L’Italia non è un paese razzista

di Valentina Mazzacurati
@MazzacuratiFI

 

Gli italiani sono da sempre un popolo accogliente e per nulla razzista. Questo sia per identità culturale che per la storia vissuta nei periodi di grandi migrazioni, ma anche perché – per sua natura – nella penisola hanno sempre convissuto  forti campanilismi, differenze di costumi e retaggi culturali.

Negli anni gli italiani hanno accolto popolazioni di diverse etnie: fino al 2015 l’Italia era il terzo Paese in Europa per presenza di stranieri e il quinto per immigrati, dopo Germania, Regno Unito, Francia e Spagna. 

 

Tant’è che le regioni con un welfare maggiormente strutturato hanno iniziato a adattare anche i servizi alle esigenze di una importante fetta di stranieri. Si è quindi cercato di garantire pari assistenza sia a chi era cittadino italiano che a chi non lo era e questo grazie alla solidità di un ceto medio che garantiva, con le proprie tasse,  di poter investire in accoglienza e parificazione.

Nelle regioni governate dalla sinistra, però,  ad un certo punto, intorno agli anni 2000, si è iniziato a creare un divario sempre più ampio di agevolazioni tra cittadini immigrati e cittadini italiani. E così gli squilibri sociali sono aumentati: nel 2010 – anno dell’arrivo della crisi in Italia  – si è intensificato il divario e la coincidenza con le politiche fallimentari di integrazione hanno portato via via ad un clima di tensione sociale. 

 

Ma i veri problemi che hanno portato ad una bassa sopportazione dell’immigrazione sono stati molteplici: in primis la mala gestione dell’accoglienza, lo squilibrio di numero di profughi accolti per ogni città, ma soprattutto la mancanza totale di piani specifici e efficaci di convivenza.

Mi spiego meglio, chiunque arrivi in un Paese straniero per sentirsi accettato deve innanzitutto imparare le regole della buona convivenza, studiare e conoscere la lingua parlata e trovare un lavoro. 

In Italia, invece, il sistema che vedeva solo il lato umanitario e affaristico dell’immigrazione, ha trascurato le fondamenta per costruire una convivenza vera e una reale integrazione. 

 

Così si è arrivati ad avere migliaia di persone che bighellonavano per le città, senza nulla da fare e senza essere integrati, portandoli a delinquere per vivere e sopravvivere. Perché è fisiologico che se un individuo non è integrato nel Paese di arrivo diventa una pedina di racket e microcriminalità, realtà illegali che possono garantirgli la sopravvivenza. 

Da questo, con la conoscenza dei reali costi della gestione dell’immigrazione e gli effetti fortemente negativi sulla (non) sicurezza nelle città, i cittadini hanno iniziato a provare repulsione verso tutti quelli che venivano nel nostro Paese esclusivamente per delinquere e con grande disprezzo per i nostri usi, costumi e tradizioni.

 

Alcune forze politiche di centrodestra hanno colto subito questo forte malessere sociale, mentre altre come il Partito Democratico le hanno sottovalutate, dando la colpa, soprattutto per il problema della sicurezza, ad una errata percezione dei cittadini.

La Lega Nord ha costantemente incentrato le sue politiche proprio sul tema dell’immigrazione clandestina, sugli effetti sulla sicurezza e sui risvolti economici dell’accoglienza, specialmente le speculazioni sulla gestione dei profughi.

 

Perché Salvini piace ai giovani?

 

Penso che Salvini piaccia ai giovani perché parla la loro lingua: diretta, immediata, senza essere troppo politichese. Salvini ha affrontato il dialogo con i cittadini come se fosse uno di loro, indossando un abbigliamento casual, a volte quasi fuori luogo, con tanto di felpa campanilistica: Romagna, Milano, Amatrice, ecc. Lui è un milanese a Milano, un barese a Bari e un riccionese a Riccione. Soprattutto, la grande forza di Salvini è stata quella di scendere in piazza come un militante, di andare in tutte le città e usare i social con ironia e scherno verso la vecchia politica che oggi appare sempre più impolverata, ferma nel tempo.

 

I giovani, ma in generale gli italiani, in questo momento di grande crisi di valori ed economica, hanno bisogno di una guida forte e Salvini ha scelto di essere il capitano di una squadra, che non è altro che il popolo. Io sono giovane e sono convinta che una forza politica non deve solo denunciare i problemi, ma proporre soluzioni per risolverli. In questo senso, penso che la Lega di Salvini soffra ancora di una certa immaturità e forse di un’ eccessiva semplificazione delle criticità del nostro tempo. Per tale motivo, chi come me ama approfondire e avere una visione del Paese nel lungo periodo, non condivide totalmente l’approccio della Lega, seppur sostenga le sue battaglie, convinta che siano fondamentali affinché il centrodestra sia rappresentativo di una visione d’Italia migliore.

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