Le certezze effimere di Pomeriggio Cinque

di Carlo Taglini
@carlotaglini

 

Lo scorso 31 ottobre, per una serie fortuita di eventi e circostanze, mi sono trovato nella situazione di passare l’intero pomeriggio in compagnia di mia nonna. Dal momento che sono una persona fondamentalmente curiosa, ho deciso di “sfruttare” l’ignara nonnina e cercare di capire cosa ne pensi una signora anziana dello spettacolo che viene offerto ogni giorno dal programma di Canale5 Pomeriggio Cinque, definito da wikipedia come “rotocalco televisivo italiano” ma ritenuto da numerosi osservatori nient’altro che una cloaca a telecamere accese.

 

Al termine del mio esperimento credo di aver capito alcune cose che ho deciso di condividere in questo articolo.

 

Qualcuno sostiene che programmi televisivi come Pomeriggio Cinque contribuiscano alla diffusione dell’ignoranza tra i suoi telespettatori. Credo che questa lettura sia corretta fino ad un certo punto: secondo me Pomeriggio Cinque dice esattamente quello che la gente vuole sentirsi dire, non diffonde l’ignoranza, bensì la certifica. Vengono presentati casi di malasanità, di ingiustizie, di truffatori e di truffati e Lei, Barbara D’Urso, è paladina del popolo e ne incarna la speranza attraverso inchieste fasulle e approssimative che non hanno altro scopo se non confermare i sospetti del telespettatore.

 

Per certi versi possiamo considerare Barbara D’Urso come la vera erede di Aldo Biscardi se non addirittura la sua evoluzione: Biscardi parlava (con un accento molisano inconfondibile) solo di calcio ed ha elevato fino a nobilitare la chiacchiera da bar a sentenza del lunedì sera; la D’Urso parla (con un accento campano molto elegante) un po’ di tutto, ed è un po’ donna del popolo, un po’ gnocca inarrivabile, un po’ signora del gioco; sia gli ospiti di Biscardi che della D’Urso interpretano diversi ruoli e portano avanti una posizione ben definito così lo spettatore da casa può facilmente identificarsi nell’una o nell’altra posizione.

 

Gli ospiti del primo, al mitico “Processo del Lunedì”, erano molto competenti in materia calcistica, quelli della D’Urso sono un’armata Brancaleone, un sottobosco di personaggi impresentabili al di fuori di uno studio televisivo, figure che in definitiva non hanno un bel niente da dire ma che vengono comunque pagati per parlare a vanvera e financo per rendersi ridicoli, figure che esistono solo grazie a Barbara D’Urso e all’enorme indotto dei programmi da lei condotti o con i quali ha un qualche legame indiretto (tipo il Grande Fratello).

 

L’incompetenza è ovviamente diretta conseguenza della grande varietà di argomenti trattati. Argomenti che spesso vengono creati ad arte. Per esempio, se qualcuno dentro al Grande Fratello se la fa addosso, può diventare l’occasione buona per parlare del problema dell’incontinenza di tanti italiani e delle possibili soluzioni. Vi sono poi temi ricorrenti come quelli già elencati in precedenza o il classico “Nord contro Sud” che torna d’attualità ogni qualvolta un meridionale viene chiamato “terrone” da qualche settentrionale (su twitter, Facebook, in edicola, al bar, non importa dove): ogni volta la D’Urso (esempio di donna meridionale che ha fatto carriera al nord), dopo aver allarmato i telespettatori sul pericolo strisciante del “razzismo” nei confronti delle persone del sud, convoca un carrozzone di personaggi che altro non sono se non caricature viventi di “terroni” e “polentoni” i quali, dopo aver inscenato polemiche finte recitando un copione (“A Napoli c’è la musica più bella del mondo, a Milano c’è solo la nebbia”, “A Napoli nessuno paga il biglietto in metropolitana, qui al Nord ci sono stati gli austriaci e si vede”), la risolvono a tarallucci e vino (“alla fine siamo tutti italiani”).

 

In conclusione posso affermare che il programma della D’Urso non ha come finalità la diffusione dell’ignoranza bensì la sua consacrazione attraverso semplificazioni della realtà che generano certezze illusorie. Sono tuttavia convinto che un giorno, quando gli storici vorranno capire che razza di società fosse quella italiana degli anni dieci del nuovo millennio, non dovranno fare altro che riguardarsi l’archivio di Pomeriggio Cinque da intervallare, magari, con la visione di un cinepanettone, genere cinematografico che ben riasume quanto scritto in questo articolo.
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