PERCHÉ VOTARE SI AL REFERENDUM

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di Enrico Casadei

Nelle giornate del 20 e 21 settembre gli italiani saranno chiamati ad esprimere il loro voto al referendum costituzionale per il taglio dei parlamentari passando dagli attuali 945 a 600. Si tratta di una fase decisiva per la storia di questo paese e non possiamo permettere all’Italia di perderla; un’occasione importante che lascerà indietro il passato e muoverà la nazione verso il futuro.

Il quesito che verrà presentato ai cittadini è semplicissimo. Volete approvare la riforma costituzionale e tagliare il numero dei parlamentari? Sì o no. Questo è il dilemma come direbbe Shakespeare. In realtà, il quesito è di facile risposta e non può trovare che una ed unica soluzione: Sì. Questa è la risposta necessaria per dire agli italiani che anche in questo paese le cose possono cambiare; che i parlamentari non sono intoccabili, che i parlamentari sono cittadini normali, e che è tempo anche per loro di fare qualche sacrificio. L’epidemia che quest’anno ha colpito l’Italia ed il mondo ha avuto un impatto senza precedenti sulle nostre vite. Il covid-19 ha lasciato un paese fragile, impaurito, più povero ed ha visto la chiusura di tantissime attività commerciali e per tanti lavoratori la perdita del posto di lavoro. Questo referendum può essere un modo da parte dei cittadini per dire a tutto il mondo che l’Italia è viva, che l’Italia è forte, che l’Italia non si arrende. Vediamo, infatti, di capire perché al referendum bisogna mettere una croce sul sì.

Prima di tutto, si tratta di una scelta giusta da un punto di vista dell’efficienza democratica. La riforma andrebbe a rendere più snello il Parlamento con gli eletti che si troverebbero maggiormente responsabilizzati verso i propri elettori. Siamo onesti, oggi con collegi più piccoli quale “rappresentanza” ha mai avuto il cittadino. Chi conosce il parlamentare che è stato eletto nel proprio collegio? Inoltre, molti altri paesi del mondo già oggi possiedono meno parlamentari in proporzione al numero di abitanti rispetto l’Italia. Tra questi solo per citarne alcuni Stati uniti, Russia, Cina, India, Giappone, Germania e Corea del Sud. Addirittura in quest’ultima i parlamentari sono solo 300. Mai si sono sentite lamentele in Corea riguardo al fatto di avere pochi parlamentari. Negli Stati Uniti, lo stato più potente al mondo, simbolo delle moderne democrazie, ci sono 535 parlamentari per una popolazione di trecento milioni di abitanti.

In secondo luogo, è necessario votare sì per il risparmio economico che se ne ricaverebbe. Alcune stime parlano di 100 milioni all’anno altre di 60 milioni circa. In ogni caso si tratta di una cifra nel suo complesso da non sottovalutare. Con questi soldi si potrebbe finanziare, ad esempio qualche progetto per i giovani meritevoli, i c.d. “cervelli in fuga”, facendo in modo che restino in Italia e che non siano costretti ad emigrare all’estero per trovare un lavoro adatto alle loro capacità. Infatti, nell’economia 4.0 il petrolio di un paese è il suo capitale umano.

Infine, ma non meno importante è il motivo politico. Qualora non dovesse vincere il sì la disaffezione di gran parte degli italiani per la politica non farebbe altro che crescere e generare un sentimento di “nausea” verso una classe politica che oramai da anni non rappresenta più l’elettore ma giochi di palazzo. La mia è una constatazione un dato di fatto. Basta girare per le piazze per capire che è giunto il momento di smettere di scherzare e di iniziare a fare sul serio. L’auspicio, poi ovviamente, è che nella prossima legislatura i partiti selezionino in modo più attento i propri candidati. È innegabile che nelle ultime elezioni sono andati in parlamento personaggi che non meritavano tale prestigioso incarico. La politica è un lavoro serio e non può essere lasciato in mano ad arrivisti che cercano solo il loro tornaconto personale.

Pertanto, per arrivare alle conclusioni, ritengo e penso di avere dimostrato ampiamente come la decisione da prendere al referendum sia quella del sì. Ad ogni modo, una volta finita la votazione, dovremo accettarne il risultato, e porre fine alle polemiche. Citando Dante, nel terzo canto dell’Inferno “non ragioniam di lor, ma guarda e passa”, ossia smettiamola con le ciance, con le discussioni, con i litigi e iniziamo a pensare come costruire insieme l’Italia del futuro, l’Italia della speranza, l’Italia che dice sì.