La sfida digital: le aziende adottino i comuni in abbandono

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di Emanuela Goldoni
@emanuelagoldoni

 

Ogni anno qualche sindaco di qualche comune in via d’abbandono rilancia l’iniziativa “Case a un euro”, per invitare turisti o semplici avventori a prendere residenza lì, acquistando una abitazione. Solitamente si parla di ruderi o edifici di antica costruzione – “messi all’asta” ad un valore simbolico. Ve ne sono di bellissimi, nell’entroterra cilentano o dalle parti del Monte Amiata.

 

Qualcuno l’acquisto lo fa pure. Spesso si tratta di acquirenti tedeschi o inglesi, innamorati delle nostre colline e dei nostri verdi (come non essere d’accordo), che spinti dal condivisibile desiderio di vivere lontano dal traffico della città, si rifugiano in questi affascinanti e misteriosi borghi medievali.
Qualcuno tuttavia se ne pente, perché lì non c’è niente. E niente oggi significa una sola cosa: no internet. Perché se non c’è internet, non c’è nemmeno lavoro.

 

E lì non c’è niente, perché il lavoro e le aziende non sono lì, ma nei centri urbani più attivi. Per questo scappano tutti da questi borghi.
I giovani e meno giovani vanno nelle metropoli. A Milano, Bologna, Roma e Firenze.

 

Il progetto di Strategia Digitale BUL (banda ultra larga) prevede “entro il 2020, l’85% della popolazione con infrastrutture in grado di veicolare servizi a velocità pari e superiori a 100Mbps garantendo al contempo al 100% dei cittadini l’accesso alla rete internet ad almeno 30Mbps”.

 

Immaginiamo che bello sarebbe, se le aziende delle metropoli “adottassero” un comune in abbandono e incentivassero tutti questi giovani e meno giovani a continuare a vivere nei loro borghi medievali, perché tanto si potrà finalmente lavorare da remoto.

 

Per ogni mutamento sociale causato dal lavoro, cambia l’assetto delle città. L’Italia non è più solo un paese di operai, checché ne pensi certa politica. L’Italia non è più il paese dei padroni, checché ne pensi ancora certa politica. L’Italia non è solo un paese per e di vecchi, checché ne pensi ancora certa politica. E chi continua a fare propaganda usando questi codici non sta facendo (del) bene.

 

Quando sento parlare di “digital transformation” mi prudono le mani, perché di digital c’è veramente poco in questa trasformazione. Ormai “digital” è diventato più un ostacolo, che un beneficio. Perché “digital” vuol dire limitare, confinare ed escludere, mentre questo progetto può voler dire solo una cosa: inclusione.

 

foto di: Francesco Pierantoni