 

Con Matteo Renzi i meno cinici tra loro si erano riavvicinati alla Politica, con un certo interesse, a quanto proponeva con la rottamazione della vecchia classe politica e le sue policies a sostegno del tartassato ceto medio, impoverito dalla crisi economica.

 

Il tempo ha dimostrato che seppure Renzi sia un abile comunicatore, questo non è stato sufficiente per mantenere la presa sull’elettorato nel medio-lungo termine: il suo storytelling della velocità ha subito un contraccolpo, si è fermato e ha smesso di affascinare.

 

Immagino che il problema sia stato di aver sbagliato il target: il suo pensiero si rivolgeva più all’elettorato di un moderato partito riformista liberale di centro: troppo poco a sinistra per i gusti dei più sinistri piddini (questo si afferma senza voler esprimere alcun giudizio di valore).

 

Il sistema interno delle correnti del PD è imploso, facendo infine salire sul carro del vincitore elettorale i governanti attuali con il loro patto di Governo e un professore di diritto a fungere da Presidente del Consiglio.

 

Ora il Partito Democratico è alla ricerca di definizione di un proprio storytelling, i cui dirigenti (o ex dirigenti) dopo essersi rinfacciati a vicenda le colpe della débacle del  4 marzo, portano avanti l’opposizione per lo più polemizzando, un modus operandi per il quale seppur cogliendo nel segno, non si differenzia in modo sostanziale da quello svolto in precedenza dai pentastellati all’opposizione.

 

Quindi niente di nuovo sul fronte occidentale: i più continuano a guardare al proprio ombelico senza contrapporre proposte proprie a quelle del governo.

 

Unione Europea vs Italia

 

Tutto questo accade mentre Lega e M5S fanno il bello e il cattivo tempo nel Paese: ogni giorno dai media si sparano nuove proposte sempre più mirabolanti, si creano nuovi capri espiatori da incolpare, si semina odio sociale,razzismo, torna in auge un rigurgito di neofascismo e antisemitismo e dulcis in fundo si cerca di distruggere con un colpo di spugna a suon di annunci via social ciò che era stato realizzato negli ultimi 50 anni (!) dai Governi precedenti in Italia.

 

Senza dirlo apertamente si mira all’Italexit e si girano le spalle all’Unione Europea,con l’obiettivo reale dell’isolamento in Europa, su cui scaricare ogni colpa, lamentandosi poi del fatto che gli altri Stati membri ci lascino soli sul fronte immigrazione.

 

Proprio noi che più di altri Paesi avremmo bisogno dell’Unione Europeae del suo supporto in tema di immigrazione, le remiamo contro, non ascoltiamo i moniti sui conti pubblici, sovraesponiamo il nostro debito non tenendo fede agli impegni presi di riduzione, per poi negare l’evidenza, ossia che lo spread abbia effetti reali sulle nostre vite, come avevamo avuto modo di sperimentare nel 2011 con Berlusconi e subito dopo con Monti, quando si arriva a oltre 300 punti base di spread.

 

Dunque quale ruolo potrebbe ricoprire la Generazione Y in questo frangente storico? Potrebbe forse con il suo pragmatismo  orientare la bussola sulle politiche necessarie, senza essere guidato da interessi di carriera politica a fini elettorali, tipici dell’esponente politico di professione, perchè la carriera professionale a cui agogna in realtà è un’altra?

 

Una classe intellettuale inascoltata ma ben lucida nel comprendere i problemi del Paese, le misure da adottare e che pragmaticamente valuta gli effetti senza essere troppo guidata dall’ideologia, ha in sè le energie e le capacità di operare con quella concretezza da amministratoreche sembra essersi persa nella dirigenza politica, proprio nel momento in cui più servirebbe.

 

Prospettive di vita della Generazione Y

 

Una generazione scappata in parte all’estero con la nota fuga dei cervelli, ma che dell’Italia sente la mancanza; ricercatori senza opportunità reali in Italia perchè la meritocrazia delle opportunità è ancora una lontana utopia, che si adattano a svolgere lavori in cui sono superqualificati (overeducated ndr) per stipendi spesso da impiegati entry level.

 

Questa generazione dimenticata avrebbe molto da dire e da dare a questo Paese, per il quale già fa la sua parte contribuendo a tenere in piedi il sistema Italia, sia da Nord che da Sud, nei vari settori lavorativi, e su cui questo Governo intende scaricare i costi sociali del sovraindebitamento.

 

Sono giovani che si arrabattano per pagare le tasse imposte dagli ordini professionali, che prendono rimborsi spese e non stipendi per anni, ma tacciono, in attesa del loro momento, perchè abituati dai genitori a non lamentarsi troppo e a pedalare.

 

Sono giovani che pensano di tornare a studiare, per specializzarsi in ciò che può portare a un cambiamento di carriera, che non vivono più nella falsa speranza di un posto fisso pubblico perchè sanno che le probabilità sono di uno su 10.000 e non sono certo a loro favore.

 

Perchè non affidare la speranza del riscatto per l’Italia a questa generazione nell’attesa del turnover dei Millenials (Generazione Z)?

 

La Generazione Z non ha vissuto la “Grande Recessione” della crisi economica (2007–2010), sono i nativi digitali, mentre la Generazione Y uscita dall’Università ha trovato la tabula rasa nel mondo del lavoro: nessun concorso pubblico, assunzioni al minimo, grave tasso di disoccupazione ovunque.

 

È la Generazione “mille euro” che ha fatto del multitasking e della flessibilità lavorativa il proprio stile di vita.

 

La generazione Y è anche quella dell’ottimismo verso il futuro, dell’ambizione, della tolleranza, dell’intraprendenza, della competitività, della testardaggine.
A questi testardi e pragmatici italiani io affiderei in questi tempi bui il risanamento e la rinascita del nostro Paese in declino.

 

Voi no?

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