Prevenzione, diritto e dovere

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di Rossella Giulia Caci


Con il termine prevenzione indichiamo attività, azioni e interventi attuati con lo scopo principale di promuovere e tutelare lo stato di salute e evitare l’insorgenza di determinate patologie. In base alle finalità possiamo distinguere tre livelli di prevenzione:
Prevenzione primaria: agisce su un soggetto sano e si propone di evitare la comparsa di una malattia. Le attività di prevenzione primaria tendono a diminuire, allontanare e correggere fattori che potrebbero causare le malattie. L’obiettivo è il mantenimento di un benessere psico-fisico-sociale non solo dei singoli ma anche della società. Un esempio di prevenzione primaria sono i vaccini che, attraverso specifici interventi, prevengono una patologia infettiva. Allo stesso tempo però, i vaccini tendono a ridurre la possibilità che determinate malattie debellate in passato possano ripresentarsi (es. la tubercolosi) e permettono una sorta di protezione non solo per il singolo ma anche per la collettività.
Prevenzione secondaria: riguarda un livello successivo rispetto alla prevenzione primaria. Tale prevenzione viene effettuata su soggetti già affetti da malattie in uno stadio iniziale. Questo intervento preventivo si pone come obiettivo la limitazione della progressione della malattia o la limitazione delle conseguenze della patologia stessa. La prevenzione secondaria in soggetti affetti prevede di intervenire precocemente sul processo patologico ad esempio attraverso controlli medici periodici, come nel caso dell’ipertensione.
Prevenzione terziaria: ha il suo campo d’azione su tutti quei soggetti con patologie conclamate. Essa consiste nel meticoloso controllo clinico e terapeutico di malattie irreversibili o croniche. In tale categoria rientrano anche la gestione di deficit e delle disabilità funzionali conseguenti ad uno stato patologico o disfunzionale.

Affinché la prevenzione possa essere efficace, sono estremamente utili le campagne di educazione. L’educazione sanitaria è la disciplina che mira appunto ad informare correttamente e, soprattutto, a promuovere comportamenti utili a mantenere e potenziare lo stato di salute dei singoli e delle comunità, coinvolgendo i cittadini stessi. Secondo la Costituzione italiana art. 32 la tutela della salute costituisce un diritto dell’individuo ed un interesse della collettività; lo Stato deve garantire tale diritto e, nello stesso tempo, ogni cittadino deve concorrere alla protezione della salute altrui. Educare alla salute significa pertanto rendere l’individuo consapevole dei diritti e dei doveri che provengono dalla Costituzione. Inoltre significa rendere consapevoli che la propria integrità psichica e fisica può essere turbata dall’ambiente, dalla società, ma soprattutto dai propri comportamenti. In questo senso, qualsiasi intervento di educazione sanitaria deve avere come obiettivo il cambiamento in senso positivo dei comportamenti dei cittadini (cessazione/riduzione del fumo, stile di guida più sicuro, abitudini alimentari corrette). È anche di grande rilevanza il fatto che i risultati dell’intervento siano in qualche modo misurabili e riproducibili, cioè che il guadagno in termini di salute sia oggettivamente quantificabile e che l’intervento possa essere replicato in situazioni analoghe, così da estendere i risultati positivi al più ampio numero di soggetti possibile. Inoltre, risulta essenziale creare fra i cittadini e le diverse realtà dell’assistenza sociale e sanitaria un rapporto di fiducia e di scambio di esperienze e informazioni, che non si deve limitare al momento della malattia. Per questo l’educazione sanitaria non deve essere sviluppata solo a livello universitario o specialistico, ma deve costituire uno strumento di costruzione della personalità del cittadino fin dalla formazione prescolastica e scolastica. Ecco perché serve individuare nel minor tempo possibile i fattori di rischio, e rimuoverli, per individuare cure e percorsi assistenziali e riabilitativi adatti. La conoscenza dei fattori di rischio principali, associati allo sviluppo di una malattia, può limitare notevolmente l’insorgenza di una malattia. La ricerca scientifica può supportarci adeguatamente. Essa riesce a fornire informazioni sempre più dettagliate sulle malattie e le loro cause. In questo modo, la sempre maggiore conoscenza permette di far fronte, in modo sempre più efficace, alla patologie, permettendo l’individuazione dei comportamenti preventivi.