Lo smart working ha rotto tante coppie

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In Italia ogni giorno ci sono oltre 250 coppie che si separano o divorziano, sabato e domenica inclusi. Uno studio presentato da Euromonitor International riporta che entro il 2030 le separazioni nel mondo aumenteranno del 78,5%, un vero record. Elena Lenzini appartiene ad una nuova generazioni di avvocati che affronta il diritto di famiglia in modo innovativo, considerando la separazione giudiziale non un business da inseguire ma l’extrema ratio, come nell’ottica del legislatore. Dopo Paolo Crepet, con il quale ha dialogato – in diretta social – già due volte, tocca a Massimo Recalcati, psicoanalista, dal 2013 membro analista di “Espace Analytique”, attualmente è supervisore clinico presso la “Residenza Gruber” di Bologna, specializzata nel trattamento di DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare) gravi, dal 2020, insegna “Psicoanalisi, estetica e comunicazione” presso la IULM di Milano, i suoi studi e le sue riflessioni appaiono su numerose riviste specializzate e non solo e nel 2017 ha promosso a Milano, dove vive, la “Scuola di partito Pier Paolo Pasolini” per il Partito Democratico.

In vista della diretta di mercoledì 13 gennaio sulla pagina Facebook dello studio legale Lenzini Avvocati Pavullo (qui) che sarà trasmessa anche sul canale YouTube di Fondazione Ora! (qui) incontriamo l’avvocato Lenzini per parlare di separazioni, amore e del rapporto tra legge e psicologia.

Il periodo di emergenza per contenere la diffusione del virus Covid-19 ha messo a dura prova molte coppie. Dal suo osservatorio ha visto un aumento di richieste di separazioni?

«Decisamente sì. Il lockdown, per quanto riguarda le coppie, è stato certamente un momento difficile da affrontare. La convivenza forzata ha deteriorato tanti rapporti, spesso portando alla luce vecchi contrasti, mai superati. Nel primo periodo di pandemia, in Italia, vi è stato un aumento del 30% dei ricorsi presentati in Tribunale. Anche lo smart working non ha aiutato, provocando forti pressioni sulle coppie che si sono viste costrette a dover riprogrammare una quotidianità divisa tra impegni professionali, lavori di casa, cura dei figli. L’isolamento h 24 ha minato definitivamente gli equilibri già fragili, facendo esplodere tensioni latenti ed esasperando situazioni già critiche».

Il professor Recalcati, col quale dialogherà mercoledì, sostiene che l’amore implica il disarmo radicale di ogni forma di volontà. Dal punto di vista legale condivide questa affermazione?

«È vero. Non si sceglie di amare, né chi amare. Né si sceglie di essere amati, né da chi essere amati. La libertà insita nell’amore è ciò che più ci affascina e, nello stesso tempo, ciò che più ci dà insicurezza. L’amore non si può definire, men che meno dal punto di vista legale, dove per parlare di amore dobbiamo far riferimento al matrimonio, civile o concordatario, alle unioni di fatto, alle unioni civili. In ognuna di queste tre “realtà”, tuttavia, l’elemento della volontà è imprescindibile, perché è proprio la consapevolezza della coppia di volere vivere insieme e di condividere la vita insieme che porta la coppia stessa a sposarsi ovvero a convivere, con le differenti tutele che ovviamente ne conseguono». 

La conversazione di mercoledì ha come titolo “La separazione l’ultima stazione dell’amore”. Le coppie che scelgono di separarsi e arrivano nel suo ufficio sono coppie alla fine dell’amore o spesso ancora innamorate?

«Per l’avvocato la separazione è sempre l’ultima stazione dell’amore… ma, parlando con le persone che si rivolgono al mio studio – a volte assisto la coppia, altre volte, invece, solamente uno dei due coniugi –, comprendo come tanti dei sentimenti che li accompagnano, dolore rabbia, paura, risentimento, sensi di colpa, siano, in realtà, frutto di un legame che ancora esiste. Difficilmente le persone che si separano provano indifferenza nei confronti l’uno dell’altra».

L’abbiamo vista dialogare con Paolo Crepet, adesso con Massimo Recalcati. Nella sua professione, quanto è importante affiancarsi a figure quali psicologi e psichiatri per essere certi di svolgere al meglio il mandato che vi viene affidato? 

«A mio parere è fondamentale. Le persone che vivono il trauma della separazione, che, comunque avvenga, porta grandi stravolgimenti nella vita di entrambi (per non entrare nella sfera che inevitabilmente tocca i figli), avrebbero bisogno di essere aiutati a recuperare quella serenità che sola consentirebbe loro di affrontare anche gli aspetti puramente legali con maggiore razionalità. Se così fosse, credo che davvero la separazione giudiziale potrebbe arrivare ad essere quell’extrema ratio che, a rigore, sarebbe nell’ottica del legislatore».

Torniamo al tema delle separazioni. L’aumento del numero di “matrimoni falliti” lo imputa alla tendenza contemporanea al narcisismo, come dice Recalcati, oppure a problemi più gravi quali le violenze domestiche?

«Sicuramente lo imputo ad un insieme di fattori. È vero che le violenze domestiche, soprattutto durante il lockdown imposto dalla pandemia, sono sensibilmente aumentate, ma anche è vero che il matrimonio, oggi, è visto più come contratto sociale che come sacramento e che le donne, essendo più indipendenti e, dunque, più autosufficienti dal punto di vista economico, possono, oggi, decidere di separarsi in luogo di resistere in un matrimonio infelice. Oggi, come sostiene il filosofo Bauman, siamo di fronte ad una “società liquida”, dove esistono poche certezze, dove tutto muta velocemente e non vi è più la garanzia dell’ amore per sempre».